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21 décembre 2006 4 21 /12 /décembre /2006 12:36

 

MANIFESTO/ANTIMANIFESTO CYBERDADA N.2¤

Intestimoniabile/Interminabile/Insoppo
rtabile

...Eutopia...

di una Extrême Jonction*

 

"La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che giustamente perché priva di ogni legame di schiavitù essa é il sapere più nobile"(Aristotele)

"Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono" (Hegel)

"L’ora del crimine non rintocca nello stesso momento per tutti i ,popoli. Cosi’ si spiega la permanenza della storia." (Cioran)

"La poesia deve essere fatta da tutti, non da uno solo" (Lautréamont)


 

 

 

 

Sperimentare l’accesso all’inaccessibile...

Ri-generarando il transfinito a partire dal finito

Pensando per concetti come il filosofo, per funzioni come lo scienziato, e ancora, e al di là... per sensazioni, affetti, flussi, come l’artista, il poeta...

Per sol-levarsi verso la ri-voluzione evoluzione...

In questa zona fiammeggiante dell’in-decifrabile...incessante/mente..." trans/formare l'"l’in/form/azione...

E, come una rete senza giunture, evolvere, non in uno spazio che contiene la cosa...ma con uno spazio formato intimamente dalla cosa in sé. Essendone il movimento.

Una singolarità che implica il "comune" di un pensiero analogico-sintetico.

Uno s-correre che le frontiere e i vecchi codici di appartenenza del pensiero logico-analitico non potranno arginare.

Queste traiettorie di forme metamorfiche, profondamente coscienti dei pregiudizi culturali, rendendo progressivamente inutilizzabili le strutture, ormai obsolete, che pretendono poter descrivere i meccanismi operazionali del mondo, stimolano intensamente lo sforzo creativo, e suggeriscono... sottili e inafferrabili...av/venture di esseri pre/liminari...

Che osano ergersi contro tutte le evidenze del giorno...

Su una via ‘apofatica ‘che produce il proprio antidoto liberatore alle costrizioni delle pareti positiviste, opache e insormontabili, della visione ordinaria delle cose...

 

Nel dicembre 2001, cento scienziati contemporanei, Premi Nobel hanno partecipato al "Peace Prize Centennial Symposium" e hanno fatto una dichiarazione. "Il pericolo più profondo per la pace nel mondo nei prossimi anni", hanno detto, "non deriverà da atti irrazionali di stati o di individui ma dalle domande legittime degli spodestati del mondo ... se allora permettessimo alla potenza devastante delle armi di espandersi attraverso questo paesaggio umano infiammabile, noi provocheremmo una con/flagrazione che potrebbe travolgere (inghiottire) sia "ricchi che poveri". Gli scienziati hanno concluso; "Per sopravvivere nel mondo che noi abbiamo trasformato, dobbiamo imparare a pensare in un modo nuovo." (Laszlo E., Oltre la crisi. )

 

Irrimpiazzabile allora il gesto evolutivo di fusionare i diritti umani: l’"Habeas corpus" al riconoscimento e alla protezione della coscienza individuale in tutte le sue forme: l’"Habeas animam".

Precisamente tentati da questa necessità, assistiti dall’Angelo del "retournement" e scortati dall’originaria intuizione di un orizzonte cosmologico da conquistare-assolutamente-il nostro gruppo* si é attribuito, come problema poietico, l’opera esistenziale di abbracciare, nello spazio del proprio destino singolare e comune, la pratica- dell’"extrême jonction"...

...Fra...la cura del sé e il distacco da sé; fra una filosofia della coscienza e una filosofia della creazione; fra l’individuale e il collettivo; fra la rivolta e la rivoluzione; fra la soggettivazione e la desoggettivazione; fra il sociale e il politico; fra un principio individuale e personale e un principio impersonale, non individuale; fra la fatalità di chiusura e di smarrimento e un altrove virtualmente paradisiaco; fra un virtuale e un attuale; fra il singolare e l’universale...fra il diritto e il rovescio; fra l’interiore e l’esteriore; fra l’animus e l’anima; fra la solitudine e la ri-unione; fra il silenzio e il linguaggio; fra l’aperto... e il fuori..fra l’intuizione e il concetto.

Fra il nastro di Möbius e il labirinto...

Ancora e infine, fra comprensione analogico/sintetica e giudizio logico/analitico...

Verso... una riflessione a spirale che, inesauribile, s’e/leva su se stessa; si spinge in un lontano propizio; turba e de/compone le evidenze fino a sfiorare lo spirito profondo ... della complessità...

Attraverso un dialogo esteso, un’intenzione in tensione, una impensabilità ininterrotta...

Nella speranza di una parola di emergenza,di ef-fusione, d’imprevisto...
Una parola poetica che s-copre, cercando...

Per non abdicare, pensiero dopo pensiero...

Allora, dalla pagina scritta alla ri-unione del collettivo, dalla manifest/azione all’atelier, continuare ad interrogarsi camminando.... Senza rassegnarsi ad accettare l’ambivalenza ineludibile delle cose... ma pittusto esercitarsi a "jonction(s)" - senza sottrazioni- per approdare a sinfonie che guidano all’intro-comunicazione, l’intro-azione,l’intro-connessione degli extrême(s)...

Inquisire, sondare, indagare -infaticabili- in im/prese r/esistenti... Alle separazioni, agli antagonismi, alle frammentazioni, che, testardamente e con uno sguardo che non fa che interrogare un esteriore, ancora persistono a manovrare le relazioni complesse fra scienza, cultura, società. Imbavagliate da interdetti psicologici e limitate in artifizi arbitrari.

 

Audace scommessa del discorso poetico...creatore di spazi, sentinella della realtà nascosta...

...Qualcosa che va al dilà di tutte le considerazioni dell’"arte per l’arte" o dell’"arte per la bellezza", qualcosa che include e riconcilia, ancora una volta, le due tendenze e la loro opposizione. Una dilat/azione che pres-agisce senza tregua altre presenze, altri ir-realizzati più arcani o intimi, un di-venire che é alla ricerca di un’anima dietro le cose e gli esseri, lo spirito e i suoi poteri, e che potrebbe essere il luogo inesauribile di un’arte ancora più emblematica, penetrante... Un’apercezione comune in continuo scambio. Estetica, spirituale, sociale...Il compito d’ognuno, l’attività pro-duttiva - poietica- per eccellenza... L’impegno più alto quando é autentico...

In un campo d’inf/orm/azioni attive, finemente e finalmente intrecciate. In cui delle singolarità si manifestano perché cio’ crea il senso che le costituisce individualmente e collettivamente. Aprendo il campo del pensiero al di là della società del lavoro e della produzione, rinforzando la disposizione al dono "dovuto" e alla gratuità, verso una economia al servizio della cultura e della realizzazione del sé...

Degli esseri, Pre-liminari, in questa preistoria di società a venire... Che sfidano la logica e aprono la strada al pensiero analogico... Coscienti che il dovere fondamentale dell’umano sia quello di agire perché ognuno, senza eccezione, possa vivere la propria unicità, nel pieno sviluppo della Conoscenza...

Conciliando la realizzazione della propria auto-creazione con quella degli altri...

Un sapere della molteplicità e della possibilità inaudita, della metamorfosi, di un infinitamente aperto, da sempre iscritto nel nostro stesso corpo, e nel quale finalmente trovare dimora ...

Trasmettitori-ricevitori-trasformatori, che non hanno fatto compromessi con la storia, con la sua idea d’ordine e di disordine, di separazione e di segregazione; chiamati a s-velare le caratteristiche più segrete dell’essere... A costruire, piuttosto mettendo in comune...

Restando desti - ad ogni istante- al pensare, al sentire; al di là della soglia delle accumulazioni e dei condizionamenti...

Non per ottenere , bensi’ per ri-scoprire e ri-conoscere...

Un lontano talmente vicino... Se soltanto si riuscisse a com-prenderlo... Congedando il non talmente inconsapevole modello dualista e lineare...

Alcuni affermano:" Il pensiero non puo’ essere rivoluzionario che a condizione che gli attori delle lotte possano appropriarsene"... Pur condividendo tale affermazione, aggiungeremmo che, per essere veramente rivoluzionario, più ci "si sollecita" perché un linguaggio divenga maggiormente polisemico, quasi poetico, più si avrà la possibilità di avvicinarsi alla com-prensione della complessità che noi stessi -poveri, militanti, artisti- siamo. Constatando cosi’ il potere che puo’ avere l’in/form/azione di trionfare di fronte alla forza pura e riportare l’autorità del sapere, giustamente, alla condizione poetica di ogni trasmissione di parola.

Poiché, come afferma Jacques Rancière:"Non esiste ignorante che non conosca una moltitudine di cose, ed é proprio su questo sapere, su questa capacità in atto che ogni insegnamento deve fondarsi. Istruire puo’ dunque significare due cose esattamente opposte: confermare una incapacità nell’atto stesso che pretende ridurla, o al contrario, forzare una capacità che s’ignora o si nega, a ri-conoscersi e a sviluppare tutte le conseguenze di questo riconoscimento. Il primo atto si chiama abbrutimento, il secondo emancipazione.(...) L’istruzione é come la libertà; essa non si dona, si prende."

Perché...al terribile interrogativo impossibile da concettualizzare e che vive, impotente e felice, nei silenzi della solitudine delle nostre profondità si potrà cercare di dare un eco solo cercando di dargli una voce...

Al di là della soglia sorvegliata della colpa e della vergogna...dell’integrazione in un mercato, del profitto di un guadagno o di un riconoscimento sociale.

Anche un graffiti su un muro o sulla porta delle latrine, una frase su un cartello sbandierato da "una singolarità plurale e qualsiasi", elettrone libero , sciolto da appartenenze troppo manifeste in un corteo, ci aiutano a riflettere e a volte, squarciando nuovi orizzonti, forse evidenti, ma fino a quel momento restati "in bianco", semplici rumori parassiti... ci proiettano verso una conoscenza democratica... Inerente alla natura e ad ogni elemento che la costituisce.
Una conoscenza che non sia una possibilità in più, né una scelta, ma una funzione di vivere, essenziale come quella della respirazione, e che cerca la vera libertà in una liberazione di fronte alla legge.
Che possa integrare le saggezze analogiche antiche e la comprensione scientifica moderna, verso una realizzazione dell’essere profondamente connesso al Tutto.

Dove "il qui e l’ora" fusionano con "altri" luoghi e "altri" tempi...

Come l’unità olografica che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema nel quale é inclusa.

 

Percio’, in un universo di mediazione nel quale ognuno serve parzialmente di mezzo agli altri,"per ridurre l’eterogeneità, a un livello superiore" (Deleuze), raccontarsi ed indovinarsi gli uni agli altri, senza considerarsi a parte.
Con "il sentimento aristocratico dell’uguaglianza con tutto cio’ che vive", comme diceva Pasternak.

Per ri-donare alla politica la dimensione di un’arte, di una gnosi, e perché no di una liber/azione... Agendo in una realtà illuminata dal presagio del proprio divenire...

Con una coscienza di sé che é nello stesso tempo la coscienza dell’esistenza stessa...

E che veglia, per il momento, nei margini e nell’urgenza...
Dalla luce incoerente alla luce coerente...

 

...Quando l’eccezione era la regola...una regola non convenzionale...

(Niente a vedere, chiaramente, con lo "stato d’eccezione", nel quale vive attualmente la maggioranza delle società occidentali e non...)

 

Interagire, introagire in uno "spazio di Hilbert", come direbbero alcuni fisici.

D’altronde, l’universo suggerisce di più l’idea di un imposante pensiero che di uno schiacciante dispositivo...

Una unità globale organizzata da intro/relazioni tra elementi, azioni, individui... in un’evoluzione che aumenta ad ogni istante la materia psichica dell’uomo.

 

E allora, se l’evoluzione é un’ evoluzione che aumenta la materia psichica dell’essere umano, come affermano alcuni filosofi; e se esiste un’analogia fra il sistema psichico e il sistema quantico, come asseriscono altri fisici, nello stesso modo la materia psichica é materia quantica. Materia che diviene spirito; alchimia misteriosa di cio’ che é, non é , e diviene...
Il sacro dunque, al quale migliaia d’anni di storia vociante-deformante hanno sottratto,  inconsiderata/mente, intuizioni, conoscenze, pre-sentimenti originari e diversi. Profanando e istituzionalizzando, falsando e incurvando... Fino a trasformare lo spirituale nello strumento infetto e pervertito della schiavitù delle coscienze.

L’intendimento lucido della mistificazione immemoriale di questo primordiale da parte di alcune fra queste...non basta a liberarle dalla logica suprema sottostante all’impostura, quella di un dualismo solido e radicato, responsabile per di più dell’astuzia ultima cartesiana che ha offerto su un piatto d’argento ad una scienza e ad una politica "senza anima", senza grazia, senza disinteressamento... una conoscenza e una visione del mondo meccanica/meccanizzata e cieca all’estrema povertà e agli abusi dell’umano sull’umano... Che esclude dalla vita cio’ che si é vissuto e della comprensione cio’ che si é compreso.

Non é dunque un caso che il nostro ultimo manifesto/anti/manifesto insista a giocare con dada, nell’implicazione congiunta dell’opposizione viva all’assurdità assassina (mortifera) della politica contemporanea e l’espressione artistica dispiegata su piani inusitati. In una visione anarchica pura dell’esistente, che impedisce ogni possibilità di una politica concepita come potere di uno solo su molti o di molti su molti... In una volontà di ri-tornare ad un affetto primordiale, attraverso il più grande atto di creazione , quello della ri-costruzione di se’ tessi e degli altri come esseri finalmente liberi... Attraverso una pratica di ri-creazione inevitabilmente legata all’in/ter/venzione ri-e-voluzionaria nel quotidiano...

 

In cerca di esplosioni spirituali, - i non stolti vagano- ( Lacan), Extrême Jonction vagabonda allora, come i pianeti , da un’offerta politica, culturale, artistica, sociale ... all’altra; nessun partito, nessun gruppo, nessuna corrente, nessuna "mouvance" potendo veramente soddisfarlo, con il loro caratttere di inassegnazione al discorso, gregario e non sintropico...

Per il motivo che il pericolo, in arte come in politica - ergo, nella vita- é giustamente quello di lasciarsi inghiottire nella logica di un gesto di potere che coglie se tesso in termini di appropriazione e di espropriazione, anche quando si segue un percorso che si vuole alternativo....

Cosi’ cio’ che potrebbe soprav-venire non sono che parole, come direbbe Beckett, delle parole che cercano di instaurare una relazione nuova con le cose, fondata sulla ri-scrittura dell’irr-realizzato e preservata dagli artigli dell’"utile"...

Meravigliarsi dei "segni", nel dono rivelatore di rap-presentazioni incessante/mente in corso di rimotivazione, di corrispondenze peregrine, scavate nelle parole ... Per assumere e sop-portare, poeticamente e politicamente... questa domanda, debito, irrequietezza, mancanza, che da sempre , é" nel sé" di colui che parla per poesia... Lucido di essere ... conoscenza... ancora nei limbi...

Dunque, di fronte a un capitalismo in/formativo che ci lascia credere ad una libertà come necessità di scegliere, -cioé di rinunciare- portare al linguaggio cio’ di cui ci priva di presenza e di vita; rimontare dall’affetto alla parola, trasmettendo il vissuto, il mistero e l’emozione che la precedono... e che la rendono possibile...questa parola...
Dal momento che l’insieme dei mezzi d’espressione cooperano alla costruzione del mondo, non semplicemente alla sua interpretazione...

Per noi, é questa l’arte, la poesia, la poietica, la politica...; la molteplicità delle possibilità della rivelazione/ri-evoluzione attraverso la vocazione evocativa e sovversiva della parola. Il suo oltraggio, il suo oltrepassare l’ordine costituito dei significati... Il suo essere affidato a qualcosa che continuamente si rifiuta... L’inosservabile...l’inapparente...l’impercettibile...

 

E, "n’y renoncer, sous aucun prétexte"...


 

 

¤ Il primo manifesto/antimanifesto "Cyberethnodada" é stato presentato nel 1996 alla Galleria Comunale di Créteil (Paris), e segnalato sulla stampa italiana (Il Mattino, Corriere della sera...), francese (Radio Nova, Radio Aligre, Nova Magazine, Le Républicain, Art Presse, Officiel des arts...), americana ( Night, New York Art...)



*Dal '77, tra Gutenberg e McLuhan, il gruppo Extrême Jonction, o i Caosonauti dell'inespresso,
formato da Ermanno Angelo Senatore (pittore/ poeta/ performer/ "chercheur" interdisciplinare) et Eva Rachele Grassi ( filosofo /poeta),
sulle tracce di Leonardo Da Vinci, padre dell'interdisciplinare,
e sui passi delle avanguardie (dada, futuristi, situazionisti, cobra, azionisti, fluxus...)
e attraversando, re-interpretandola, l'estetica relazionale,
naviga ininterrotta/mente, secondo le vicissitudini individuali e comuni,
tra l'équipe inter-media d'artisi ricercatori- votata al "partage du sensible"-
e l'individuazione psichica collettiva e sociale.
Operando per un futuro possible dell'"eutopia", in questo Medio Evo tecnologico di passaggio.
Persistendo a consacrarsi all'alchimia delle parole, delle forme, dei colori, dei suoni, delle "azioni"...
Contribuendo a preparare gli elementi che , presto, permetteranno di investire l'avvenire.
TUTTI insieme...
Nell'"extrême jonction" delle differenti sensibilità...
con la "jonction immédiate" di tutte le categorie di r/esistenti; artistiche, culturali, politiche, sociali...
Una "grande alleanza" delle ecosofie sociali ; per ri-flettere ad un'altra "boîte à outils",
per strutturare (di-strutturando) un'arte, una cultura dei divenire ri(e)voluzionari...
Provando innanzitutto la propria presenza al presente...



 

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