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1 octobre 2017 7 01 /10 /octobre /2017 18:03

PER UN PROGETTO DELL'ALTROVE

Manifesto Antimanifesto Cyberdada N.1

Eva Rachele Grassi Parigi 1996

Il sapere cambia segno, sposta continuamente le frontiere dello stupore Malgrado lo smarrimento...

E l'oscurità comincia a farsi trasparente, per raggiungere gli estremi confini della materia.

Smascherare il tempo, rischiare tutte le metamorfosi, parlare il linguaggio delle ri-nascite, nell'attesa dell'a-venire illimitato.

Vedette... sul limitare

Inesauribili bagliori fiammeggianti.

 Senza tregua.....elevarsi all'isola bianca..con voce nuda...

 Secondo le coincidenze stesse. Associati agli angeli.

In un ritorno all'età dell' oro, ri-conoscere gli Arcani, e questa Luce...

Nella nostalgia invadente di una brutalità divina: un combattimento d'anime... bruciante anticipazione...sulla porta ...quasi aperta.

Operare ...per pagare il riscatto al passato.

Scoprire nelle vestigia e nelle rovine le vie molteplici dell'altrove.
Proiettarsi verso "altre" concezioni spostando continuamente i limiti della propria conoscenza.

Insinuare nuove realtà attraverso corrispondenze, dove fino al più infimo iota tutto corrisponde...

Misteriosi incroci di ley-lines di nomadi psichici in universi paralleli.

Post-modern_Post-modem

Im-possibile-probabile

 

Pubbicato in inglese sulla Rivista new-yorkaise "Night"

POUR UN PROJET DE L'AILLEURS

Manifeste Antimanifeste Cyberdada N.1

par Eva Rachele Grassi Paris 1996

Le savoir change de signe, déplace continuellement les frontières de l'étonnement.

Malgré le désarroi...

Et l'obscurité commence à se faire transparente, pour atteindre les ultimes confins de la matière.

Démasquer le temps, risquer toutes les métamorphoses, parler le langage des ré-naissances, dans l'attente de l'a-venir illimité.

Guetteurs, au bord, inépuisables rayons étincelants, à tout jamais...

La voix nue des eaux d'âmes, l'écharpe d'Iris, s'élever à l'île blanche.

D'après les coïncidences mêmes, consociés aux anges.

Dans un retour à l'âge d'or, ré-connaître les Arcanes, et Cette Lumière, allumée dans la nature et dans les cœurs, dès le Commencement.

Nostalgie envahissante d'une brutalité divine : combat d'âmes, avant-goût brûlant, sur la porte presque ouverte.

Œuvrant pour payer la rançon au passé, découvrant dans les vestiges et les ruines, les voies multiples de l'ailleurs, se projetant vers des "autres" conceptions, déplaçant continuellement les limites de sa propre connaissance.

Insinuer des nouvelles réalités par des correspondances, où jusqu'au moindre iota tout correspond...

Mystérieux carrefours de ley-lines de nomades psychiques dans des univers parallèles.

 

Post-modern_Post-modem

 

Impossible-Probable

 

Publié en anglais sur la Revue new-yorkaise "Night"

 

MANIFESTO/ANTIMANIFESTO CYBERDADA N.2¤
Intestimoniabile/Interminabile/Insopportabile ...Eutopia... di una Extrême Jonction*

Eva Rachele Grassi Parigi 2005

 

"La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che giustamente perché priva di ogni legame di schiavitù essa é il sapere più nobile"(Aristotele)

"Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono" (Hegel)

"L’ora del crimine non rintocca nello stesso momento per tutti i ,popoli. Cosi’ si spiega la permanenza della storia." (Cioran)

"La poesia deve essere fatta da tutti, non da uno solo" (Lautréamont)

 

Sperimentare l’accesso all’inaccessibile...

Ri-generarando il transfinito a partire dal finito

Pensando per concetti come il filosofo, per funzioni come lo scienziato, e ancora, e al di là... per sensazioni, affetti, flussi, come l’artista, il poeta...

Per sol-levarsi verso la ri-voluzione evoluzione...

In questa zona fiammeggiante dell’in decifrabile...incessante/mente..." trans/formare l'"l’in/form/azione...

E, come una rete senza giunture, evolvere, non in uno spazio che contiene la cosa...ma con uno spazio formato intimamente dalla cosa in sé. Essendone il movimento.

Una singolarità che implica il "comune" di un pensiero analogico-sintetico.

Uno s-correre che le frontiere e i vecchi codici di appartenenza del pensiero logico-analitico non potranno arginare.

Queste traiettorie di forme metamorfiche, profondamente coscienti dei pregiudizi culturali, rendendo progressivamente inutilizzabili le strutture, ormai obsolete, che pretendono poter descrivere i meccanismi operazionali del mondo, stimolano intensamente lo sforzo creativo, e suggeriscono... sottili e inafferrabili...av/venture di esseri pre/liminari...

Che osano ergersi contro tutte le evidenze del giorno...

Su una via ‘apofatica ‘che produce il proprio antidoto liberatore alle costrizioni delle pareti positiviste, opache e insormontabili, della visione ordinaria delle cose...

Nel dicembre 2001, cento scienziati contemporanei, Premi Nobel hanno partecipato al "Peace Prize Centennial Symposium" e hanno fatto una dichiarazione. "Il pericolo più profondo per la pace nel mondo nei prossimi anni", hanno detto, "non deriverà da atti irrazionali di stati o di individui ma dalle domande legittime degli spodestati del mondo ... se allora permettessimo alla potenza devastante delle armi di espandersi attraverso questo paesaggio umano infiammabile, noi provocheremmo una con/flagrazione che potrebbe travolgere (inghiottire) sia "ricchi che poveri". Gli scienziati hanno concluso; "Per sopravvivere nel mondo che noi abbiamo trasformato, dobbiamo imparare a pensare in un modo nuovo." (Laszlo E., Oltre la crisi. )

Irrimpiazzabile allora il gesto evolutivo di fusionare i diritti umani: l’"Habeas corpus" al riconoscimento e alla protezione della coscienza individuale in tutte le sue forme: l’"Habeas animam".

Precisamente tentati da questa necessità, assistiti dall’Angelo del "retournement" e scortati dall’originaria intuizione di un orizzonte cosmologico da conquistare-assolutamente-il nostro gruppo* si é attribuito, come problema poietico, l’opera esistenziale di abbracciare, nello spazio del proprio destino singolare e comune, la pratica- dell’"extrême jonction"...

...Fra...la cura del sé e il distacco da sé; fra una filosofia della coscienza e una filosofia della creazione; fra l’individuale e il collettivo; fra la rivolta e la rivoluzione; fra la soggettivazione e la desoggettivazione; fra il sociale e il politico; fra un principio individuale e personale e un principio impersonale, non individuale; fra la fatalità di chiusura e di smarrimento e un altrove virtualmente paradisiaco; fra un virtuale e un attuale; fra il singolare e l’universale...fra il diritto e il rovescio; fra l’interiore e l’esteriore; fra l’animus e l’anima; fra la solitudine e la ri-unione; fra il silenzio e il linguaggio; fra l’aperto... e il fuori..fra l’intuizione e il concetto.

Fra il nastro di Möbius e il labirinto...

Ancora e infine, fra comprensione analogico/sintetica e giudizio logico/analitico...

Verso... una riflessione a spirale che, inesauribile, s’e/leva su se stessa; si spinge in un lontano propizio; turba e de/compone le evidenze fino a sfiorare lo spirito profondo ... della complessità...

Attraverso un dialogo esteso, un’intenzione in tensione, una impensabilità ininterrotta...

Nella speranza di una parola di emergenza, di ef-fusione, d’imprevisto...
Una parola poetica che s-copre, cercando...

Per non abdicare, pensiero dopo pensiero...

Allora, dalla pagina scritta alla ri-unione del collettivo, dalla manifest/azione all’atelier, continuare ad interrogarsi camminando.... Senza rassegnarsi ad accettare l’ambivalenza ineludibile delle cose... ma pittusto esercitarsi a "jonction(s)" - senza sottrazioni- per approdare a sinfonie che guidano all’intro-comunicazione, l’intro-azione,l’intro-connessione degli extrême(s)...

Inquisire, sondare, indagare -infaticabili- in im/prese r/esistenti... Alle separazioni, agli antagonismi, alle frammentazioni, che, testardamente e con uno sguardo che non fa che interrogare un esteriore, ancora persistono a manovrare le relazioni complesse fra scienza, cultura, società. Imbavagliate da interdetti psicologici e limitate in artifizi arbitrari.

Audace scommessa del discorso poetico...creatore di spazi, sentinella della realtà nascosta...

...Qualcosa che va al dilà di tutte le considerazioni dell’"arte per l’arte" o dell’"arte per la bellezza", qualcosa che include e riconcilia, ancora una volta, le due tendenze e la loro opposizione. Una dilat/azione che pres-agisce senza tregua altre presenze, altri ir-realizzati più arcani o intimi, un di-venire che é alla ricerca di un’anima dietro le cose e gli esseri, lo spirito e i suoi poteri, e che potrebbe essere il luogo inesauribile di un’arte ancora più emblematica, penetrante... Un’apercezione comune in continuo scambio. Estetica, spirituale, sociale...Il compito d’ognuno, l’attività pro-duttiva - poietica- per eccellenza... L’impegno più alto quando é autentico...

In un campo d’inf/orm/azioni attive, finemente e finalmente intrecciate. In cui delle singolarità si manifestano perché cio’ crea il senso che le costituisce individualmente e collettivamente. Aprendo il campo del pensiero al di là della società del lavoro e della produzione, rinforzando la disposizione al dono "dovuto" e alla gratuità, verso una economia al servizio della cultura e della realizzazione del sé...

Degli esseri, Pre-liminari, in questa preistoria di società a venire... Che sfidano la logica e aprono la strada al pensiero analogico... Coscienti che il dovere fondamentale dell’umano sia quello di agire perché ognuno, senza eccezione, possa vivere la propria unicità, nel pieno sviluppo della Conoscenza...

Conciliando la realizzazione della propria auto-creazione con quella degli altri...

Un sapere della molteplicità e della possibilità inaudita, della metamorfosi, di un infinitamente aperto, da sempre iscritto nel nostro stesso corpo, e nel quale finalmente trovare dimora ...

Trasmettitori-ricevitori-trasformatori, che non hanno fatto compromessi con la storia, con la sua idea d’ordine e di disordine, di separazione e di segregazione; chiamati a s-velare le caratteristiche più segrete dell’essere... A costruire, piuttosto mettendo in comune...

Restando desti - ad ogni istante- al pensare, al sentire; al di là della soglia delle accumulazioni e dei condizionamenti...

Non per ottenere , bensi’ per ri-scoprire e ri-conoscere...

Un lontano talmente vicino... Se soltanto si riuscisse a com-prenderlo... Congedando il non talmente inconsapevole modello dualista e lineare...

Alcuni affermano:" Il pensiero non puo’ essere rivoluzionario che a condizione che gli attori delle lotte possano appropriarsene"... Pur condividendo tale affermazione, aggiungeremmo che, per essere veramente rivoluzionario, più ci "si sollecita" perché un linguaggio divenga maggiormente polisemico, quasi poetico, più si avrà la possibilità di avvicinarsi alla com-prensione della complessità che noi stessi -poveri, militanti, artisti- siamo.

Constatando cosi’ il potere che puo’ avere l’in/form/azione di trionfare di fronte alla forza pura e riportare l’autorità del sapere, giustamente, alla condizione poetica di ogni trasmissione di parola.

Poiché, come afferma Jacques Rancière:"Non esiste ignorante che non conosca una moltitudine di cose, ed é proprio su questo sapere, su questa capacità in atto che ogni insegnamento deve fondarsi. Istruire puo’ dunque significare due cose esattamente opposte: confermare una incapacità nell’atto stesso che pretende ridurla, o al contrario, forzare una capacità che s’ignora o si nega, a ri-conoscersi e a sviluppare tutte le conseguenze di questo riconoscimento.

Il primo atto si chiama abbrutimento, il secondo emancipazione.(...) L’istruzione é come la libertà; essa non si dona, si prende."

Perché...al terribile interrogativo impossibile da concettualizzare e che vive, impotente e felice, nei silenzi della solitudine delle nostre profondità si potrà cercare di dare un eco solo cercando di dargli una voce...

Al di là della soglia sorvegliata della colpa e della vergogna...dell’integrazione in un mercato, del profitto di un guadagno o di un riconoscimento sociale.

Anche un graffiti su un muro o sulla porta delle latrine, una frase su un cartello sbandierato da "una singolarità plurale e qualsiasi", elettrone libero , sciolto da appartenenze troppo manifeste in un corteo, ci aiutano a riflettere e a volte, squarciando nuovi orizzonti, forse evidenti, ma fino a quel momento restati "in bianco", semplici rumori parassiti... ci proiettano verso una conoscenza democratica... Inerente alla natura e ad ogni elemento che la costituisce.
Una conoscenza che non sia una possibilità in più, né una scelta, ma una funzione di vivere, essenziale come  
quella della respirazione, e che cerca la vera libertà in una liberazione di fronte alla legge.
Che possa integrare le saggezze analogiche antiche e la comprensione scientifica moderna, verso una realizzazione dell’essere profondamente connesso al Tutto.

Dove "il qui e l’ora" fusionano con "altri" luoghi e "altri" tempi...

Come l’unità olografica che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema nel quale é inclusa.

Percio’, in un universo di mediazione nel quale ognuno serve parzialmente di mezzo agli altri,"per ridurre l’eterogeneità, a un livello superiore" (Deleuze), raccontarsi ed indovinarsi gli uni agli altri, senza considerarsi a parte.
Con "il sentimento aristocratico dell’uguaglianza con tutto cio’ che vive", comme diceva Pasternak.

Per ri-donare alla politica la dimensione di un’arte, di una gnosi, e perché no di una liber/azione... Agendo in una realtà illuminata dal presagio del proprio divenire...

Con una coscienza di sé che é nello stesso tempo la coscienza dell’esistenza stessa...

E che veglia, per il momento, nei margini e nell’urgenza...

Dalla luce incoerente alla luce coerente...

...Quando l’eccezione era la regola...una regola non convenzionale...

(Niente a vedere, chiaramente, con lo "stato d’eccezione", nel quale vive attualmente la maggioranza delle società occidentali e non...)

Interagire, introagire in uno "spazio di Hilbert", come direbbero alcuni fisici.

D’altronde, l’universo suggerisce di più l’idea di un imposante pensiero che di uno schiacciante dispositivo...

Una unità globale organizzata da intro/relazioni tra elementi, azioni, individui... in un’evoluzione che aumenta ad ogni istante la materia psichica dell’uomo.

E allora, se l’evoluzione é un’ evoluzione che aumenta la materia psichica dell’essere umano, come affermano alcuni filosofi; e se esiste un’analogia fra il sistema psichico e il sistema quantico, come asseriscono altri fisici, nello stesso modo la materia psichica é materia quantica. Materia che diviene spirito; alchimia misteriosa di cio’ che é, non é , e diviene...
Il sacro dunque, al quale migliaia d’anni di storia vociante-deformante hanno sottratto, inconsideratamente intuizioni, conoscenze, pre-sentimenti originari e diversi. Profanando e istituzionalizzando, falsando e incurvando... Fino a trasformare lo spirituale nello strumento infetto e pervertito della schiavitù delle coscienze.

L’intendimento lucido della mistificazione immemoriale di questo primordiale da parte di alcune fra queste...non basta a liberarle dalla logica suprema sottostante all’impostura, quella di un dualismo solido e radicato, responsabile per di più dell’astuzia ultima cartesiana che ha offerto su un piatto d’argento ad una scienza e ad una politica "senza anima", senza grazia, senza disinteressamento... una conoscenza e una visione del mondo meccanica/meccanizzata e cieca all’estrema povertà e agli abusi dell’umano sull’umano... Che esclude dalla vita cio’ che si é vissuto e della comprensione cio’ che si é compreso.

Non é dunque un caso che il nostro ultimo manifesto/anti/manifesto insista a giocare con dada, nell’implicazione congiunta dell’opposizione viva all’assurdità assassina (mortifera) della politica contemporanea e l’espressione artistica dispiegata su piani inusitati. In una visione anarchica pura dell’esistente, che impedisce ogni possibilità di una politica concepita come potere di uno solo su molti o di molti su molti... In una volontà di ri-tornare ad un affetto primordiale, attraverso il più grande atto di creazione , quello della ri-costruzione di se’ tessi e degli altri come esseri finalmente liberi... Attraverso una pratica di ri-creazione inevitabilmente legata all’in/ter/venzione ri-e-voluzionaria nel quotidiano...

In cerca di esplosioni spirituali, - i non stolti vagano- ( Lacan), Extrême Jonction vagabonda allora, come i pianeti , da un’offerta politica, culturale, artistica, sociale ... all’altra; nessun partito, nessun gruppo, nessuna corrente, nessuna "mouvance" potendo veramente soddisfarlo, con il loro caratttere di inassegnazione al discorso, gregario e non sintropico...

Per il motivo che il pericolo, in arte come in politica - ergo, nella vita- é giustamente quello di lasciarsi inghiottire nella logica di un gesto di potere che coglie se tesso in termini di appropriazione e di espropriazione, anche quando si segue un percorso che si vuole alternativo....

Cosi’ cio’ che potrebbe soprav-venire non sono che parole, come direbbe Beckett, delle parole che cercano di instaurare una relazione nuova con le cose, fondata sulla ri-scrittura dell’irr-realizzato e preservata dagli artigli dell’"utile"...

Meravigliarsi dei "segni", nel dono rivelatore di rap-presentazioni incessante/mente in corso di rimotivazione, di corrispondenze peregrine, scavate nelle parole ... Per assumere e sop-portare, poeticamente e politicamente... questa domanda, debito, irrequietezza, mancanza, che da sempre , é" nel sé" di colui che parla per poesia... Lucido di essere ... conoscenza... ancora nei limbi...

Dunque, di fronte a un capitalismo in/formativo che ci lascia credere ad una libertà come necessità di scegliere, -cioé di rinunciare- portare al linguaggio cio’ di cui ci priva di presenza e di vita; rimontare dall’affetto alla parola, trasmettendo il vissuto, il mistero e l’emozione che la precedono... e che la rendono possibile...questa parola...
Dal momento che l’insieme dei mezzi d’espressione cooperano alla costruzione del mondo, non semplicemente alla sua interpretazione...

Per noi, é questa l’arte, la poesia, la poietica, la politica...; la molteplicità delle possibilità della rivelazione/ri-evoluzione attraverso la vocazione evocativa e sovversiva della parola. Il suo oltraggio, il suo oltrepassare l’ordine costituito dei significati... Il suo essere affidato a qualcosa che continuamente si rifiuta... L’inosservabile...l’inapparente...l’impercettibile...

E, "n’y renoncer, sous aucun prétexte"...


 

¤ Il primo manifesto/antimanifesto "Cyberethnodada" é stato presentato nel 1996 alla Galleria Comunale di Créteil (Paris), e segnalato sulla stampa italiana (Il Mattino, Corriere della sera...), francese (Radio Nova, Radio Aligre, Nova Magazine, Le Républicain, Art Presse, Officiel des arts...), americana ( Night, New York Art...)


*Dal '77, tra Gutenberg e McLuhan, il gruppo Extrême Jonction, o i Caosonauti dell'inespresso,formato da Ermanno Angelo Senatore (pittore/ poeta/ performer/ "chercheur" interdisciplinare) et Eva Rachele Grassi ( filosofo /poeta),sulle tracce di Leonardo Da Vinci, padre dell'interdisciplinare,e sui passi delle avanguardie (dada, futuristi, situazionisti, cobra, azionisti, fluxus...) e attraversando, re-interpretandola, l'estetica relazionale, naviga ininterrotta/mente, secondo le vicissitudini individuali e comuni, tra l'équipe inter-media d'artisi ricercatori- votata al "partage du sensible"-e l'individuazione psichica collettiva e sociale.
Operando per un futuro possible dell'"eutopia", in questo Medio Evo tecnologico di passaggio.
Persistendo a consacrarsi all'alchimia delle parole, delle forme, dei colori, dei suoni, delle "azioni"...
Contribuendo a preparare gli elementi che , presto, permetteranno di investire l'avvenire.
TUTTI insieme...
Nell'"extrême jonction" delle differenti sensibilità...
con la "jonction immédiate" di tutte le categorie di r/esistenti; artistiche, culturali, politiche, sociali...
Una "grande alleanza" delle ecosofie sociali ; per ri-flettere ad un'altra "boîte à outils",per strutturare (di-strutturando) un'arte, una cultura dei divenire ri(e)voluzionari...
Provando innanzitutto la propria presenza al presente...


 

 

estratto da « Night Italia-L'incomparabile generazione prêt-à-penser»

 

MANIFESTE/ANTIMANIFESTE/CYBERETHNODADA N.2¤

Intémoignable/Interminable/Insupportable ...  Eutopie d’une Extrême Jonction*

par Eva Rachele Grassi Paris 2005

 

"La philosophie ne sert à rien, dirais tu; mais sache que justement car privée de tout lien de servitude elle est le savoir le plus noble."(Aristote) "Nous pouvons être libres seulement si tout le monde l’est."(Hegel)" L’heure du crime ne sonne pas en même temps pour tous les peuples. Ainsi s’explique la permanence de l’histoire."(Cioran) "La poésie doit être faite par tous, non par un."(Lautréamont)
 

Trouver accès à l’insurpassable ...

Réintégrant le transfini à partir du fini...

Pensant, par concepts comme le philosophe, par fonctions comme le scientifique, et aussi,surtout... par sensations... affects, intercept (s), comme ... l’artiste... le poète...

Pour marcher vers la r-évolution...Dans cette zone fiévreuse d'indiscernabilité... incessamment, trans/former/ l’in/form/ation...

Un ruissellement impossible à endiguer par les frontières et les vieux codes d’appartenance de la pensée logique/analytique.

Ces trajectoires de formes métamorphiques, profondément conscientes des préjugés culturels, rendant progressivement inutilisables les structures, désormais obsolètes, qui prétendent pouvoir décrire les mécanismes opérationnels du monde, stimulent intensément l’effort créatif, et suggèrent... subtiles et insaisissables... a/ventures... d’êtres pré/liminaires...

Qui osent se dresser contre toutes les évidences du jour...

Sur une voie apophatique qui produit son propre antidote libérateur aux contraintes des parois positivistes, opaques et infranchissables, de la vision ordinaire des choses...

En décembre 2001, cent hommes de science contemporains, Prix Nobel, ont participé au "Peace Prize Centennial Symposium" et ont fait une déclaration. "Le danger le plus profond pour la paix dans le monde dans les prochaines années", ont ils dit, "ne résultera pas d’actes irrationnels d’états ou d’individus mais des questions légitimes des évincés du monde... Si nous permettions à la puissance dévastatrice des armes de se répandre à travers ce paysage humain inflammable, nous déclencherions une conflagration qui pourrait emporter (engloutir) soit riches que pauvres".

Les chercheurs ont conclu: "Pour survivre dans le monde que nous avons transformé, nous devons apprendre à penser d’une manière nouvelle".

Irremplaçable alors le geste évolutif de fusionner les droits humains : l’"Habeas corpus", à la reconnaissance et à la protection de la conscience individuelle dans toutes ses formes : l’"Habeas animam".

Précisément tenté par cette nécessité, assisté par l’Ange du retournement et escorté par l’originaire intuition d’un horizon cosmologique à atteindre - absolument -notre groupe * s’est attribué, en tant que problème poïétique, l’ouvrage existentiel d’étreindre, dans l’espace de sa destinée singulière et commune, la pratique-de l’extrême jonction- ...

...Entre... le souci du soi et la déprise de soi ; entre une philosophie de la conscience et une philosophie de la création; entre l’individuel et le collectif; entre la révolte et la révolution; entre la subjectivation et la désubjectivation; entre le social et le politique; entre une principe individuel et personnel et un principe impersonnel, non-individuel ; entre la fatalité d’enfermement et d’égarement et un ailleurs virtuellement paradisiaque ; entre un virtuel et un actuel; entre le singulier et l’universel... entre l’envers et l’endroit ; entre l’intérieur et l’extérieur; entre l’animus et l’anima; entre la solitude et la ré-union; entre le silence et le langage; entre l’ouvert ... et le dehors ... entre le dépli ... et le surpli.

Entre le ruban de Möbius et le labyrinthe...

Encore et enfin, entre entendement analogique/synthétique et jugement logique/analytique...

Vers... une ré-flexion en spirale qui, inexhaustible, s’é-lève sur elle-même; s’étend dans un lointain propice; trouble et dé-compose les évidences jusqu’à frôler l'esprit profond... de la complexité... À travers un dia-logue étendu, une intention/en tension , une impensabilitéininterrompue...

Dans l'espérance d’une parole de surgissement, d’élargissement, d’imprévu...

Une parole poétique qui découvre en cherchant...

Pour ne pas abdiquer, pensée après pensée...

Alors, de la page écrite à la ré-union du collectif, de la manif à l’atelier... continuer à se questionner en se promenant ... « interrogarsi camminando »...

Sans jamais se résigner à accepter l'ambivalence inéludable des choses... mais plutôt s’entraîner à des jonctions - sans soustractions - pour survenir à des symphonies qui amènent à l’intro-communication, l’intro-action , l’intro-connexion ... des extrêmes...

Enquêter, sonder, s’interroger - infatigables - en agissements résistants...

Aux séparations, aux antagonismes, aux fragmentations, qui, de façon opiniâtre et avec un regard qui ne fait qu’interroger un extérieur, encore persistent à manœuvrer les relations très complexes entre science, culture, société. Bâillonnées par des interdits psychologiques et limitées en un artifice arbitraire.

Pari audacieux du discours poétique... bâtisseur d’espace, guetteur du réel caché...

Il y a là quelque chose qui passe au delà de toute considération de "l’art pour l’art" ou de "l’art pour la beauté", quelque chose qui embrasse et réconcilie, encore une fois, les deux tendances et leur opposition. Un élargissement qui pressente sans trêve d’autres présences, d’autres ir-réalisés plus arcanes ou intimes, un devenir qui est en quête d'une âme derrière les choses et les êtres, l’esprit et ses pouvoirs, et qui pourrait être le lieu inépuisable d'un art encore plus emblématique, pénétrant ...Une aperception commune en échange continuel. C’est à dire esthétique, spirituel, social... L’affaire de tous, donc, l’activité pro-ductive -poïétique - par excellence... l’engagement le plus haut, quand il est authentique....

Dans un champ d’in/form/ations actives, finement et finalement entrelacées .Où des singularités se manifestent parce que cela fait sens pour elles, parce que cela les constitue individuellement ou collectivement. Pour ouvrir le champ de la pensée hors de la société du travail et de la production, renforçant la disposition au don dû et à la gratuité, vers une économie au service de la culture et de la réalisation du soi...

Des êtres, Pré-liminaires, en cette préhistoire de société à venir... Qui défient la logique et ouvrent la voie à la pensée analogique ...

Conscients que le devoir fondamental de l'humain soit celui d'agir en sorte que tout un chacun, sans exception, puisse vivre son unicité, dans le plein développement de la Con-naissance...

Conciliant la réalisation de sa propre auto-création avec celle des autres...

Un savoir du multiple et de la possibilité inouïe, de la métamorphose, d’un infiniment ouvert, inscrit depuis toujours dans notre même corps, et dans lequel enfin trouver demeure...

Emetteurs-récepteurs-transformateurs, qui n’ont pas fait des compromis avec l'histoire, avec son idée d’ordre et de désordre, de séparation et de ségrégation; appelés à dé-voiler les caractéristiques les plus secrètes de l’être... A construire, plutôt mettant en commun...

En étant éveillé -à tout moment - à notre penser, à notre sentir; au delà du seuil des accumulations et des conditionnements...

Non pas pour obtenir mais, par contre, pour ré-dé-couvrir et re-con-naître...

Un lointain tellement proche... Si seulement on arrivait à le com-prendre... Et se dé-prendre du ne pas tellement inconscient modèle dualiste et linéaire.

Certains affirment: "La pensée ne peut être révolutionnaire qu’à condition que les acteurs des luttes puissent se l’approprier"...

 On est d’accord ; mais on ajouterait que, pour être vraiment r-évolutionnaire, plus on "se" sollicite parce que un langage devient davantage riche, polysémique, presque poétique, plus on aura des chances à parvenir à la com-préhension de la complexité que nous sommes nous mêmes... pauvres, militants, artistes. Et ainsi constater le pouvoir que peut avoir l'in/form/ation de triompher face à la force pure et de ramener l'autorité du savoir, justement, à la condition poétique de toute transmission de parole.

Puisque, comme l’affirme Jacques Rancière: "Il n'y a pas d'ignorant qui ne sache une multitude de choses et c'est sur ce savoir, sur cette capacité en acte que tout enseignement doit se fonder. Instruire peut donc signifier deux choses exactement opposées: confirmer une incapacité dans l'acte même qui prétend la réduire ou à l'inverse, forcer une capacité, qui s'ignore ou se dénie,

à se reconnaître et à développer toutes les conséquences de cette reconnaissance. Le premier acte s'appelle abrutissement, le second émancipation. (...) L'instruction est comme la liberté elle ne se donne pas, elle se prend."

Car... AU terrible interrogatif impossible à conceptualiser QUI VIT , impuissant et heureux, dans les silences de la solitude de nos profondeurs on peut essayer de donner unECHO seulement si on ESSAYE de lui donner une VOIX ...

Au delà du seuil surveillé de la faute et de la honte... de l’intégration dans un marché, du profit d’un gain ou d’une reconnaissance sociale.

Même un graffiti sur un mur ou sur la porte des latrines, une phrase sur une pancarte brandie par une "singularité plurielle et quelconque", dénouée d’appartenances trop affichées dans une manif, nous aident à réfléchir -et parfois déchirent des nouveaux horizons, peut-être évidents, mais jusque-là restés en "blanc", simples bruits parasites...-nous projetant vers une con-naissance démocratique... Inhérente à la nature et à tout objet lui faisant partie.

Une Con-naissance qui n’est pas une possibilité en plus, ni un choix, mais une fonction du vivre, essentielle, comme celle de la respiration, et qui cherche la vraie liberté dans une libération à l’égard de la loi.

(Et) qui puisse intégrer les sagesses analogiques anciennes et la compréhension scientifique moderne, vers une ré-alis-ation de l’être profondément connecté au tout.

Où l’"ici et maintenant" fusionnent avec d’autres lieux et temps lointains.

Comme l’unité holographique qui contient en soi la matrice de l’information totale du système dans laquelle elle est incluse

C’est pourquoi, dans un univers de médiation en lequel chacun sert partiellement de moyen aux autres, pour "réduire l'hétérogénéité, à un niveau supérieur" (Deleuze), se raconter et se deviner les uns les autres,- sans se considérer à part.-

Avec "le sentiment aristocratique de l’égalité avec tout ce qui vit" , comme disait Pasternak.

Pour re-donner à la politique la dimension d’un art, d’une gnose, et pourquoi pas d’un salut...

Oeuvrant dans une réalité éclairée par le présage de son devenir...

Avec une conscience de soi qui est en même temps la conscience de l’existence même...

Et qui veille, pour le moment, dans les marges et dans l’urgence...

...De la lumière incohérente à la lumière cohérente...

.... Quand l’exception était la règle... une règle non conventionnelle...

(Rien à voir, bien sûr, avec "l’état d’exception", dans lequel vive actuellement la majorité des sociétés occidentales et non...)

Interagir/intro-agir dans un espace des possibilités ou des potentialités , un "espace d’Hilbert, comme diraient certains physiciens. Dès lors, l’univers suggère le plus l’idée d’une imposante pensée que d’une écrasante machine .. Une unité globale organisée d’intro/relations entre éléments, actions, individus...

Et alors, si l'évolution est une évolution qui élargit de plus en plus la matière psychique de l’être humain, comme disent certains philosophes; et s’il existe une analogie entre le système psychique et le système quantique, comme affirment certain scientifiques, de la même manière la matière psychique est matière quantique. Matière qui devient esprit; alchimie mystérieuse de ce qui est, n'est pas et devient. dans une évolution qui augmente de plus en plus la matière psychique de l'homme. . .

Le sacré donc, auquel milliers d’années d’histoire criante se sont frotté, à travers l‘agencement inconsidéré d’intuitions, con-naissances, pres-sentiments originaires et divers, profanés et institutionnalisés, faussés et fléchis, jusqu’à trans-former le spirituel en l’instrument infecte et perverti de l’esclavage des consciences.

L’entendement lucide de la mystification immémoriale de ce primordial de la part de certaines d’entre elles ....ne suffit pas à les libérer de la logique souveraine sous-jacente à l’imposture , celle d’un dualisme solide et enraciné, responsable de surcroît de l’escamotage ultime cartésien qui a offert sur un plateau d’argent à une science et à une politique "sans âme", sans grâce, sans désintéressement...une connaissance et une vision du monde mécanique/mécanisé et aveugle à l’extrême pauvreté et aux abus de l’humain sur l’humain...

Qui exclue de la vie ce qu’on a vécu et de la compréhension ce qu’on a compris...

Et ce n’est donc pas un hasard que notre dernier manifeste/anti-manifeste joue avec Dada, dans l’implication conjointe de l’op-position vive à l’absurdité meurtrière de la politique contemporaine et l’expression artistique déployée sur des plans inhabituels, Dans une vision anarchique pure de l'existante, qui défait toute possibilité d’une politique conçue comme puissance d’un seul sur plusieurs ou de plusieurs sur plusieurs... dans une volonté de re-ve(ni)r à un affect primordial, à travers le plus grand acte de création, celui de la re-construction de soi même et des autres comme êtres finalement libres ... à travers une pratique de ré-cré-ation inévitablement liée à l’in-ter-vention r-évolutionnaire dans le quotidien...

En quête d’explosion spirituelle , - "les non-dupes errent", disait Lacan- nous vagabondons alors , comme les planètes, d’une offre politique-poétique-artistique à l’autre; aucun parti, aucune mouvance, aucun groupe, interdits de la densité de l'événement, ne pouvant vraiment nous satisfaire, avec leur caractère d’inassignation aux discours, grégaire ... et non syntropique...

Pour la raison que le danger, en art comme en politique - ergo, dans la vie - c’est justement celui de se laisser engloutir dans la logique d’un geste de pouvoir qui se saisit lui même en termes d’appropriation ou d’expropriation, aussi quand on poursuit un chemin qui se veut alternatif ...

Ainsi ce qui pourrait sur-venir ce ne sont que des mots, comme dirait Beckett , des mots qui essayent d’instaurer  une relation nouvelle avec les choses, fondée sur la ré-écriture de l’ir-réalisé et préservée des griffes de l’"utile"...

S’étonner des signes dans le don révélateur de représentations incessamment en cours de remotivation, de correspondances pérégrines, creusées dans les mots... pour assumer etsupporter, poétiquement et politiquement... cette question, dette, inquiétude, manque, qui depuis toujours, est "en soi" de celui qui parle " par poésie "... lucide d’être...con-naissance encore dans les limbes...

Partant, en face d’un capitalisme informationnel qui nous laisse croire à une liberté comme nécessité de choisir - c’est-à-dire de renoncer - amener au langage ce dont il nous prive de présence et de vie; remontant de l’affect à la parole, transmettant les vécus, le mystère et l'émotion qui la précèdent... et qui la rendent possible... cette parole...

Du moment que l'ensemble des moyens d'expression coopèrent à la construction du monde, pas simplement à son interprétation ...

Pour nous, c’est ça l’art, la poésie, la poïétique, la politique... : la multiplication des possibilités de la révélation/r-évolution à travers la vocation évocatrice et subversive du mot. Son outrage, son aller au-delà de l’ordre constitué des significations... son être livré à quelque chose qui sans cesse se refuse ... l’inobservable... l’inapparent... l’insaisissable...

 

Et, "n’y renoncer, sous aucun prétexte"...

 

¤ Le premier manifeste/antimanifeste "Cyberethnodada" a été présenté en 1996 à la Galerie Communale de Créteil, et signalé sur la presse italienne (Il Mattino, Corriere della sera...), française (Radio Nova, Radio Aligre, Nova Magazine, Le Républicain, Art Presse, Officiel des arts...), américaine ( Night, New York Art...)

* Depuis 1977, entre Gutenberg et McLuhan, le groupe Extrême Jonction, ou les chaosonautes du réel caché, formé par Angelo Ermanno Senatore (peintre/ poète/performer/chercheur interdisciplinaire) et Eva Rachele Grassi ( philosophe /poète),
sur les traces de Leonardo da Vinci, père de l'interdisciplinarité, 
et sur les pas des avant-gardes (dada, futuriste, situationniste, cobra, actionniste, fluxus...) et traversant, en la ré-interprétant, l'esthétique relationnelle, surfe toujours , au gré des vicissitudes individuelles et communes, entre l'équipe inter-média d'artistes chercheurs - vouée au "partage du sensible" -  et l'individuation psychique collective et sociale .
Oeuvrant pour un futur possible de l'eutopie, dans ce moyen âge technologique de passage.
Persistant à se consacrer à l'alchimie des mots, des formes , des couleurs, des sons, des "actions"...
Contribuant à préparer les éléments qui bientôt permettront d'investir l'avenir.
TOUS ensemble...
Dans l'"extrême jonction" des différentes sensibilités... 
à travers la "jonction immédiate" de toutes les catégories de r-ésistants:  artistiques, culturelles, politiques, sociales ...
Une "grande alliance" des ecologies sociales des esprits; pour réfléchir à une autre boîte à outils, pour re/construire (en dé/construisant) un art, une culture des devenirs r-évolutionnaires...
Prouvant avant tout sa propre présence au présent...

 

extrait de « Night Italia-L'incomparabile generazione prêt-à-penser»

 

 

MULTIVERSI CYBERDADA*

...connessioni...sconnessioni...

Eva Rachele Grassi (2016)

 

« Viandante,

 non c’è un sentiero,
Il sentiero si fa camminando. »

Antonio Machado

 

Cosa ci aspetta dietro l'orizzonte?

Finestre quantiche, teatri di "decoerenza", imprécauzioni del linguaggio, spazi di libertà.


Dissonanze armoniche.


L'apparizione del paradosso.
Un cambiamento di paradigma.


La dilatazione del dubbio...dove (il) Tutto è diviso e indiviso, generato e ingenerato, discorde e concorde..
 

Mascherare e comunicare la "singolarità" in una distanza non definitiva per sospendere l'abitudine, l'interesse, veli del singolare.

Con un tremito, provare una parola che non si insinui tra la cosa e noi.

Pazientemente, suscitare il necessario disorientamento radicale...

Possibilità...indefinite...intricate...ubiques...oscillanti... sovrapposte... Multiversi...megaversi...pluriversi...
Paesaggi dalle proporzioni vertiginose.

Non verificabili. Insolenti.

Diffidare delle manipolazioni possibili degli spiriti polizieschi che ci spiano...e che si nascondono dietro un certo razionalismo _ creatore di tutti i totalitarismi _ e che riduce ogni avvenimento (energia,) ad una stancante opacità (materia),)

 Un linguaggio ... Un'arte... Una distrazione della natura...che con-fonde avviluppa, ...espande...

Le esperienze sottili della non separabilità

Af-fidarsi al linguaggio della nostra coscienza frattale. Quasi un linguaggio anagrammatico (1)...la "non commutabilità" delle lettere...
Per intra- vedere le parole sotto le parole. 

Senza soluzione di continuità, rievocare il caos...
Non abbandonare l'universo dei possibile per ciò che chiamano "realtà"; spiare l'emergenza degli universi nascosti...la presenza di un "terzo senso" (2), l'evidenza di un "terzo incluso"(3), o ancora, l'avvenimento di un "tertium quid."..

Negli infra-mondi sotterrani, ancora e ancora, interrogare il "tempo", e il "linguaggio."..


E se il linguaggio è non commutativo, dis-solvere tutto ciò che fa schermo; scalare il muro di Planck, "scendere fino al caos primordiale e sentirsi come a casa" (4)

In un reale in attesa, illimitato e fertile, dissetarsi alle perle dell'aurora del mondo.

Deconfinare i "dire" e i "tempi" .

Campo libero ai decifratori...esploratori di e in questo vasto fondo latente...di un segreto dissimulato, di un linguaggio sotto il linguaggio.


Quasi una "indeterminazione", un prodotto variabile, un testo sotto il testo: un pre-testo. O un residuo che ci fa ritornare senza tregua sui nostri passi alla ricerca della presenza dispersa di un'energia anteriore.
 

Per raggiungere, attraverso altri "tempo" i suoi contenuti occulti, un discorso sotto il discorso.


L'infinità delle creature e delle parole; retroscena, sospetti, arcani... 
Generosità, illusione, mistificazione?

Eco prolungate che sopravvivono nei bottini delle "reti autopoietiche" (5), dove lo spazio-tempo non è i più dato a priori ; .ma tra universo-blocco e présentismo, co-evolve e si co-costruisce continuamente

 

Un linguaggio...Autentico, ma non completamente configurato

Un tempo...Passato...ma assolutamente non immutabile

Un tempo...A venire...mai pienamente determinato

Un istante... Presente... Chiaro, all'apparenza, ma estremamente misterioso...

 

(1) Roland Barthes

(2) Stephan Lupasco (3) Étienne Klein

(4) Georges Braque

(5) Francisco Varela-Humberto Maturana

work in progress...note sparse per un 3 anti/manifesto cyberdada a venire...

     

     

    MULTIVERS CYBERDADA*

    ...jonctions...disjonctions...

    par Eva Rachele Grassi (2016)

    «Voyageur,
    il n'y a pas de chemin,
    Le chemin se fait en marchant»

    Antonio Machado

     

    Qu'est-ce qui nous attend derrière l'horizon?

    Fenêtres quantiques , théâtres de "décohérence", imprécautions du langage, espaces de liberté.

    Dissonances harmoniques.


    Le surgissement du paradoxe.
    Un changement de paradigme.

    La dilatation du doute...où (le) Tout est divisé et indivisé, engendré et inengendré, discorde et concorde...

    Masquer et communiquer la "singularité" dans une distance non définitive pour suspendre l'habitude, l’intérêt, voiles du singulier.

    Avec un tremblement , essayer un mot qui ne s'insinue pas entre la chose et nous.

    Patiemment, se prêter à la nécessaire désorientation radicale...

    Possibilités...indéfinies...intriquées...ubiques...oscillantes...superposées... Multivers...mégavers...plurivers...

    Paysages aux proportions vertigineuses. Invérifiables. Insolents.

    Se méfier des manipulations possibles des esprits policiers qui nous guettent...et qui se cachent derrière un certain rationalisme _ créateur de tous les totalitarismes _ et qui réduit tout événement (énergie) à une lassante opacité (matière)

    Un langage … Un art ... Une distraction de la nature...qui con-fond...embrouille...élargit...

    Les expériences subtiles de la non séparabilité …

    Se con-fier donc au langage de notre conscience fractale. Presque une sorte de langage anagrammatique(1)...la «non commutativité» des lettres...

    Pour voir ruisseler les mots sous les mots.

    Sans solution de continuité, évoquer le chaos ...

    Ne quitter guère l'univers des possibles pour ce que l'on appelle "réalité"; guetter l'émergence des univers cachés...la présence d'un "troisième sens" (2), l'évidence d'un "tiers inclus" …(3), ou encore, l'événement d'un «tertium quid»...

    Dans les infra-mondes souterrains, encore et encore, questionner le «temps», et le «langage»...

    Et si le langage est non commutatif, dissoudre tout ce qui fait écran; escalader le mur de Planck, «descendre jusqu'au chaos primordial et s'y sentir chez soi» (4),

    Dans un réel en attente, illimité et fertile, se désaltérer aux perles de l'aurore du monde. Déconfinant les «dire» et les «temps»

    Champ libre aux déchiffreurs...explorateurs de et dans ce vaste fond latent...d'un secret dissimulé, d'un langage sous le langage.

    Presque une «indétermination», un produit variable , un texte sous le texte: un pré-texte. Ou un résidu qui nous fait revenir sans cesse sur nos pas à la recherche de la présence dispersée d'une énergie antécédente.

    Pour rejoindre, à travers d'autres «tempo» ses contenus occultes, un discours sous le discours.

    L'infinité des créatures et des paroles; coulisses, soupçons, arcanes...

    Générosité, illusion, mystification? Échos prolongés, qui survivent dans les butins des «réseaux autopoïétiques»(5), où l'espace-temps n'est plus donné à priori...mais entre univers-bloc et présentisme, co-évolue et se co-construit perpétuellement...

     

    Un langage ...Authentique... Mais pas complètement configuré

    Un temps...Passé...Mais absolument pas inchangeable

    Un temps...À venir...Jamais pleinement déterminé

    Un instant ... Présent... Clair, à l'apparence, mais extrêmement mystérieux...

     

    (1) Roland Barthes

    (2) Stephan Lupasco (3) Étienne Klein

    (4) Georges Braque

    (5) Francisco Varela-Humberto Maturana

     

    * work in progress...notes éparses pour un 3ème anti/manifeste cyberdada à venir

    Extraits de

    "EXTRÊME JONCTION

    EVA RACHELE GRASSI / ERMANNO SENATORE

    RÉFLEXIONS CYBERDADA"

    (1986-2016)

    CAHIERSCYBERDADA

    https://www.fichier-pdf.fr/2016/06/30/cahiers-cyberdada-grassi-senatore-manifesti-cyberdada/
     

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    Published by ERG - dans ESSAI
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    20 avril 2011 3 20 /04 /avril /2011 19:45

     

    SYNOPSIS

     

    " Il faut bien me résigner à attendre que l'aube nous rie, quoique j'aie à pleurer tout le temps qu'elle va tarder à poindre". (Don Quichotte)


    Un témoignage/confession...


    Né d'une activité de bénévolat/militance dans les milieux de ceux qu'on pourrait définir "les nouveaux clandestins" de notre société.. . nos Anciens...

    Surgi de la volonté de ren-verser une impuissance en puissance,
    un échec en re-naissance...

    Domicilié, à travers maintes transgressions infinitésimales
    et répétées désobéissances innocentes...
    dans les interstices ondoyants et fugitifs
    de ces "sans voix" si "définitifs" (les anciens)...
    ...dans les "cases tentaculaires" de ces autres "sans voix"
    (les soignants) volontairement et docilement assujettis
    à l'imposant processus de désubjectivation
    de l'accablante et impitoyable machine sociale...
    (...sauf exceptions... autant rares que précieuses...)

    Une expérience qui essaie de coïncider avec son récit,
    comme écoulement d'une présence commune,
    qui ne sait se dire autrement...

    Vers une convergence des combats:
    culturelle, artistique, sociale, politique...

    Pour déboucher sur la nécessité d'une transformation totale...
    Sans déserter...

    Et qui, sans se bloquer dans le "contre", puisse arrive à scruter
    l' "outre" ... et l' "autre" ...

    Insinuant la nécessité ontologique de pro-faner
    l'indigence et l'indécence
    des écrasants et innombrables "dispositifs" actuels...

     

    _____________________________________________________________________________________

     

    PRÉLUDE(s)

    par Laurent Monges-Chevalier

     

     

    Les bénévoles ne sont pas des canards sauvages

     

    « Je pense qu’à notre époque l’homme ne ressent plus qu’il fait partie du monde, il n’éprouve plus son unité avec le vivant, il ne voit plus la splendeur de l’univers, alors il désespère. »

    Albert Hofmann

    Les mots ont des sens et des valeurs. Et si le sens commun du mot « bénévolat » est globalement connu de tous (quoiqu’il recouvre des réalités inassimilables les unes aux autres : quel lien existe-t-il entre le pompier bénévole et l’enseignant lui aussi bénévole, ou encore : qu’y a-t-il de commun entre des structures caritatives existantes : l’armée du Salut et les Restos du cœur, pour ne donner qu’un seul exemple ?) sa situation dans le champ social et politique, les considérations morales auxquelles il invite, méritaient quelques éclaircissements.

    Admettons, pour reprendre l’expression de Robbe-Grillet à propos du «nouveau roman » que le bénévolat (comme l’écriture dans le manifeste de 1960) relèvent d’un « pour rien ». Ni bienveillance, ni bienfaisance, il est - c’est son étymologie - un bon vouloir (sinon, pour paraphraser Nietzsche, un gai vouloir) qui n’est pas seulement - ce en quoi la contribution d’E.R. Grassi innove - l’activité de celui qu’on dit bénévole, mais aussi de celui ou celle qui accepte l‘activité du premier. « Oui, merci, je veux bien » pourraient dire l’un et l’autre, ce que E.R.G. appelle « ouverture à soi et ouverture à l’autre ».

    Expression de ma liberté (celle du bénévole comme de celui ou celle à laquelle il s’adresse), le bénévolat - et nous sommes ici dans une autre topique - est pour reprendre l’énoncé sartrien (celui de « L’Etre et le néant) un « pour soi (la conscience) comme néantisation de l’en soi (l’être plein, massif) » c’est-à-dire comme liberté, conscience attentive, « une éthique qui prend ses responsabilités en face d’une réalisation humaine en situation. »

    Loin de se contenter de rendre compte d’une pratique en cours, E.R.G. , quoiqu’elle ne renonce pas à décrire l’itinéraire savoureux et pathétique de Mme M. dans une maison de retraite, n’hésitant pas à piquer les aberrations administratives comme l’extrême laxisme (volontaire ou involontaire) de ceux que l’Etat délègue, hisse (ce n’est pas du moralisme bon marché), avec une inquiétude sereine, le débat là où il devait être placé, ce que nous appellerons ici un échange diacritique, chacun (les uns enfantant les autres), bénévole, personne en réception, observateur attentif, chaque « être-un » c’est-à-dire en conformité avec lui-même, étant invité à manifester sa différence, sa singularité.

    _______________________________________________________________________________________________

     

    L'INTEMOIGNABLE*EUTOPIE*...
    (di-vag-ations sur une aventure de bénévolat)

    Eva Rachele Grassi

    ..........

     

    *Giorgio Agamben ,"Ce qui reste d'Auschwitz"
    * "Le mot "utopie" fut conçu, comme on le sait, à l'époque de la Renaissance , par le philosophe et étatiste Thomas More pour désigner une île imaginaire, protagoniste de son livre homonyme . Cette île était une sorte de paradis terrestre , une société parfaite (néanmoins selon l'idéal de perfection de l'auteur) dans laquelle les hommes vivaient dans la justice et dans l'harmonie. Par contre, est un peu moins connu le fait que , dans les intentions de More, le nom "Utopie" avait une signification double :1) "le lieu qui n'existe pas" ( du grec "ou-topos", où "topos" signifie "lieu" et "ou" correspond à l'alfa privatif latin ); 2) la deuxième signification est: "le bon lieu" ( de "eu-topos", où "eu" signifie justement "bon" ). More choisit ensuite "utopie" et non pas "eutopie" , probablement parce que souhaiter trop explicitement un monde meilleur pouvait être considéré comme une critique du régime en vigueur"...?!?!?!
    (notes de couverture)

    ...............................................................

    “C'est l'heure, vois-tu, de supporter ensemble Pièces et morceaux comme si c'était le Tout... ..."
    "Sonnets à Orphée, Première partie, sonnet XVI"
    Rainer Maria Rilke

    .........................................................................................................................................

    A' Carmen Farina Senatore, ma "belle"- maman...

    A' Italo Senatore, mon "beau"- papa...

    ........................................

    A' Elisabetta Abate Peluso,

    source interminable d'amour...

    .............................................................
    A' Luigi Ferrando, mon oncle,

    ...mon Guide ...

    ...............................................................

    A' Gianna Pizzi,

    inoubliable interprète de vie...

    ..............................................................

    A' Stella Libertino... qui a re-conquis le vent inconnu des étoiles...

    ………………………………………..............

    A' Madeleine, Yolanda, Giuditta, Yvonne, Fernande, Louisette, Tito, Yves, Odette, Marie, Adolphe, Marguerite, Félicité, Lucie, Lydie, Roger, François, Annie, Albertine, Valentine, ...

    ………………………………........................

    .................................................................................

    " ...Et quelle beauté mélancolique dans les femmes, lors qu'elles étaient gravides et se tenaient debout , et dans leur gros ventre, sur lequel gisaient d'instinct les mains fluettes, il y avait deux fruits: un enfant et la mort. Leur sourire dense et presque nourrissant dans le visage vidé ne jaillissait-il pas peut-être de l'intuition fortuite, que les deux fruits grandissaient ensemble?..."

    «Les Cahiers de Malte Laurids Brigge» Rainer Maria Rilke

     

    ...SEUIL(s)...

     

    ...durer , se réveiller, s'agiter, dessécher, s'irriter, se détacher ...

    Quand on est face à la vieillesse on est devant l'(a)perception du mystère de la vie.

    Les plis du visage nous décrivent les figures, les actions qu'on traverse ou qu'on subit dans les années de l'usure ...

    Un devenir d'images capricieuses et complémentaires , qui ébrèche ... À cause du flux d'idées, d'échantillons , d'associations ...

    Ces textures grises esquintées, peuvent donner l'impression de se trouver devant un ensemble quasi éclaté resserré de ruines ... et pourtant ... pour éloigner ce sentiment si déroutant , il faut y accoster, et s'y promener ...

    L'âme en écoute ... le charme de l'inachevé qui peut s'en échapper ...

    On s'approche et on re-connaît dans ces traits, qui ont égaré leur attrayante splendeur et une partie de la puissance de leur moule , le sourire énigmatique du Temps... qui même dans l'impitoyable transformation de l'apparence, révèle les échos d'invisibles baumes bienfaisants ...

    ...Et, comme depuis une nuit débordante de rêves annonciateurs , dont IL FAUT se souvenir et qu'ON DOIT interroger , une exigence/astreinte à livrer cet "intémoignable" , m'a été instillée...

    Commencer alors , en messagère du déchirement , de la solitude et de la mélancolie, furtifs et discrets, à débuter des gestes , des faits, des paroles, des idées, des discours, qui ont habité cette aspiration ... dans un espace , d'écriture aussi, qui s'élargit alors qu'une vie s'y engage ...

    Une écriture d'effraction, sur le seuil du "reste"; qui reste, parce qu'il est de tous les cotés , qui reste parce qu'il résiste, qui reste, parce que , même voilé ou stagnant, RESTE toujours à inventer...

    Car ...toutes les frontières sont ici en question... et le point de mire avance en compagnie du voyageur…

    "Tout homme a pour tâche de rendre sa vie, jusqu'en ses détails, digne de la contemplation de son heure la plus élevée et la plus sévère"... (1)

    Mais... et ceux qui sont condamnés à une existence qui n'est pas la leur et à une vie qui n'est pas la vie? Dans l'inattention, ou dans la distraction de l'atteinte de la mort même... en danger de mourir comme par mégarde ... Ou incapables, aussi bien de mourir que de vivre : jamais sauvés, jamais désespérés ; sans jamais avoir droit au repos; sans autre exigence que celle qui ne demande rien, qui se laisse toujours exclure...

    Ne vivant que pour la fatigue de jours faits de solitude, vide , abandon, isolement et ..désengagement... ; en attendant, tout en l'oubliant , une rencontre toujours à venir... comme s'il y avait toujours un peu moins dans la réponse que dans la question ... Étranges à eux-mêmes... Dans un état quasi hypnotique , qui respire un enchantement aux légers soupirs de démission ...

    Dès la naissance on est voué à la mort...

    Or, si on ne réfléchit pas au mourir, si on n'a pas une pensée , quelle qu'elle soit, sur l'au-delà du mourir, peut-être ne pourra-t-on pas non plus envisager un projet de vie Commune... Pour épargner à la Fable ... une mauvaise Histoire ... et à l'existence un goût amer de farce...

    On a besoin de donner de l'amour à la vieillesse et de savoir manifester l'âme sans ironie ou embarras ... Reconnaître que le Pouvoir plus grand est celui de l'intelligence, de l'affectivité, de l'amitié ... donc du Plaisir, cette force à la racine de l'âme, qui est la plus grande compétence qui fait bouger l'univers ... celle du "prendre soin" ... de l'autre comme de soi même...

    Les navigants/soignants des grands complexes , en fin de compte assez sombres... aux énormes chambres où des êtres "révoqués" , jadis raréfiés par le temps, semblent presque disparaître... pareillement s'égarent, distants, étrangers, fugitifs ...dans les couloirs labyrinthiques, comme pour accomplir un parcours sinueux, significatif, symbolique les amenant à la compréhension de la contradiction de la clôture ,impossible et insupportable ,qui aussi les enferme...

    Eux également ... ombres entre les ombres...

    Dans la mortification hautement pénible de l'ennuyeuse répétition de ce qu'on croit avoir déjà vécu en entier ,et qu'on croit connaître déjà à fond ... au milieu d'atmosphères psychiques tumultueuses, de vengeances non assouvies, de colères non soulagées, aux interstices qui vibrent des mots extirpés aux délires de la dernière heure ...

    Dans ce vertige , arriver à la capacité sublime d'aimer et de concilier, là où,en général, on s'est mutuellement offensé et attaqué ...

    Le respect - re-specter ... faire attention, regarder encore ...ce qui nous entoure... ce qu'on connaît déjà... s'en occuper comme il nous le demande, selon ses nécessités ...en usant de sensibilité esthétique... et conscience de précision...

    C'est ça la "therapeia", prendre soin, être au service; pour guérir ... être inoffensif et améliorer...

    La main qui attrape, tyrannise, agrippe ne se transformera peut-être jamais en main qui caresse et bénit...

    Mais, peut-être aussi que la main cachée de l'amour arrive à faire changer les choses de l'intérieur, imperceptiblement, invisiblement ...

    Une pensée subtile dans un agir simple et essentiel... à la fois pulsionnel, social et sacral : alchimie , relais et con-fluence de différentes forces ..

    On sait qu'il n'y a pas de formule: tout peut commencer d'on ne sait où, de partout , par différents bouts; il faut que plusieurs commencements s'opèrent ensemble, se synchronisent, sollicitent des synergies , fassent tourbillon ... et une nouvelle douceur, une nouvelle écoute de l'autre dans sa différence et sa singularité verront alors, le jour...

    Dès lors, en tenant compte de la totalité-en-acte du déroulement de sa propre vie, s'apercevoir ainsi que tout est relation et que "tout est langage" ...

    Un langage qui est mouvement et échange, et qui suggère, anime, réveille une sorte de mémoire universelle du lien de communication entre toutes les choses... Parce qu'on se mesure toujours avec les mots, avec les idées et les sentiments inconscients qu'ils expriment ... et qui feront écho sur nos agissements d'une manière nouvelle et imprévue...

    En fait, lorsqu'elles sont privées du sens des mots, nos expressions émotives deviennent primitives, physiques et grossières .

    Les Chinois affirment ,depuis des siècles, qu'on fait recours à la violence physique, parce que les mots ont failli ...

    Ce qui entrave la communication, donc la relation, c'est la communicabilité même; on peut dire que les hommes sont séparés par ce qui les unit...

    Donc, ré-apprendre à penser les idées qui sont derrière les mots... en commençant à les soigner, elles aussi, en dévoilant leur puissance ...

    Reconnaître, redécouvrir, révéler un langage qui puisse harmoniser des formes cognitives anciennes , nouvelles et à venir .. et qui sache concilier l'horreur à la douceur ...

    Ce qui signifie, aller à la rencontre des erreurs de notre culture, et vers la douleur enfermée dans sa mémoire; ouvrir une possibilité de rançon à une vieillesse vécue comme rien d'autre qu'une pure déchéance ... et à l'humanité par-dessus tout....

    ... Et considérer le déclin et la contraction qui accompagnent le crépuscule comme une valeur additionnelle, non pas comme une perte littérale...

    Le déficit de mémoire et les chutes de l'attention , cette vague étourderie dans les mouvements, cet affaiblissement dans les réponses émotives et cet appauvrissement du langage, pourraient être autre chose que ce qui parait ...

    Parce que, peut-être, on a besoin , à un certain moment , de faire de l'espace... on a besoin d'une pause dans l'attente d'une musique différente ... on a besoin de se débarrasser de l' habituel pour accueillir ce qui habituel n'est pas...

    L'absence précède la présence , ou mieux encore, est la première forme de présence...

    On peut imaginer ces événements comme des élargissements qui se dérobent aux schémas usuels pour pénétrer dans des espaces inexplorés: une expérimentation en cours... une pensée de la mutation...

    Alors , avant même que la possibilité de l'impossible arrive, en finir avec une mort qui n'est pas que finir ... se dé-livrer des prisons qu'on cache en soi même; transformer leurs clôtures en temple précieux d'une conscience plastique et alerte ....

    Et depuis un espace de non jugement, afin de ne plus accumuler des conditionnements ...en un mouvement d'approfondissement et de retour... dans un état dernier /d'origine , rester à l'écoute de la dimension d'imprévu, de la dimension de surgissement ... Les pensées toujours chargées de questions... pour essayer d'"intercepter" l'insaisissable; "entrer en relation"...

    En suivant la têtue , infatigable leçon des fables ,celle d'une victoire sur la loi de nécessité, le passage constant à un nouvel ordre de relations...

    Et rien d'autre, parce qu’il n'y a vraiment rien de plus à apprendre sur cette terre...
    ..............................................................

    ...Rentrer donc avec abandon dans la fable ; se confier à sa trame qui contient tous les événements, qui en dépasse en même temps le signifié ....

    Car dans son labyrinthe de formules, nombres, rituels, le FOU qui s'y déplace avec précision extatique, et raisonne à l'inverse, renverse les masques, discerne dans le dessein le fil secret , dans la mélodie l'inexplicable jeu des échos ... GAGNE ..

    Du simple fait qu'il croit, comme le poète, à la parole ... et avec elle crée ... distille ... prodiges concrets avec ce qui en lui persiste d'un "instinct du ciel"... (2)

    (1) Thoreau

    (2)Mallarmé

    ............................................................

     

    Mon chant n'est pas artificiel
    J'hésite souvent parce que je cherche
    en dessous de terres profondes
    en ramenant toujours
    avec les mêmes sondes
    les pièces d'un trésor enseveli vivant
    depuis les commencements du monde

    Jean Genet

    LABYRINTHE(s)...

     

    Dans un monde désenchanté , le bénévolat comme un Art des activités ordinaires...

    En témoignage d'une nature humiliée par l'humanité...

    ...Ou plutôt une confession qu'un témoignage...

    ...Parce qu'il s'agit ici de l'"intémoignable"...

    Le témoin radical, est celui ou celle qui n'a pas pu témoigner; celle ou celui qui a atteint le gouffre, calciné ...

    Alors un témoin d'emprunt parle à sa place, - "témoigne d'un témoignage manquant"... témoigne de l'impossibilité de témoigner... pour briser les dogmes les mieux établis parmi les hommes ... pour s'aider à voir au-delà...

    Dès lors que cette interaction est un tant soit peu vigilante, elle conduit l'individu à repenser son existence, à vouloir l'arracher aux stéréotypes qui font son ordinaire trop souvent esclave des conformismes de la vie sociale.

    L'entraînant à agir en une séquence de circonstances, toutes transitoires, occasionnelles, imperceptibles parfois, infinitésimales...

    La pratique du bénévolat n'est alors pas seulement confrontations à des êtres et à des faits; elle est confrontation à soi, recherche en soi, à travers une allure et un rythme qui composent ce que Thoreau appelait "le poème non imprimé" de l'existence. Mais aussi une tentative d'auto-guérison de notre humanité malade de vision partielle, rationnelle et matérialiste du monde...

    En intensifiant soudainement le sens de certaines expériences de la vie quotidienne, soignant la réalité d'une façon événementielle, s'immergeant dans la société non sans que le sens de l'intervention soit marqué par une foncière ambivalence, on peut consentir, alors, à jouer le jeu de la société, en ce cas le jeu de l'association ( de bénévolat); et inviter en même temps à la dissociation, dans la mesure où l'intervention a souvent un sens critique. Selon une action/intervention qui vise à resserrer les liens entre les membres du corps social, à célébrer les valeurs de partage et de respect mutuel, mais également à exprimer un refus de la société telle qu'elle est, sur le constat d'une imperfection ou d'une perfectibilité de celle-ci. ...

    Pour aller vers une "conscience croissante" comme indiquait Theilhard de Chardin ..

    Scruter l'outre, sans se bloquer dans le contre... et, dans les marges et les interstices... s'"auto-produire" en vue de mieux "habiter poétiquement" le monde; ensemble...

    En effet, les Anciens disaient que l'homme a sur terre un statut poétique, c'est à dire productif... Du mot " poiesis " ... le nom du faire même de l'homme, de cette opération productive qui fait penser et parler une pensée et une parole partagée par une pluralité de sujets et qui sert de fondement à l'intersubjectivité d'une société, dans laquelle chacun contribue à rendre réelle une potentialité...

    Maintenant et aujourd'hui , ce faire, qui jadis nous rapprochait des dieux, nous en éloigne...

    ... Une mauvaise fée, ou on pourrait dire une mauvaise foi, a aliéné et dégradé cette expérience Originaire ...

    La Poésie, "poiesis" , le don le plus originaire , car le don du site liminaire même de l'homme, qui se situe dans la dimension la plus essentielle et qui lui permet d'accéder chaque fois à sa position originale dans l'histoire et dans le temps, s'est transformée en 'le' produit... D'où le mot "praxis"...

    De cette déchirante subdivision de l'activité productive originelle de l'homme naît la dégradante différenciation du travail en travail manuel et travail intellectuel...

    Et le statut de l'homme sur terre devient exclusivement la production de vie matérielle... Un statut uniquement pratique...

    Relié au mal-être de tous dans une société qui est incapable de promouvoir le bien commun, de pratiquer le partage et la gratuité et qui est incapable de solidarité.

    Une société qui n'est pas productrice de valeurs d'amitié , de respect ou d'amour, mais qui au contraire est source et objet de violence.

    Une société qui a oublié ... mais qui est aussi en même temps, peut-être, en train de se remémorer ..

    Au nom de cette réminiscence, je vis mon engagement bénévole dans la sphère extrêmement allégorique du troisième âge ... quand ad-vient la longue douleur de ne plus rien savoir... mais aussi, dans sa transversalité analogique, la conjonction et l'unité parfaite des complémentaires, comme au bout du procédé imposant et exigeant de l'Opus alchimique, scandé par les différentes phases spirituelles d'une évolution croissante... Une Évolution qui va de l'atome d'existence de la matière à une complexité telle que nous n'en connaissons pas les limites...

    Face à la blessure ... de la réalité visible de la mort,de la vanité de nos réalisations et de nos pouvoirs sur le monde ... du moi qui vole en éclats ... mon action bénévole tente de réactualiser l'instant poétique qui relève complètement de la logique de l'échange symbolique... Donner moi même, Recevoir la confiance de l'Autre et Rendre une re-constitution , à un niveau de réalité non ordinaire , du Lien ... dilaté d'une conscience cognitive, affective, intuitive...

    Le cheminement que cet exercice engendre est tellement dense que, si on le reconnaît, il nous ouvre à la lumière de l'intelligence intuitive au delà de l'efficacité relative de l'intellect rationalisant.

    A l'opposé, sur son déni s'installe la déroute morale et intellectuelle de notre société ... et de notre culture.

    Comme le château du roman de Kafka, qui pèse sur le village de toute l'obscurité de ses décrets et de la multiplicité de ses bureaux, de même notre culture accumulée a perdu sa signification vivante et pèse sur l'homme comme une menace en quoi il ne peut absolument pas se reconnaître.

    Suspendu dans le vide entre vieux et neuf, passé et futur, l'homme est jeté dans le temps comme dans quelque chose d'étranger qui sans cesse lui échappe et toutefois l'entraîne vers l'avant sans qu'il puisse jamais trouver en lui son point d'ancrage...

    Et la mort et le mourir, dans les vicissitudes de leur dénouement, lequel connaît le drame de la double impossibilité d'entreprendre l'expérience mentale et existentielle de la vie in-finie et celle de rester vivant auprès de soi-même, ramènent à la lumière cette évidence souvent refoulée...

    Toutes choses que la littérature et la poésie, l'art en un mot, n'ont jamais cessé de Dire dans le désert de notre bruyante et terrorisée civilisation du bien-être et de la fragmentation... Qui a éliminé de sa réalité tout ce qu'elle n'arrive pas à expliquer, qui a créé des points fixes dans un monde en mouvement , en trans-formation ... Et qui a changé le "mystère" de la Mort qui est du côté de l'être, en un "problème", qui est du côté de l'avoir...

    "Ce monde de la Fin ordonne que les signes des Cieux ré-obtiennent du Sens...", exhorte le philosophe et poète Rubina Giorgi.

    C'est à dire. Avoir une attitude sacrée par rapport à tout ce qui existe et qui est vivant... Parce que chaque instant est fondement unique et inégalable, le plus important; c'est le début et la fin; et il va vécu en plénitude; dans sa profondeur comme dans sa superficialité . Être toujours au centre du phénomène, être le centre du phénomène . Ce qui signifie s'acheminer sur un parcours de conscience, qui soit l'ouverture sur une connaissance créative, dans l'oubli des certitudes mécaniques ...

    Et justement , le poète, l'artiste, le bénévole, le résistant en tous genres sont de ceux qui essayent de colmater naturellement l'"imprinting", ce formatage de l'esprit à la pensée linéaire... de revendiquer le droit à l'âme et à la vie comme temple et laboratoire. En esquissant leur destinée sur la spirale des paroles et des actes de la solidarité ... dans un état d'implication et de sursaturation... Qui est inter-action, expérience et recherche, à partir de leur propre existence ...

    Mais l'Art et le Bénévolat, s'ils sont toujours solidaires de contextes et d'usages, excèdent cependant toute fonction sociale qu'on voudrait leur voir remplir. Impossibles à cantonner et à négocier, à monnayer et à assimiler aux prouesses des commerces usuels, ils sont scellés au corps de chacun, sans possibilité aucune d'en faire une exhibition marchande.

    Parce que toute oeuvre d'art comme toute oeuvre de bénévolat, comme toute oeuvre d'existence, digne de ce nom, s'adressent à ce qui en l'homme est inassignable à une quelconque contrainte ; transcendent l'ordre des besoins, donc de la société ; mais cela ne signifie pas qu'elles soient étrangères au monde.

    Au contraire, ce sont elles qui font qu'un monde prend consistance ; en produisant un supplément au regard de la seule fonction.

    Si l'art et le bénévolat, donc, indéniablement, n'existent nulle part ailleurs que dans la société, et de mille façons sont liés à elle, cela pourtant n'autorise pas à les réduire à leur fonction dans la société présente et à un modèle fonctionnaliste.

    Bien au contraire, plus voisins de l'expérience mystique, ils s'adressent à un individu qu'ils "dé-socialisent" en l'incitant à une descente en soi même, méthodique, en même temps qu'ils témoignent d'une expérience où l'être isolé se perd en autre chose que lui ; pour lui permettre de continuer d'exercer le droit/devoir de contribuer à l'accomplissement d'une société qui reconnaît à la poésie et à la culture, au don, au partage et à la solidarité , vécus comme aventure humaine de connaissance, clés de voûte de la libération individuelle et collective, la primauté nécessaire à la réalisation d'une nouvelle pensée , d'un langage nouveau, (même si le monde ne pourra jamais être emprisonné dans un discours) ... vers une faculté plus spirituelle de l'humain...

    Avec le sentiment urgent de la nécessité de réveiller en émergence l'humanité en chacun.

    En premier lieu en considérant et en acceptant la fragilité de l'identité, en réfléchissant sur le concept que l'ouverture à soi et l'ouverture à l'autre sont effectivement deux faces de la même médaille.

    Vers une nouvelle façon d'entendre les choses, plus spirituelle, encore (et en tous les sens), et plus solidaire, cultivée, fraternelle.

    En étant capables d'envisager qu'il y a une communauté beaucoup plus ancienne et élargie que celle de sa famille, ses amis, sa nation : une communauté proprement humaine, terrienne,cosmique .. essayant d'organiser l'environnement humain dans son ensemble comme une oeuvre d'art, et de traiter toutes les réalités sociales comme sujets d'une fable scénique, où tous les acteurs interagissent en participant au processus créatif de leur réalité, en se transformant en artistes dans la production de formes et d'images nouvelles, qui deviennent, surtout, la réalisation finalement accomplie de leur propre vie.

    Mais la condition essentielle, pour que ce fait de culture acquière toute sa valeur, réside, tout d'abord, dans l'ampleur et dans la "choralité" des adhésions, par rapport, surtout, à sa capacité de suggérer un sens de poésie et un maximum de liberté.

    Parce qu'on croit profondément que l'art, pensé à l'instar du procédé sacré de l'existence, en toutes ses formes, comme déjà souligné , art de vivre, en fin de compte, doit proposer la nécessité d'une r-évolution de la pensée , atteignant une pensée complexe, capable d'associer ce qui est séparé et "de concevoir la multidimensionnalité de toute réalité anthroposociale", comme dirait Morin .

    Pour rompre avec les aveuglements et les carences d'une pensée simpliste , apte seulement à diviser et à réduire , mutiler et détruire tous les secteurs de la connaissance et de l'action .. En n'oubliant jamais que la pensée est cette propriété que nous avons, tous, d'atteindre quelque part en nous, les intuitions de la réalité.

    Pour accroître notre niveau d'autorisation noétique... Et opposer une autre parole, là où triomphe le verbe collaborateur...

    Et avec ce travail d'exister , ma navigation dans cet univers d'"affections", aussi si elle décèle la perception d'un dés-accord pas résolu , de même elle soutient l'intuition d'un Accord pas encore dé-voilé...

    Dans l'acte d'écrire, comme dans une conscience collective , envisagée comme condition et champ d'action et qui emploie chacun comme centre et comme moyen , je fusionne mon moi à cette "relation", à ce "lien" d'"unité", re-liant ma voix à toutes les autres ( anciens , associations , institutions et tous leurs acteurs sociaux ) dans l'intention d'une destinée Commune.

    Encore que, ce trait d'union entre moi et les autres, (et) la partie de moi-même probablement la plus secrète, avec ses insinuations dis-pensées, pourrait libérer des failles, le plus souvent étiolées qu'étoilées, par où le sens se perd...

    Parce qu'il s'agit ici , encore une fois , du 'mystère' ... d'exister ... de nos rapports à la connaissance de l'être-au-monde , l'aventure dans laquelle nous sommes tous embarqués et qui nous dépasse...

    Et se confronter à l'ultime changement visible de l'être humain, qui ne devrait, d'aucune façon, être réduit , comme le voulait Freud, à un retour à l'inorganique, pourrait nous aider, avec une approche intégrative et inclusive et une ouverture suffisante pour considérer toutes les voies utiles à notre évolution, à replacer nos existences dans cette perspective psycho-spirituelle...

    Le Sacré, finalement :

    ce qui fait partie de la structure de la conscience...

    Rien à voir avec les dogmes intangibles,

    les rituels incontournables,

    figés dans la structure immobile de l'asservissement arbitraire et définitif des Églises et des États...

    dont la forme extrême est la politique où nous vivons...

    mélangée à des spiritualismes «molestes», encore plus restrictifs et dogmatiques...

    ...............................................................................

        « La situation désespérée de la société dans laquelle je vis me remplit d'espoir. » Karl Marx

     

    Les gens pensaient que ne pas voir le mal, ne pas l'entendre, ne pas en parler empêcherait les san-shi (les san-shi, les trois vers malfaisants résidant dans le corps, s'élèveraient dans le ciel au cours du sommeil pour s'en aller rapporter les péchés de chacun auprès du Maître du Ciel) d'écourter leur vie, car leurs péchés, et ceux d'autrui, passeraient inaperçus.

    C'est de cette croyance que naquirent au Japon les trois singes connus aujourd'hui dans le monde entier...

     

    L'INTEMOIGNABLE...


    Vieillir c'est complexe, subtil et acéré, et l'homme contemporain n'a plus le confort d'une cosmologie sacrale qui puisse conférer au vieillissement une signification partagée par la collectivité ... Jung disait que tandis que le sens de l'aurore de la vie consiste à mettre racines dans le monde, le sens de son crépuscule c'est celui du mettre racines dans l'âme ... et Hillmann ajoute que la vieillesse c'est la grande aventure vers l'accomplissement du soi qui a besoin d'étendue pour se dérouler et s'accomplir... Même l'image de Guggenbühl-Craig du Vieux Désaxé contribue, dans une vision non réductionniste des choses, à une compréhension capable de corriger l'unilatéralité de notre jugement selon lequel tout est à récuser ou à accepter... et elle fait allusion à ce que la 'connaissance' se trouve toujours sur un confins, toujours pas à sa place, là où on ne s'attend pas à la trouver...

    C'est pour cela qu'un geste d'hospitalité au sujet de ce qui finit serait précieux ou... comme le dirait encore Hillmann, une ouverture à certains critères de "croissance" plus complexes et sophistiqués...

    Pour identifier cette zone, ce no man's land ... qui serait entre uneparole et un mutisme, entre l'identité et une non-identité ... personnelle et impersonnelle.

    ...Mais ... toute vie n'est-elle pas toujours faite de ces deux phases en même temps ... personnelle et impersonnelle ... ?

    L'écart entre ces deux processus ce n'est que le début/attribut de la relation... dans un champ de relations plus vaste...

    Chaque (a)perception, chaque concept ou symbole comme chaque interprétation, dépendent d'une position dans un champ de positions.

    Poussé à la limite le champ de relations est constitué par l'univers dans son ensemble. Aucun élément n'existe en soi dans l'univers. Il est relationnellement conçu dans une interaction permanente avec les autres éléments. Ce qui fait sens, ce n'est donc pas l'élément extrait conventionnellement d'un ensemble d'éléments, mais le système de relations qu'entretient cet élément avec la totalité de son environnement, du plus proche au plus lointain.

    Commencer alors à être responsable de notre parole, de nos actes et de notre solidarité avec les autres et le monde, aujourd'hui, tout de suite, d'instant en instant ... et réorienter vers cette possibilité nos existences d'apprentis de la communion humaine , à quelque niveau que ce soit.

    Même si ce type de discours n'a souvent pas sa place dans les livres, formations, stages, etc., qui se veulent techniques, scientifiques et/ou pédagogiques... encore profondément ancrés à la vision d'un monde purement objectif ...

    Et c'est à partir de l'absorbante conviction de l'interaction et de l'interrelation entre l'observateur et l'observé, d'une Connaissance non déterministe et sans relation d'ordre, sans les blessures du "plus que" ou du "moins que", d'une Evolution sans l'opposition primitif-moderne, vieux-jeune , fort-faible, que je centre maintenant toute mon attention à cette relation à l'autre et à son visage ...

    Revendiquant la responsabilité et la liberté d'une implication inconditionnelle... Parce que s'impliquer signifie surtout être lucide sur sa position sociale; s'y impliquer plus ou moins totalement, dans une perspective créative de soi-même et de ses rapports aux autres , dans une connotation existentialiste, qui suppose une responsabilité et un engagement (au delà des ressorts inconscients qui restent sans cesse à explorer), susceptibles de mettre à jour la face cachée de soi-même et de l'autre...

    Mais les institutions continuent à canaliser, homogénéiser, retraduire, en fonction de leur logique propre , toutes les tentatives d'implication, dans la méconnaissance de leur véritable fonction. Et dans un processus de renforcement du pouvoir de domination , en attisant toujours plus loin cette violence symbolique, elles poussent à considérer la parole et les actes du sujet qui "s'implique" comme les "analyseurs" les plus puissants et les plus dangereux pour elles...

    Cette application systématique du rejet de la notion d'implication se résigne à la négation d'une évidence ... celle d'être engagé dans la relation humaine, et dans le Monde, qu'on le veuille ou non. Du micro au macro-système vivant, chaque élément y est impliqué, et inéluctablement, relié et influencé par les autres éléments du système

    Dans un groupe résolu dans son affinité du moment, on est, quelles que soient les circonstances, "impliqué" positivement ou négativement, par le regard, le comportement, l'action d'autrui, sans l'avoir nécessairement voulu; en tant que psychologue ou sociologue, médecin ou infirmier, aide soignant ou assistant social , animateur ou bénévole, observateur/observé, visiteur/visité ...

    On est impliqué simplement parce qu'on appartient à cette unité humaine du moment. On fait partie du "système" relationnel et on ne peut s'en abstraire que par une attitude de type schizophrénique, ou ... contribuer à l'émergence d'une nouvelle sensibilité ...

    Mais... en effet, cette "société" étant profondément inadaptée à la vocation existentielle et spirituelle des hommes, on ne peut s'y intégrer sans casse ...

    Comme dans les maisons de retraite (qui ne sont que le dernier acte de l'épopée catastrophique de notre société) , où on assiste impuissants à la livraison des corps à cette froideur du 'neutre', qui médicalise à outrance un événement naturel comme la mort ... qui traite la chair et l'esprit comme des mécaniques à rafistoler, sans s'interroger sur le sens des maladies et accidents... qui occulte le sens des existences, soustrait par la soi-disant efficience professionnelle... en un mot, qui fait de La Mort un moment escamoté, indigne de toute humanité...

    ...Effet de l'avènement de l'adulte, que caractérise une aptitude remarquable à ne pas penser pour mieux obéir au mouvement du monde.

    L'habitude de la réponse contre la culture de la question...

    Alors ,si l'homme est façonné par les circonstances, il est nécessaire de façonner humainement les circonstances ... et de donner à chacun l'espace social pour l'extériorisation essentielle de sa propre vie...

    C'est la fameuse différence entre changement passif et changement actif, c'est à dire entre celui qui subit les événements et celui qui veut être sujet d'évolution... C'est une question de liberté ... et de pensée... Mais la liberté de penser ne vient pas toute seule : même si elle est virtuellement présente en chaque humain, il faut la développer et l'entretenir par un effort constant.

    Parce que la pensée n'est pas quelque chose d'ordinaire . On ne pense pas pour s'adapter à la vie ordinaire, mais pour élever la vie ordinaire à la hauteur de la pensée .

    Au contraire, à la place de l'attention personnelle , de l'empathie ,de la créativité, qualités indispensables à toute activité humaine... pour chercher toujours des voies nouvelles en toutes choses, pour combattre l'immobilisme de toutes les situations acquises ...,on poursuit un idéal de conformité, de dépersonnalisation et de neutralité émotive.

    En effet, c'est vrai, on fait de plus en plus des formations professionnelles , on les finance, mais, loin de nous la préoccupation de nous poser la question sur leur sens ...

    Leur rôle n'est pas de rendre les gens plus explorateurs ou pensants. Pas non plus de transmettre des contenus, mais de produire des individus comme des rouages, destinés à la machine sociale, voilà leur fonction véritable!

    Prétendant transmettre des savoirs, elles ne font qu'apprendre à obéir , à se comporter en groupe, à se soumettre aux règles, à lutter pour l'adaptation dans le but d'occuper la place du dominant.

    A notre naïf avis , une formation devrait être, en premier lieu, une sorte d'éducation ...un avancement dans le développement des capacités de réflexion critique sur les conditions sociales, politiques, culturelles dans lesquelles les individus existent...

    Mais , à notre époque , elle ne fait que prôner un discours sans fondement, diffusé et répété inlassablement, ne transmettant plus le moindre contenu réel, s'imposant comme le seul et véritable événement digne d'attention; et une quête de la nouveauté en tant que nouveauté , dans une incapacité de recueillement, une agitation sans fin ni finalité.

    Et ces formes, qu'Heidegger appelait les figures de la "vie inauthentique" , accèdent à une position dominante en tant que critères opérationnels et infantilisants , et deviennent des modèles de production autonomes et positifs... Ainsi, dans le vide des enjeux pour le profit et le pouvoir, qui exclut tout ce qui est singularité, mort, douleur, souffrance, "hors-norme"... et qui impose un comportement global d'évitement des événements dérangeants ... la subjectivité fait naufrage... entre une élite de gardiens nocturnes et une masse d'endormis...

    De quoi s'étonner, donc, quand dans les établissements (et aussi dans toute autre structure analogue) , qui devraient accueillir, soigner, soulager, soutenir des êtres qui traversent la phase la plus sacrée de l'existence, on assiste aux plus ignobles désaffections ?

    Le regard qui suit n'oublie pas non plus , en paraphrasant Nietzsche, que si l'on enquête sur le passé d'un fautif, on retrouverait impliqués dans la faute, les parents, les éducateurs, la société en général, et ensuite,bien souvent , les juges mêmes ... C'est à dire, que les actions des hommes réels ne naissent pas du vide, mais surgissent d'intérêts concrets et de conflits d'intérêts, avec des caractéristiques spécifiques, déterminées par le contexte socio-politique qui les alimente... dans lequel , dans le bien et le mal, on est tous , encore une fois,"impliqués"... parce qu'on est toujours indissociables de l'objet étudié ...

    Ce qui ne veut pas dire, pour autant, renoncer à l'exercice de la responsabilité; justement pour essayer de dessiner un lien social où chacun serait aussi l'acteur de la liberté d'autrui .

    En rompant la loi du silence et en s'indignant du mutisme de rigueur... dans cet univers sans normes ni contrôles suffisants... où on entend malheureusement souvent cette phrase " nous n'avons pas de compte à rendre "... qui révèle un schéma de pouvoir totalitaire où le soignant (or)donne et le patient reçoit (et doit se taire).

    Une relation de domination absolue, où la contestation, le refus, l'évaluation, l'expression de l'avis du patient, et on ne parle pas de celui de la famille ou du bénévole, sont reçus comme des agressions par certains soignants; lesquels totalement engloutis dans une relation dérivée d'une culture du plein pouvoir se croient affranchis d'une analyse simple, empathique, qui consisterait à se demander si l'on supporterait ce que l'on impose à l'autre...

    ...Quand se présente le virage où le corps et l'esprit se désarment, ce moment particulier où la personne devrait être véritablement honorée dans son humanité... Quand le physique devient presque infidèle à soi même, et demande le plus de respect ... des gestes gracieux, protecteurs ... des paroles prévenantes , délicates...

    Puisque "l'unique et la seule solidarité entre les hommes est la solidarité face à la mort", comme le sollicitait Albert Camus...

    En revanche, quel est le spectacle qui capte, effronté , notre regard de bénévole abasourdi?

    Les différents visages de la violence ... "extrême" ou "ordinaire"... où la joie de vivre, la solidarité, la compassion, le re-spect à l'égard d'autrui se découvrent vraiment, ainsi que le disait Guattari, comme des sentiments en voie de disparition ...

    ...Attendre trois heures pour être levé et lavé, être abandonnés en fauteuil ,tout l'après-midi, dans les couloirs de la maison, là où on ne gêne pas...

    Par obligation, par paresse ou par facilité, être «contenu», selon l'expression consacrée; contention physique: être attachés; contention chimique: être bourrés de médicaments.

    N'être jamais promenés ; n'être jamais stimulés; ou être conduits à une activité, même lorsqu'on ne veut pas y aller...

    Subir ... la course, entre les toilettes, les changes, le ballet des fauteuils à midi, le goûter... Les incursions dans la chambre sans frapper; le non-respect du rythme et de l'intimité ; parfois être préparés pour la nuit dès 16 heures ,et dîner dès 17 heures, parce que c'est plus pratique...; et une fois dans le lit, les barres levées, rester impuissant... à choisir le moindre geste, jusqu'au matin suivant; se soumettre aux décisions "brutales" de transfert/extradition d'une maison de l'assistance publique à une autre; encore, endurer les changes d'incontinence quand on supplie d'être aidés pour aller aux toilettes; tolérer d'être soignés comme des poulets de batterie: un comprimé fourré soudain dans la bouche lorsqu'on est en train de boire sa soupe ou de sommeiller ... Ou souffrir des soins et des aides à la vie quotidienne mal prodigués , ou pas prodigués de tout ; meurtris de ne pas avoir de réponses aux appels ; peinés de l'absence d'écoute, d'attention, et surtout de présence de la part des médecins ... des curateurs, des tuteurs ; Respirer l'impatience et le mépris d'attendre qu'on fasse les choses soi-même ; traités comme des objets ; rudoyés, brusqués, bousculés ... pour empêcher d'encombrer, c'est-à-dire d'exister ... Et les insultes, les remarques désobligeantes, les cris ... les menaces , lechantage, les privations diverses, l'isolement... l’INDIFFÉRENCE…

    ... De plus, gare à celui qui objecte... Il remet inconsciemment en question le pouvoir soignant, et s'expose bien involontairement à des phénomènes de représailles. Les personnes âgées en perte d'autonomie mentale sont , à souhait, les plus vulnérables. Celles ,encore capables de signaler des mauvais traitements se taisent, parce qu'elles craignent de créer un scandale dans l'établissement où elles résident. Ou, aussi et surtout, car elles se sentent coupables de leur état de dépendance et pensent être à la charge de la société, insignifiantes et sans aucun droit...

    Les témoins, proches ou professionnels en contact avec les victimes, ont souvent tendance à nier les problèmes ou à sous estimer les souffrances des aînés. Arrivant à minimiser les plaintes et à culpabiliser véritablement le malmené-intimidé . ... Dégénérescence du fatalisme qui a tenu lieu de politique depuis des décennies...

    ...Selon une enquête de la direction régionale des affaires sanitaires et sociales -Drass-, 47% des résidents en maison de retraite de l'Ile-de-France sont considérés comme déments.

    L'étaient-ils tous avant leur entrée en établissement?...

    ... Enfin ... Mourir ... Seul . Le corps qui attend d'être embarqué vers sa dernière demeure, dans un cercueil réfrigéré, une chambre désolée, . Encore une fois, seul ... Dépouillé d'amour, d'amitié, de compassion ... Parfois aussi d'un dernier vêtement... Une expéditive cérémonie si on était croyant … Aucun rite de passage, si à l'admission on s'est déclaré athée… Et … personne pour souhaiter bon voyage ...

    Même si on a sur-vécu dans la même maison de retraite pendant plus de quinze ou vingt ans...

    Les mêmes problèmes persistent, avec quelques nuances et quelques "plus", pour le maintien des personnes à domicile... (1) Personnes souvent sans famille, mises sous tutelle ou curatelle, à cause principalement de la maladie d'Alzheimer, approvisionnées de toute une panoplie d'aides, administratives, logistiques, médicales, sociales, théoriquement censées endosser les difficultés du quotidien ... Un petit bataillon formé d'aide-ménagère, infirmier, médecin de famille, assistant social ... qui évolue dans une manque de cohérence et d'interaction.

    Aide-ménagère et infirmier qui débarquent, à tour de rôle, au domicile de l'heureux gagnant... tous les jours, sauf fériés... plusieurs fois par jour ... Pour effectuer ménages et soins, approximatifs, sinon inexistants ... pure ingérence dans la sphère privée sans aucun progrès ou rebondissement, confirmé ou manifeste ...et, avec en prime le turn over permanent... qui ne fait que déstabiliser encore plus le soi-disant assisté...

    Le médecin de famille, qui brille pour la rareté des apparitions ... systématiquement et notamment en situations de besoin...

    Le curateur... ou le tuteur qui devrait être la vigie infatigable de ce petit navire, lequel malheureusement, dans la majorité des circonstances, chavire de partout, qui même en cas de crise ou d'urgence ne prend jamais la peine de vérifier les conditions de vie des usagers. (2)

    Fatigués, affligés, désabusés, déprimés... tous ces clients sont à la limite plus seuls et abandonnés qu'auparavant, envahis par cet attirail d'acteurs sociaux et de services, qui, en fait, se révèlent plutôt inconsistants sinon tout à fait contrariants... Voire dangereux, parce qu'ils les entraînent, inexorablement, sur le chemin des maisons pudiquement dites de repos.

    Où se prolongent, encore plus banalisées, les mêmes logiques de la recherche de "profits" de la part d'investisseurs sans scrupules, qui misent sur la courbe démographique et un marché de la dépendance en expansion, pour s'enrichir avec une activité dont le premier objectif devrait être le bien être et la prise en charge de la personne âgée et absolument pas la "rentabilité", qui est la norme et qui est à l'origine des abominations diverses effectuées sur la chair et l'esprit de l'ancien , réduit à la condition de marché à rentabiliser.

    Comment ne pas se plaindre de ces cruautés quotidiennes qui, additionnées, précipitent les personnes âgées vers une fin cauchemardesque...?!

    Dans un paroxysme de souplesse on pourrait supporter, peut-être, et avec un effort inouï, que pendant quelques jours, dans l'attente d'une indépendance retrouvée, on soit maltraité, et/ou que quelqu'un qu'on aime et/ou un simple être humain, soit traité d'une façon un peu brusque ou avec négligence ou insuffisance...

    ...MAIS si, surtout vers le soir de l'existence, celle là sera l'unique façon d'être considéré... jusqu'à la fin de son propre temps relatif ... l'affaire devient louche, pesante, insupportable, monstrueuse, inhumaine, inacceptable, immorale, incompréhensible, terrible, tristissime ... et on subit l'opprobre des mêmes épithètes lorsque l'on est spectateur passif, acceptant, encaissant, en un silence coupable... ces figures de l'intolérable...

    ...Cette situation nous renvoie à un questionnement, pas du tout déplacé ou provocateur, sur le statut réel des nos doyens: sont-ils encore réellement des êtres humains pour les personnes qui s'occupent d'eux?

    Et, plus encore,les personnes qui s'occupent d'eux, sont-elles encore réellement des êtres humains?

    Où se situent la fraternité, l'égalité ?

    Dans mon escale chaviré en cette politique de la terre brûlée, où dans un amalgame de destin, interdits de dignité, asservis, effacés, et sans aspiration de fuir leurs cachots, moisissent et gémissent à peine ceux qui passent leur vie à la perdre... comme à expier le péché capital ... d'être nés... je revendique mon rôle de bénévole, au delà de sa vision caricaturale et caritative, me refusant à parler pour, mais réclamant pleinement la tâche et le devoir viscéral d'être avec...

    ...AVEC ...tous ces corps réduits à leur plus simple expression...

    Corps improductifs qu'on concentre et conserve dans ces lieux de confinement réservés aux réprouvés, parqués pour cause d'inutilité sociale caractérisée.

    Forcés aux compositions régies par l'institution: emploi du temps, répartition des chambres, renoncement au peu d'autonomie qui reste au profit d'ordres venus des responsables annonceurs des heures du lever, du coucher, des repas, obligeant au déshabillage, au lavage, au calibrage, auxquels on ne consent qu'en abdiquant .

    Évincés avec le même empressement avec lequel on a immolé leur liberté, leur vie, leur énergie, leur existence, au cours de leur période active où ils s'évertuaient à nourrir la machine sociale... Qu'aujourd'hui définitivement les abuse ...

    ...AVEC ... ceux qui, pareillement abusés, vivent et travaillent avec eux et qui ne se révoltent point de cette condition de servitude qui est aussi la leur !

    Parce que, comme le précise Michel Onfray, la servitude définit la situation dans laquelle se trouve une personne pour laquelle les devoirs exigés d'elle sont supérieurs aux droits dont elle dispose. Et esclaves sont tous ceux qui subissent le joug de ces sociétés et n'ont pas d'autre alternative que de se soumettre à l'autorité incontestable de cette vaste entreprise de spoliation des individus. Car, sans ces chaînes ils n'auraient de quoi survivre...

    Que peut-on, donc exiger des êtres humains, en matière de d

    evoirs, quand la société et la politique n'honorent plus rien de ce qui fait le pacte, notamment en matière de sûreté, de dignité et de satisfaction des besoins élémentaires?

    Salaires de misère, cadences infernales (quand on demande à une personne de faire le travail de plusieurs, elle s'y emploie de façon mécanique, brutale, déshumanisée....), précarité de l'emploi, abrutissement, asservissement, soumission des esprits à la démultiplication infinie des répétitions; huit heures par jour, cinq jours sur cinq, onze mois sur douze.

    Pendant plus de quarante ans, dans un espace qu'on n'a pas choisi et où on est contraint de demeurer...

    Que reste-t-il pour vivre?

    Leur condition me met en colère tout autant que celle des "Anciens"...

    Encore plus, quand, en contrepoint, à côté de toutes ces injustices radicales, rayonnent milliers de gestes fugitifs de tendresse et d'attention; paroles offertes, sourires complices, regards amis, affections sincères, sollicitudes prévenantes, pensées émues, de la part d'aides soignant(e)s, infirmièr(e)s, animat(eur)rices…Des insoumis qui, avec ces actes de l'indicible … r-ésistent …

    Et tyrans ceux qui se font les administrateurs, les fonctionnaires, les percepteurs de cette logique perverse de la désinvolture ... qui requiert l'homologation de tous les hommes comme condition de leur existence.

    Qui nous répète qu'on obtiendra le succès plus facilement si on s'adapte aux exigences des autres ... que ce qui "paye" c'est l'uniformité la plus rigoureuse ... que la capacité de s'adapter à l'organisation est la seule condition pour avoir une quelconque influence sur elle ... et naturellement on renonce ainsi à réaliser soi-même...

    Du reste, si on tente d'élever une objection, on trouve toujours quelqu'un qui nous convie à une saine vision réaliste des choses ... même si on reste convaincus qu'une acceptation sans discussion de l'existant se rapproche plutôt d'une position surréaliste que d'une représentation fidèle du réel ... (tout est nécessaire ou possible, et rien n'est simplement réel).

    Mais encore, on veut nous expliquer, dans le but d'éviter que l'adaptation soit vécue comme une coercition, que le monde dans lequel on vit c'est le seul et unique possible et que n'existent pas de meilleures possibilités d'existence... et que les obligations et l'obéissance demandées ne sont que des conditions naturelles...

    C'est pourquoi le conformisme devient la condition d'existence de l'inconscience de la conscience homologuée ...réduite au minimum de l'élaboration des contextes vitaux; autonome, séparée, impassible ... Laquelle oublie , premièrement, que l'égalité , en général , n'est pas un but à atteindre . Elle est un point de départ. Et que dans une société qui n'est qu'une machine à décérébrer , qui prêche le désenchantement du monde , le pessimisme généralisé et qui brise systématiquement l'humanité dans l'humanité, vibre une urgence : rétablir l'équité.

    Non pas après s'être demandé qui n'est pas victime ou criminel dans notre État-police-de-conscience... .............................................................................

    (1) ... à part, une brève section sur un "destin" particulier, dont j'ai été le désappointé témoin, dans le paragraphe:. M: Le Travail d'exister et de résister ...

    (2) À peine un tiers des gérants, dit-on, leur rendent visite ... De plus... il serait souhaitable d'exiger des gérants de tutelle qu'ils puissent se prévaloir d'une formation sérieuse, mais aussi qu'ils accompagnent psychologiquement les personnes protégées ... Ou qu'ils les accompagnent 'tout court'...

    ... En outre, le juge des tutelles qui aurait l'obligation d'entendre scrupuleusement et régulièrement la personne qui va être protégée, semble-t-il , n'en auditionne qu’une sur trois seulement ... encore que ... "Qui juge les juges?" ...

    ...........................................................................................................

     

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    Published by ERG - dans ESSAI
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    20 avril 2011 3 20 /04 /avril /2011 19:37

    "... Forcer les portes que chacun préfère frôler sans y toucher..." 'Faust', Goethe


    L'EUTOPIE DU BENEVOLE


    ...Faire l'expérience directe des règles, signifie reconnaître leur caractère conventionnel et infondé...

    ...Comme faire l'expérience directe d'une notion molle du bénévolat qui ne remet rien en cause et qui tient les problèmes sociaux pour une fatalité sur laquelle on n'a pas de prise, laisse place à l'exigence d'une solidarité active, fondée sur l'exercice d'une conscience critique... au dehors des limites de toute société… pour les errants et les conquérants de l'inutile ...

    Qui répondent: présent au présent,

    Qui ne s'en absentent pas...

    Parce que s'en absenter prendrait la forme de la personne qui dit avoir obéi aux ordres pour justifier l'horreur...

    ...Après tout, la tâche d'un être humain libre face à une situation d'avancée de la barbarie n'est pas tellement de rêver dans quelle situation idéale il aimerait vivre, mais d'assumer la liberté qui existe dans chaque fait de résistance, en reprenant là le concept de Deleuze, pour qui résister, c'est créer, construire .

    Construction qui passe par le développement d'une myriade de relations "non utilitaires" avec les autres, avec le monde et nous mêmes...

    ...Parce que l'efficacité de chaque acte libre se trouve dans l'acte lui même.

    Tout ce que nous pouvons faire c'est "faire ce qu'il faut faire"...

    Et au delà du "bénéfice" de l'acte, qui pense l'engagement encore en termes d'"utilité", et qui n'est, en effet, qu'une impression de surface, nous intéresser à ce qui, dans chaque situation, apparaît et existe comme défi et être ...

    La grille qui en résulte et qui vient à la vie, est animée de vibrations insoupçonnées et augmentations soudaines d'énergies, coagulations de lumière, tunnels secrets, surprises... Qui dans une mosaïque de regards, déliés entre eux ... seulement en apparence ... suggèrent... indiquent... la voie que l'ancien oracle de Delphes manifestait comme celle de la santé de l'âme ...

    A suivre ...pour ne pas se laisser envahir par certaines psychologies de l'adaptation, de plus en plus prédominantes, qui invitent à être toujours moins soi-même et toujours plus convenable à l'apparat; à ajuster ses idées et réduire les dissonances pour les harmoniser à l'ordre fonctionnel du monde ; à conformer sa propre conduite , de manière indépendante à ses propres sentiments et ses propres idées.

    A adopter... pour ne pas accepter la situation paradoxale de nos sociétés conformistes et homologuées , où l'authenticité , l'être soi-même, le connaître soi-même , tout ce qui s'éloigne de la recherche d'intérêts ou de pouvoir, toute pratique de solidarité , deviennent quelque chose de pathologique, ou apparaissent comme étant optionnels, simples questions d'opinion , et réveillent même quelque "soupçon" ... ...

    Face à cette logique qui phagocyte l'humanité et détruit la vie et la liberté, assumer concrètement cette "résistance" et la ré-proposer comme "exigence ontologique" .

    Effectivement, dans mon action "eutopique" de bénévole décidée à rompre avec le cercle vicieux du malheur et du secours, voulant aller de la simple solidarité sociale vers la fraternité humaine , je me suis retrouvée, plusieurs fois, confrontée à l'"activité jugeant" de l'Ego débordant de ce "système social", qui se dresse en censeur de toute pratique essayant d'endiguer l'expérience dévastatrice d'une politique qui a pour objectif premier de placer les individus dans un rapport inversé au monde.

    Les contraignant à accepter que les relations entre les êtres passent par l'argent et que l'échelle des valeurs soit établie par la rétribution... les obligeant ainsi à consentir à l'inégalité...

    L'axiome sous lequel fonctionne ordinairement le dit système... Enfanté par la rhétorique des deux "princes de la guerre" du siècle dernier, l'État, qui affirme: sans pouvoir, on n'est pas , et le Marché , qui prétend : sans richesse on n'est pas...

    Et auquel, le bénévolat, né de ses interstices, s'oppose, ou devrait s'opposer ; au nom de la joie, de la créativité, du rêve... du don ..

    Mais chacune de ces insolites ouvertures ne prendront de sens qu'à la condition qu'une véritable expérimentation sociale en soit le guide, conduisant à une évaluation et à une ré-appropriation collective, enrichissant la subjectivité individuelle et universelle, plutôt que de travailler, comme c'est malheureusement trop souvent le cas avec les mass-médias actuels, dans le sens d'un réductionnisme, d'un sérialisme, d'un appauvrissement général...

    Le bénévole doit alors faire cet acte de passer de l'aide, aux actions de transformation du système, qui est générateur structurel des causes qui demandent le bénévolat ...même si ce concept de "pratique" se trouve, aujourd'hui, momentanément on l'espère, affaissé… ...

    Dans ces conditions, il doit observer et comparer, raconter ce qu'il a vu et vérifier ce qu'il a dit; ne pas penser qu'il ne lui est pas possible ou pas nécessaire d'en savoir plus, car l'obstacle n'est jamais dans l'ignorance, mais dans le consentement. Ne pas se satisfaire de ne pas "pouvoir" faire quelque chose par l'assurance que d'autres ne le peuvent pas davantage ... Et contribuer ainsi à inventer quelque chose comme une politique à la première personne, dans des formes d'organisation nouvelles, où les distinctions entre le social et le politique, la classe et sa conscience, le singulier et l'universel, etc. s'effacent, et où la signification politique de ses actes est immanente aux actes eux-mêmes.

    Cela permettrait d'évaluer aussi dans quelle mesure l'activité bénévole, en tant que don et échange de réciprocité, puisse aider à redéfinir les besoins, les échanges et les droits, sociaux...

    Mais, pour faire ça, seul une organisation ouverte à l'exploration, un groupe où chacun a besoin de l'interpellation de l'"autre" pour cheminer vers ses valeurs ultimes et pour en faire une véritable force intérieure, peut fournir les instruments, les programmes et les espaces de débat qui canalisent les efforts individuels vers un produit de signification sociale authentique ... Une organisation qui ne se limite pas à l'assistance ou au repérage de biens et de ressources, mais qui introduise des visions antagonistes à l'intérieur de son engagement volontaire. Au moyen d'une logique extérieure à la logique du profit économique dominant dans notre société et qui représente un conflit potentiel , en termes éthiques , avec les promoteurs de l'enrichissement individuel considéré comme le fin ultime de l'homme... Avec une conscience de la complexité des contextes sociaux modernes, habile à stimuler rôles et solutions, et capable de se dessaisir d'appels à l'exemplification. Des associations de bénévolat comme des antennes pour des besoins plus nouveaux et plus sociaux... Qui considèrent notre société, non pas seulement comme un organisme productif, mais comme une communauté d'hommes et femmes, vivants ... Qui aident les faibles à livrer combat à leurs oppresseurs... Qui comprennent pourquoi les choses ne marchent pas... Qui affrontent directement les problèmes et cherchent des solutions nouvelles pour les résoudre ... Qui agissent librement pour un monde qui soit meilleur pour toute l'humanité... ...Qui ne confondent pas le bénévolat, qui a comme fondement le don comme réciprocité qui crée lien social et relations avec les personnes, avec la philanthropie qui se fonde sur le don comme "munus", simple concession qui crée dépendance en qui le reçoit... Qui ne se laissent pas transformer dans une 'ultérieure' ressource disponible pour les administrations publiques diverses, en outils, moyens opérationnels à bon marché dont les gestionnaires peuvent se servir pour des démarches absolument étrangères et le plus souvent opposées à l'éthique du bénévolat même, comme la réorganisation de l'État social orientée au but prioritaire de l'abattage des coûts; à l'extériorisation de fonctions et services , autrefois organiquement afférents à l'organisme public, selon le même modèle d' "outsourcing" qui guide la restructuration industrielle, formant ainsi un second marché du travail dans le champ des services aux personnes, moins garanti et plus motivé , etc. etc. etc. ..

    Mais qui, surtout, comprennent que le rôle du bénévole a changé ... et qu'il est le témoin d'une exigence et l'acteur d'un changement radical dans la société civile... le geste de contestation le plus radical contre la mondialisation marchande qui voudrait que le temps ne soit que de l'argent.

    Parce que, comme disait Guattari:" Si on ne réinvente pas ces pratiques de solidarité, des praxis de la construction de l'existence, on risque de s'engager dans une épreuve de dépression catastrophique. On ne peut espérer recomposer une terre humainement habitable sans la ré-invention des finalités économiques et productives, des agencements urbains, des pratiques sociales, culturelles, artistiques et mentales. La machine infernale d'une croissance économique aveuglément quantitative, sans souci de ses incidences humaines et écologiques, et placée sous l'égide exclusive de l'économie de profit et du néo-libéralisme, doit laisser place, réhabilitant la singularité et la complexité des objets du désir humain, à un nouveau type de développement qualitatif,"... à un certain nouveau regard...

    Celui du bénévole/insoumis, qui à l'optique sèche et aveugle au sens de la vie, de l'expert et du technocrate, pro-pose la vision toujours neuve, épurée, disponible de l'enfance et de la poésie... Constamment en condition d'émergence, pour ré-orienter les finalités technologiques, scientifiques, économiques d'un État qui se fonde non pas sur le lien social, dont il devrait être l'expression, mais sur sa dé-liaison...

    Travaillant, en résistant, ce qui fait échec ...toutes les chaînes de l'opinion courante sur la naissance, la mort, le désir, l'amour, le rapport au temps, au corps, aux formes vivantes et inanimées... Dans une transgression innocente , qui forge des enlacements polyphoniques entre l'individu et le social.

    Promouvant dans tous les lieux où nous agissons comme bénévoles la perspective d'un choix de la diversité, du dissensus créateur, de la responsabilité à l'égard de la différence et de l'altérité. Une écologie mentale des rapports interpersonnels de type nouveau, une transformation des mentalités et des habitudes collectives, sans lesquelles il n'y aura que des mesures de « rattrapage » à la misère morale, à la perte de sens qui gagne toujours davantage la subjectivité des populations déracinées, non garanties et qui abolit la différence spécifique entre les expériences du monde qui sont à la base de tout besoin "communicatif"...

    Presque, alors, expérimenter dans un parcours de conscientisation commune, une sorte d'auto-éducation, mais différente de celle que jusqu'à maintenant s'est faite l'instrument final de l'homologation des êtres... Une éducation qui soit connaissance qui UNIT, et qui soit capacité de se comprendre, de se lire, d'être intelligible, capacité de percevoir l'existence des autres et de toute chose, par Reconnaissance, dans un principe d'équivalence, parce que nous existons nous-mêmes avec ces réalités .

    Une éducation selon laquelle chacun est pour un autre cause de savoir, sans transmettre nécessairement aucun savoir spécifique; mais simplement le poussant à mettre en oeuvre la capacité qu'il possède déjà, la capacité que tout homme a démontrée en réussissant sans maître le plus difficile des apprentissages: celui de cette langue étrangère qu'est pour tout enfant venant au monde la langue dite maternelle. Suivant la leçon du "maître ignorant" Jacotot, dont le philosophe Rancière se sert pour dénoncer la dissonance inouïe sur laquelle se perpétue le paradoxe extrême des pédagogies de notre époque...

    Observant cette ligne de fuite "penser notre vie en termes d'actions restreintes et d'universel concret", comme spécifie le philosophe et psychanalyste Miguel Benasayg; avancer un autre mode de fonctionnement; marquer une volonté radicale au changement, ici et maintenant, dans les esprits et dans les corps; prouver qu'il est d'ores et déjà possible d'agir selon une 'autre logique', qui ne soit pas celle productiviste du profit, de l'autoritarisme. Dans des dynamiques transitoires, arriver à mettre en question le système lui-même ; célébrer les idées de bien commun, d'intérêt général, de droits universels , de gratuité et de ...diversité, pour un avancement humain dans la solidarité.

    Irréductibles, refuser et résister aux injustices, aux inégalités; de plus , si c'est inimaginable pour certains ou malheureusement infaisable pour d'autres...

    Rêver, s'indigner, livrer bataille pour une autre civilisation dans la convergence des combats; parce que toutes les luttes n'en forment en réalité qu'une seule ; n'importe quelle lutte, si on pousse la réflexion au bout, si on veut trouver des solutions réelles et durables, rejoint toutes les autres, par le haut , dans une "fusion" dynamique et féconde d'élargissement et d'enrichissement au lieu d'une juxtaposition hétéroclite, limitée, et finalement stérile... Et débouche sur la nécessité d'une transformation totale...

    Oeuvrant pour un avenir, aussi peut-être en forme de peut-être ...

    Et même si on n'avait pas ( chose qui n'est pas le cas ) une seule proposition concrète à formuler ( véritable chantage à refuser ) la révolte ne serait pas moins justifiée .

    "L'indignation est un commencement . Une manière de se lever et de se mettre en route...", explicite Daniel Bensaïd.

    Une action qui porte à l'amélioration personnelle et collective . Parce que lutter , critiquer les totalitarismes existants, proposer d'autres modes de vie ensemble..., apprend surtout à vivre concrètement autrement, évitant de reproduire les aliénations et oppressions contre lesquelles on lutte; à remettre en cause nos mentalités , à les changer en vivant différemment sur tous les plans ( économie*, politique, relations, éducation...). et permettant de la sorte de changer de société...

    ...Une société où toutes les luttes alors deviendraient inutiles...


    *Encore une fois, à propos des mots, parce que le "dire" ne "reste" plus caché derrière le "dit"... le jeu de l'étymologie peut nous venir en aide...

    Par exemple, dans la langue grecque, la parole économie apparaît comme mot composé: oikos et nomìa, nomos ...

    Oikos, dans son sens le plus étendu signifie demeure; mais il indique aussi, dans une signification plus forte, plus métaphorique, le lieu dans lequel On Est, dans lequel on trouve enfin le repos . Le lieu de la "non errance", du "non erreur"; qui nous renvoye à un ordre de vérité...

    Nomos signifie valeur,loi...

    De cette façon le mot économie, semble donc doublement engagé avec le thème de la vérité...plutôt...

    ..........................................................................................

    "La surestimation de la raison a ceci de commun avec le pouvoir d'État: sous sa domination, l'individu dépérit."
    Carl Gustav Jung

    ABSENCE(s) 


    En vue de ce peuple qui 'manque' encore ... continuer dans l'esprit d'aventure de l'âme , faire déborder l'entier, la profusion de plénitude ; respirer son excès d'inconnu et d'inconnues .

    Répondre à l'appel ... dé-tisser l'oubli de l'être... Au lieu d'oeuvrer au rétrécissement, aux constrictions ...

    Même si on "sait", et on le sait depuis longtemps, que les défaites de la partie la plus ambitieuse des aspirations humaines se répètent de manière cyclique...

    Même si on a du mal à comprendre pourquoi certaines choses conquises dans l'expérience commune, à la recherche convaincue de buts extraordinaires et difficiles puissent être réversibles; même si on a de la peine à supposer que certains points de conscience atteints en incandescence soient révocables... même si c'est inconcevable qu'on fasse marche arrière et qu'on puisse éteindre le sentiment que l'homme soit Dieu à l'homme.

    Et se dire donc que , peut-être, au cours de l'histoire , on ne s'est jamais vraiment efforcé de manière universelle à comprendre l'essence de l'"affectus" du "bonum commun", auquel plus il y a d'hommes qui y participent, plus il y en a pour tous, comme aurait pu dire Spinoza.

    Et s'évertuer alors à pénétrer le rapport entre amour et connaissance , de soi et de l'autre... En s'inscrivant dans une pratique et se mettant à l'épreuve du réel... Mais , sur une voie de démesure, élargissant nos visions humaines vers une passion et un horizon cosmologiques...

    Pour re-trouver un autre niveau de l'existence , le Commun, comme expérimentation qui nous regarde, tous ! Pour renouer avec un bonheur , qui soit harmonie, coïncidence avec l'être, dépassement des pulsions immédiates, des calculs... ...Quand on se sent ré-uni à un ensemble, à un tout... Dans l'organisation de choix infinitésimaux greffés en résistances moléculaires dans l'étoffe très serrée du quotidien des sans-voix; où on peut choisir la commodité, la stase , le mimétisme, finissant par construire une vie de déserteur, ou embrasser la connaissance, la résistance, le devenir .. pour une auto-structuration et une auto-valorisation du temps ...

    Ce que Jack London appelait le Sud de l'existence, ce pôle où l'expérience coïncide avec son récit, l'écoulement d'une présence commune, qui ne sait se dire autrement...

    Mais il y a des comportements, des manières d'être et des usages de relations sociales qui nuisent à la vie car ils lissent la multiplicité et masquent l'unicité dans la dépersonnalisation, ne tenant pas compte des lois de l'unicité, des particularités et des individualités ; qui augmentent les contraintes, créant des tensions accumulées.

    C'est pour ça, encore une fois, que le bénévole,comme le poète, tente avant tout de re-conquérir le cri de révolte face à la nécessité et face à toute aliénation de la condition humaine...

    Et à ce moment-là, le simple fait de se rencontrer les uns les autres devient en soi une action contre les forces qui nous oppriment par l'isolement, la solitude, la transe des médias ... La convivialité que le bénévole essaie d'apporter (dans notre cas) en maison de retraite régénère de la sorte l'expansivité de la générosité, qui lutte pour devenir le coeur d'une nouvelle société, évoluant à l'intérieur de la carapace corrompue de la vieille... Et réactive un investissement qui l'aide et aide à dessiller les yeux devant la douleur de tout un peuple dont on a défiguré la parole, devant la réalité rugueuse d'un absurde rationnellement installé dans le quotidien...

    Un quotidien,redoutable, et qui manque de précipiter dans ses artifices tout le monde : aîné, travailleur social, bénévole ; lesquels, parfois marqués profondément par la faiblesse des ressources symboliques de notre culture , risquent de réagir aux événements et aux situations, de façon plus ou moins adaptée, c'est-à-dire par conditionnement,sans qu'il y ait le concours de la pensée réfléchie et explicite.

    Dans une mortification de la demande constitutive de la conscience , qui la condamne à rester clandestine dans la relation sociale , avec les dangers connectés à la régression émotionnelle qu'on constate chaque fois qu'elle est contrainte de devenir un état d'âme muet...

    Heureusement cet habitus peut être renversé si un individu réalise ou subit une transmutation de son univers symbolique… …Il s'aperçoit alors que les effets de cet essor de conception se ramifient dans l'ensemble de son espace jusque dans ses gestes de tous les jours... unifiant culture professionnelle et culture du quotidien , le travail et la vie; se déployant du désinvestissement à l'enrichissement de soi-même...

    Même si cela suppose que les travailleurs recouvrent la maîtrise des conditions, des outils et des buts de leur travail commun ; une nouvelle culture où les activités productrices cessent d'être des obligations extérieures pour retrouver leur autonomie, leur diversité, leur rythme et se convertir en joie, communication, c'est à dire en art de vivre... pour devenir une tâche et une vertu partout présentes, réglant en permanence la vie individuelle et collective.

    Cependant, pour l'instant, l'intérêt qu'on porte à la personne âgée n'a pas comme but celui de la ramener à l'intérieur de la dynamique sociale ou de l'accompagner dans l'accomplissement du soi (ce qui serait déjà trop beau), mais de la neutraliser avec une panoplie de conforts (dans le meilleur des cas) ...

    Quand , en revanche, au-dehors de la possibilité de contrôle de la technique médicale. l'essentiel serait la com-passion et tout mettre en oeuvre pour en favoriser l'éclosion ... donner un sens à la maladie et à l'usure du temps, pour toutes les significations subjectives et spirituelles qu'elles possèdent

    Miguel Torga chirurgien et poète portugais avertit : "Je trouve que l'homme est une énigme sacrée. Quand il est malade, elle est plus sacrée encore. En tant que médecin, je suis confronté à l'homme dans le moment le plus significatif de sa vie. Cela touche presque à la poésie, parce que la poésie est un absolu et que la maladie et surtout la mort sont aussi des absolus. »

    Malheureusement , cette demande du cœur, même si elle est la condition première pour que toute existence trouve sa justification... ne trouve pas de réponse dans l' échange émotionnel avec le monde … Car… une certaine science, ...persiste..., incapable de réaliser un savoir efficient sans supprimer la vision du monde propre à la conscience individuelle; laquelle, dans le seul secret, peut continuer de se poser la question la plus ancienne sur le sens de toutes les choses...

    De ce fait toute la structuration de notre civilisation donne l'impression de nier à l'ancien tout futur ; jusqu'à laisser entendre que s'occuper professionnellement du troisième âge soit à considérer un travail "de pure perte"... Car la majorité des idées qui se rapportent au service , ont été dérivées des représentations concernant la production.

    Mais il faut justement , pour penser le service d'une manière adéquate, le libérer du paradigme de la productivité.

    Selon cette logique notre société continue de favoriser l'existence d'une force travail sous-payée, non respectée, chargée de ressentiment et récalcitrante , qui n'attend que le moment propice pour se délivrer de la dégradation contenue dans l'idée même de son travail. Tout cela procure une exécution aride, privée de fantaisie , au pouvoir d'imagination limité.

    Et alors ... contre le service comme servitude , la nécessité dans la vie de chacun de re-conquérir imposante, l'émergence de l'autre, à ne pas entendre, pourtant , comme purement extérieur à ma personne, mais comme présence qui me constitue... Et qui m'accomplit...

    Pour pouvoir dire je, on doit pouvoir dire tu ...

    En fait chacun d'entre nous vient à la vie, inexorablement , dans un réseau de relations qui lui précèdent et , de la même manière chacun va à la rencontre de la mort, toujours marqué par un réseau de relations, également impossibles à dominer...

    L'autre s'impose au je, à partir du fait que ni naissance ni mort, sont à la disposition absolue de l'individu. Dia-loguer, est une condition inhérente à l'accomplissement et à la réalisation de la liberté.

    ... Pour une idée de service à l'Autre ... en attention constante...

    Qui sera sentie comme humiliation et servitude seulement si on s'identifie avec un ego hautain et autoritaire..

    Et là encore, des charges considérées comme devoirs ou punitions; nettoyer, réparer, recycler, prendre soin, assister, enseigner, accueillir, répondre, mettre en ordre, conserver, tranquilliser, nourrir, guider, deviendront les modèles pour une idée de service thérapeutique et esthétique..."créatif et poétique", comme dirait Proudhon...

    Dans le refus de l'irréversible et de l'insupportable ...

    Où on se situe au niveau de l'écoute ...

    Mais pour découvrir ce qui nous est étranger, il faut d'abord que l'on découvre en soi-même ce qui est étranger...

    Et cela présage une ouverture par rapport à nos habitudes mentales et affectives, et une avancée en ce qui concerne le sens de la vie et le rôle que nous avons à y jouer...

    Sur une voie de connaissance de l'être humain qui intègre à la fois les dimensions spirituelle, émotionnelle, corporelle, cognitive et créatrice, où finalement coïncident travail professionnel et travail intérieur... à quelque niveau que ce soit.

    "Un grand voyage commence par un premier pas", rappelle la tradition taoïste ; alors, faisons ce premier pas ...

    ............................................................

    «Tout devrait être aussi simple que possible, mais pas plus... »
    Albert Einstein

     

     

    M: LE TRAVAIL D'EXISTER ET DE RESISTER


    Un résumé simple et anodin d'un parcours d'accompagnement ...

    Un exigu compte rendu , de faits et gestes …

    Un exemple de ce qui arrive, dans cet univers d'assistance, où les choses vont de soi

    Le calvaire d'une femme , passée d'une relative autonomie à la servitude de la dépendance... à cause de l'étroite vision administrative de froids bureaucrates...

    Contrainte de se courber sous le poids de la logique existante et persistante d'une société à deux vitesses, à tous les niveaux et en toutes circonstances...

    Enchaînée aux conséquences d'attitudes et principes évidemment évidés de sens ... existentiel, moral, social, culturel et politique...

    Imaginatifs exclusivement quand il s'agit d'attaquer des suggestions comme celle de ... "dé-fataliser" les "boîtes noires" d'un certain monde social, autant que "les fondements naturels des inégalités", "les nécessités techniques", "la seule politique possible" ; ou quand il s'agit d'ironiser sur des recommandations telles que: encourager à "réapprendre le respect", de soi même et de l'autre pour contribuer à ouvrir des nouveaux espaces du possible à l'action humaine, en particulier à celle des plus démuni(e)s /dominé(e)s...

    Mais, bref !

    J'ai rencontré Madame M. chez elle, dans son petit studio , la fierté de toute son existence... Veuve, sans enfants; loin, quelque neveu lointain... S'employant dès l'âge de treize ans à gagner sa sur-vie , elle se dit satisfaite et orgueilleuse , excepté quelque regret pour ses lacunes de scolarisation, de son parcours de fille d'ouvriers, grimpée de la campagne à Paris, grâce seulement à son courage et à son esprit d'initiative...

    Digne, dans son statut de retraitée , quelque épargne à la clé, elle coule des jours paisibles, et à sa cadence, même si un peu isolée socialement... et avec le bruissement des présages précurseurs de la transformation à l'approche ...

    Dans ces conditions, faute de proches présents, je commence à me glisser dans sa vie, doucement, plus comme un familial adoptif que comme une bénévole, dans le but de l'aider, l'encourager, la soutenir... et avec l'enthousiasme, que je croyais appartenir à tous les sujets sociaux et surtout humains qui travaillent en ces domaines, d'une pratique collective dans la tension évolutive de soi-même et des autres...

    Notre fréquentation est une succession de réadaptations à des circonstances qui se renouvellent sans cesse; ses pensées, ses sentiments et ses émotions, mais aussi ses sensations, ses intuitions et ses aspirations, ses relations avec les autres et avec ce que l'on appelle l'énergie, dieu, le divin ou l'absolu, selon les convictions...

    …"Renaissances" après "deuils" successifs...

    Mais bientôt , avec les premières signes avant-coureurs des véritables défaillances physiques, auxquelles je prête les secours initiaux en attendant la lourde mise en marche bureaucratique, et après la parenthèse tragiquement cocasse d'une infirmière, qui "égare" M. au cours d'un bilan de santé à l'hôpital, frappe à sa porte l'"armée du salut" : assistante sociale/curatrice en tête, suivie d'infirmiers, associations d'aide- ménager, repas de la mairie à domicile, etc...

    ...Et l'inclassable chorégraphie se déclencha...!

    Commençant à se rendre compte qu’elle n’est plus en mesure comme autrefois de s'adonner aux occupations quotidiennes, M. se laisse aller à sentiments d'insécurité, d'impuissance, confusion, colère, chagrin, désillusion et méfiance . Choisissant des stratégies qui s'évertuent à réprimer l'anxiété et à éviter le plus possible la confrontation avec son déficit ascendant.

    Des stratégies, comme la négation, la projection ou le retrait dans un propre monde fantastique ou un passé actif, qui semblent lui offrir une aide au maintien de l'image positive de soi-même et qu'elle utilise pour exiler de sa conscience la connaissance de sa propre invalidité et les sentiments de honte et d'inadaptation qui l'accompagnent...

    En plus elle se sent piégée et incompétente, à gérer la disponibilité infinie d'un temps insignifiant ..

    Qui furtivement submerge toute forme de relation, la faisant assister à l'expérience quotidienne et directe de sa vulnérabilité , qu'elle pressent, justement, dangereuse et irréversible...

    En fait tous ces personnels et services qui lui ont été assignés... ménage... courses... santé... "superviseur"... sans parler d'un médecin presque inexistant... ne font que briser son harmonie déjà si légère... Les mesures adoptées qui auraient du, au moins, la faire se sentir entretenue et préservée, se révèlent de plus en plus un échec ... Irrécusable.

    Une maison, négligée et malodorante, toiles d'araignées aux murs des toilettes; résultat: équipe de désinfection de la mairie...

    Clé de l'habitation, laissée à la disposition des différentes aides ménagères dans sa boîte à lettres qui reste toujours ouverte, par manque de serrure.

    Frigo, presque constamment vide, surtout le week-end, quand aucun passage n'est prévu; ni des repas à domicile, ni des soi-disant assistantes de vie...

    Linge sale et déchiré... sans parler de son état d'hygiène.

    Un médecin soignant, par exemple, qui ne savait pas si le dernier infirmier lui rendait encore visite, et qui "me rassure" en affirmant qu'en tout cas l'aide ménagère peut bien accomplir la tâche ...

    Infirmier qui, quand il existe, ne prend même pas la peine et le temps de contrôler qu'elle prenne bien ses médicaments... "entre autre"...

    Des pompiers presque en permanence dans son studio à cause de chutes récurrentes, qui la laissent souvent des nuits entières par terre avant que quelqu'un vienne la secourir... Et avec des vitres cassées qui ne seront réparés qu'après quelques semaines; au mois de février!

    Curatrice qui, alertée des tous ces incidents , trop débordée pour se déplacer, propose que j'exécute des visites surprises à son domicile en prétendant peut-être que je me déguise en inspecteur du travail ...

    Médusée face à l'indifférence et au mépris qui suscitent mes réclamations; atterrée face au tourment injustifiable et immérité de M., après d'innombrables signalisations, restées d'ailleurs longtemps sans réponse, j'arrive à obtenir une ren-contre avec tous les "responsables?" de cette, tout simplement, équivoque atteinte à la dignité humaine ... .

    La très soupirée ré-union a finalement lieu ( tous y étaient, sauf, bien sûr , le médecin-fantôme ) ; mais, en extrême cohérence avec la pure représentation du vide administratif et bureaucratique, elle ne se révèle qu'une tromperie de plus...

    Les choses ne changent guère; carrément ,elles s'aggravent...

    Après une énième chute M. est définitivement hospitalisée pour ne jamais plus rentrer à son bien-aimé petit foyer... Lequel, peut-être, avec ses malheureuses économies , contribuera à payer les mensualités de la maison de retraite dans laquelle elle a atterri, après avoir connu l'enfer des hôpitaux à long séjour.

    Et où M. est maintenant censée terminer ses jours, chose, qu'en plus elle redoutait tellement... et moi avec elle...

    Dans ce tableau de pouvoir absolu qui récompense scandaleusement l'incapacité, en lui donnant de surcroît bonne conscience, une évidence logique s'impose. C'est à dire:le bénévolat peut s'insérer avec efficacité dans la vaste toile des services, évitant de telles ignominies, seulement s'il est capable de créer efficacement des trames de liaison entre les aspects de programmation et d'organisation et les services sociaux et sanitaires, dans une alliance concrète et sereine, de manière à pouvoir accomplir pleinement ses objectifs primaires. Les mêmes objectifs que ceux des individus qui s'impliquent dans son réseau informel d'assistance... Des individus qui devraient pouvoir, librement ,contribuer à l'évaluation des besoins d'assistance socio-sanitaires qu'on doit offrir aux anciens sans se heurter à l'entrave, entre autres, de faux prétextes déontologiques de la part d'un certain personnel médical et paramédical, (pour la bonne raison qu'ils sont le point de déclenchement et la source de la demande à l'égard d'autres organismes, suite aux nécessités et aux urgences relevées à l'occasion de leurs visites) ; veiller, à la valorisation et à la meilleure application des ressources dispensées sur la base des réelles exigences des utilisateurs; repérer les besoins émergents, en anticiper les réponses, ...avec un bagage minimum d'outils opérationnels, indispensables pour oeuvrer de façon conforme aux exigences de l'assisté. Et, en plus, si vraiment la mission principale du bénévolat est celle de former la culture de la solidarité et d'améliorer les conditions de vie des usagers, ce même bénévolat ne devrait plus se laisser conditionner et contrôler de l'extérieur comme on fait pour les ressources publiques ; mais dans des relations de connexion et coordination avec celles-ci, re-devenir l'essence qui anime le fondement du consortium humain et stimuler et contacter les administrations préposées à la tutelle des droits des citoyens ... assumant finalement aussi sa dimension politique .. Invitant toutes les structures de la société civile à partager son esprit pour éviter le risque de déshumanisation incombant...

    Délaisser ces exigences légitime la médiocrité décontractée, à rythmer et régir l'existence d'hommes et femmes, appartenant à la soi-disant catégorie du troisième âge ... sans retour ...

    Même si M., à laquelle ne fait pas défaut un certain sens de l'humour , malgré Mr. Alzheimer , continue de flirter avec son imagination, en s'inventant des journées tout à fait différentes de celles, flagrantes et incontestablement réelles, auxquelles elle doit se plier...

    J'ai observé, enchantée, plusieurs fois, cette drôle de dame - qui cultive un certain goût pour l'absurde, chose qui fait un de ses charmes - regarder abasourdie et en même temps amusée, comme si elle était au théâtre, des opérateurs, qui n'arrivaient pas à comprendre ses aspects communicatifs... Bien qu'ils passent avec elle 8 heures par jour... Ce qui me pose question: de quoi traitent vraiment les cours de formation adressés au personnel d'assistance à différents niveaux, de l'infirmier professionnel, au psychologue, au médecin, à l'assistant social...?

    Mais, revenons à M.

    Dans sa nouvelle demeure , même si elle a tout de suite charmé les messieurs et récolté la sympathie des dames, elle souffre des conversations effarées et désordonnées des autres résidents; de la régulation régimentaire de sa vie; des disparitions et réapparitions quasi continues des rares et précieux objets personnels, désormais les seuls liens avec l'extérieur et son passé ... Ça aussi nous conduit à réfléchir à l'utilité de projeter et fournir des espaces vraiment adaptés aux nécessités des malades. Des espaces personnalisés qui ne les désorientent pas ; où on fasse attention aux bruits; où on simplifie , rationalise, singularise les parcours et les air(e)s; où on individualise les caractères de l'approche, de l'accueil, des comportements de réception, avec attention, beaucoup de respect et de tendresse et... un intérêt sincère... Dans une spécificité qui ne soit pas une simple compassion (le contraire de la com-passion) ou une effacée réception pathétique, effaçante... Insinuant l'impératif d'adapter les services à la personne et non pas la personne aux services… peut-être, la bonne interprétation du slogan ambigu "cas par cas"... et la directive fondamentale à suivre ...dans la gestion correcte d'un service ...

    Mais... en attendant Godot, M., comme la majorité de nos aînés, ayant survécu à leur conjoint ou, sans enfants ni famille proche, est livrée au laisser-aller d'une administration sans scrupules, et à ses serviteurs qu'on a soigneusement privés de conscience... et, en conséquence, des surprises agréables que l'aventure avec un ancien pourrait leur réserver ...

    Parce que, dans mon expérience de l'envol de ces papillons du lendemain, une des choses essentielles que j'ai pu déchiffrer et traverser, a été, et elle l'est encore, une demande d'aide qui sous-entend une recherche de sens, une exhortation de plus au sentiment de responsabilités des structures sanitaires, perdues presque exclusivement dans leurs dérives organisatrices et de formation. Une requête de la récupération de la capacité d'écoute, d'interrogation, d'explication, médiation et interprétation dans la réception des mots et des expressions utilisés du patient pour se décrire soi-même et sa condition propre.

    Dans une démarche, par exemple, comme celle de la "Narrative medicine", avancée, il y a quelques années par un groupe de cliniciens londoniens, qui travaille à trouver une métrique finalement adaptée à gérer les aspect qualitatifs et existentiels comme l'angoisse, le désespoir, l'espoir, la douleur morale, l'anxiété, l'amour, la haine, qui fréquemment accompagnent ou représentent la vraie forme de la maladie. En vue d'encourager un témoignage précis de la nécessité de reconstruire, dans la compréhension du vécu du patient, la relation de connaissance et confiance sans laquelle aucun médicament ne pourra soulager de manière harmonieuse l'état de souffrance qui continue à être un envahissant et indésirable compagnon de voyage de notre espèce. Mais pour le moment, les actuelles énergies socio-sanitaires disponibles sur le territoire se révèlent, dans leur profonde faiblesse, de plus en plus inadaptées à soutenir ce type d'engagement, considérable, et qui requiert des attitudes et aptitudes particulières…

    Dans cette atmosphère, M. vit détachée du passé comme de l'avenir, tout en maintenant une conduite adaptée aux circonstances momentanées où elle se trouve, à l'aide de lieux communs et de généralités dont elle dispose encore.

    Et puisqu'il ne lui reste presque plus rien de ce qui pourrait ressembler à sa vie d'avant l'infirmité…ce qui reste est d'autant plus irremplaçable… pour qu'elle puisse parvenir à faire entendre sa voix ; une voix de détresse parfois, mais aussi de confiance, de tendresse, d'humour souvent… pour préserverl'impression du but, de la finalité, de la valeur même de sa personnalité.

    …Alors, les mots qui restent possibles, les regards, la sensation d'une peau sur la peau, tout cela devient la Vie, le sentiment d'appartenir à la communauté des hommes.

    Pour la préserver du risque de se sentir une chose, un être dévalué et la faire se sentir, en revanche, le sujet de sa vie, une personne irremplaçable dans son unicité..

    Mais, encore une fois, l'expérience dévastatrice de la politique contemporaine désarticule et vide de son sens toute humanité la défigurant aussitôt en une forme définitivement frappée de nullité. Et avec sa puissance de suggestion elle conduit souvent les travailleurs sociaux à négliger que c'est seulement s'il est reçu qu'un message prend toute sa signification, et non simplement parce qu'il est transmis... A oublier que la vérité de l'information renvoie toujours à un événement existentiel chez ceux qui la reçoivent, car son registre n'est pas celui de l'exactitude des faits, mais celui de la pertinence d'un problème, de la consistance d'un univers de valeurs... A ne pas tenir compte du fait que la communication doit être retravaillée en permanence de façon à ce qu'elle puisse s'accorder avec des formes renouvelées dans le social.

    A cette vision distordue de la réalité qui oublie que l'existence concrète est dans le singulier, dans l'improbabilité, dans l'accidentel et le périphérique , et qui ne sait pas reconnaître l'intense activité psychique et la grande demande relationnelle des Anciens, M. est désormais confrontée, à vie …

    Mais, nouvelle Zarathoustra, avec son air un peu bluffeur, un peu moqueur, elle semble nous mettre en garde… nous rappelant que l'esprit qui ne sait pas danser, qui ne sait pas aimer et qui a presque renoncé à son habilité à voler aussi dans le rêve, est inquiétant

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         "Tant que tu ne sais pas mourir et re-naître, tu n'es qu'un passant affligé sur la terre obscure."
    Johann Wolfgang Goethe

    "Il n'y a pas concrètement de la matière et de l'Esprit, mais il existe seulement de la Matière devenant Esprit" Teilhard De Chardin

    (DANS) LE COEUR DE LA MEMOIRE


    La réalité est non seulement l'existence de toute matière que toute chose peut percevoir autour d'elle, mais aussi, l'existence de tout objet de l'univers que tout autre objet ne perçoit pas encore… ébruite le physicien Tan Tai Nguyen...

    … Tout au long de cette navigation d'écriture, c'est cette réalité qu'on ne perçoit pas encore, que j'ai tenté surtout de murmurer, de communiquer …

    Car elle semble obligée à vivre presque exclusivement dans les échos des savoirs et des pratiques, dont pourtant certains éclairs fulgurants soulèvent parfois des zones d'ombre imprévisibles…. dans la trame de ce procès de structuration, déstructuration, restructuration incessantes, de formes, figures, images, qui est la vie… La quête, obscure et semée d'échecs, du récit perdu, de la promesse du côté de l'invérifiable, et qui va bien au-delà de la mort...

    Et qui comme le penser et le langage est commune à tous…

    Mais… séparant l'arbre de la science de celui de la vie, une vision dualiste et linéaire de la réalité a désuni la parole de ce qu'elle dévoile en lui faisant acquérir une consistance autonome.

    L'être révélé et manifeste - et, donc, commun et participable- se détache de la chose proférée et s'interpose entre celle-ci et les hommes, dans une opacité de relation aux autres et au monde ...

    Ainsi le sujet, chercheur ou acteur social, se retrouve dissocié de son objet … aliéné et dépossédé par les monstruosités d'un rationalisme déshumanisant; exilé, dévitalisé, vidé par cette expropriation du commun …

    Toutefois, dans ces années, même si très lentement, surtout dans la volonté de faire rentrer dans la pratique commune et sociale des concepts existant depuis longtemps, la science commence à re-joindre la philosophie et la mystique, et d'une certaine façon devient, d'exclusivement expérimentale qu'elle était, plus intuitive, opérant ainsi un saut qualitatif et devenant presque un exercice spirituel.

    La science médicale et ses applications, qui dans le cas particulier nous intéressent, pourraient, alors et finalement, évoluer en une voie qui soutient le cheminement de l'être au seuil du mystère, vers son point d'accomplissement…

    Selon une connaissance qui unit…qui met en commun-ication, l'aîné, le travailleur social et médical, le familial, le bénévole…pour dérouler le trésor des choses et des êtres, déployés dans leurs multiplicités…

    En conséquence, dès qu'un nouvel individu apparaît dans le service,même s'il n'est pas toujours réalisable instantanément de le saisir, de le connaître pleinement dans ses particularités; même s'il peut souvent nous échapper, estompé qu'on est, la plupart du temps, par les évidences, aller le revoir, l'observer, le scruter… L'examiner encore, dans l'espoir qu'un souffle d'innocence originelle nous enveloppe, et en cet instant là intercepter une lumière, comme celle d'une création enfin révélée, dans la transparence et la limpidité retrouvées…

    Avec soin, aller à l'essentiel de cette vision, comme obéissant à une loi naturelle, à une "poussée" de l'Évolution…qui nous offre la capacité de percevoir et de reconnaître les réalités-d'existence-physique des autres comme celles de nous-même…dans des relations d'échanges continus…

    Seulement à ce moment la signification de la relation commence à s'éclaircir, sortant des brumes de sa confusion apparente, de sa contradiction, de son impossibilité …restituant à leur vraie démarche ceux qui escortent les personnes âgées …

    C'est-à-dire… faire le vide en soi pour mieux écouter, savoir écouter pour comprendre, comprendre pour aimer.

    Le commencement d'un travail de qualité qui est aussi un travail de connaissance de soi.

    Et qui devrait signifier, pour tout un chacun, communiquer, produire du relationnel sur la base de "compétences linguistiques", faisant appel, encore une fois, à ce qui est commun aux hommes…

    Devenant poète... impersonnel et commun… qui puise à la force illimitée et universelle du langage…Parce qu'en sa présence on est tous également, et poètes, et philosophes, et savants …Et dans cette force réside l'espérance humaine…Capable de saisir l'évidence des choses excellentes, cachées, et pourtant… sous les yeux de tout le monde; de déplacer les mots de leur immobilité, de les détrôner de leur rigidité…

    ... Comprendre ça, le vivre vraiment, en faire effectivement l'expérience, signifie choisir de patrouiller sur un chemin de conscience fait d'infinis et imprévus sursauts, vibrations, implosions, explosions de connaissance…

    Subséquemment, l'action dans ces 'maisons ambiguës' où des hommes et des femmes disparaissent, étant en même temps les révélateurs de ce qu'ils révèlent... saurait faire venir au jour les effets inconnus ou méconnus de leurs états crépusculaires, de leur repos presque catatonique… un moi fondamental, super lumineux qui se projette sous une forme sous lumineuse…

    Dans cet univers, où la causalité n'existe plus puisque tous les événements sont accessibles en même temps dans une synthèse de mémoire et d'oubli, de constitution et d'effacement des formes, suspendus en zones d'indétermination et d'indiscernabilité, découvrir, imaginer, interpréter , dans et avec les "affects" qui s'enchaînent, dérivent, se transforment, vibrent, s'étreignent ou se fondent ... la souffrance toujours renouvelée de ces êtres, leur protestation recréée, leur lutte toujours reprise ...

    Deviner le chaos qui s'empare de ces créatures qui avec douleur et angoisse assistent aux pensées qui échappent à eux-mêmes , aux idées qui fuient et disparaissent à peine ébauchées, déjà rongées par l'oubli ou précipitées dans des variabilités infinies dont la disparition et l'apparition coïncident, dans une étreinte de sensations sans ressemblance… Atteindre et pénétrer en ces régions où tourbillonnent ces vivants, dans une entreprise de co-création, comme des composés mélodiques de contrepoints, comme 'motif' dans une autre mélodie...

    Essayer de con-vivre avec leurs "interférences non- localisables" avec leurs secrets "dérobés"... Se rendre sensible et disponible à la perception de la cognition de la fin, faite d'excès; à la perception de la perception du 'saut' qui est s'annoncer ou se sentir annoncé...

    Avancer dans l'horizon de la fin avec le talisman de petites ivresses pour y faire découvertes imperceptibles , retracer les signes fragiles de ce que nous recherchons ….

    Initiation difficile, certes…

    Mais exaltante, pour réincorporer pouvoirs et forces diffusés dans le cosmos et négligés par l'homme.. "Devenant"... la graine individuelle d'un esprit commun, qui donne voix à une volonté plus différenciée et collective... rien qu'une seule d'entre les timbres que la parole peut confier...

    Et loin d'être dans la certitude, être capable d'une question de plus… Du fait que ce qui compte véritablement, vient toujours ensuite. En route...

    Sur la voie d'un exode, d'un faire positif, d'une activité qui ne s'abandonne pas à la finitude, à sa limite inutilisable, à l'adhésion unilatérale à tous les ordres en vigueur, à toutes les règles...

    En violation des « lois des grandes quantités », dans des « structures dissipatives »,selon Ilya Prigogine, susceptibles d'altérer le système entier et d'y insinuer des organisations nouvelles…

    ...où la Loi soit finalement pénétrée comme un principe intérieur...

    Pour re-traverser courageusement la hiérarchie jusqu'à la Fable et effacer toute dualité que l'homme s'est construite, à commencer et à terminer par la dualité souveraine

    celle de Vie et de Mort…

    Afin, tout simplement, de pouvoir exclamer:

    « C'est la première fois que je vois un patient mourir l'avenir devant soi »… (1)

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    (1)"La fée carabine", Daniel Pennac

     

     

     

     

    ....................................................................................................................

    EN CONCLUSION(s)...

     

     

    par Angelo Ermanno Senatore


     

    Jonction, ce n’est pas une fausse unité, mais un ensemble complexe de connexions horizontales et/ou verticales qui réagissent en interaction les unes sur les autres, pour reconstituer des nouvelles cartographies géo philo artistiques/politiques humaines, nouvelles ré/territorialisations existentielles, devenirs révolutionnaires, à venir.
    Une grande alliance néo globale (A.D.S.L. Autonomie alternative, Démocratique, Sociale, Libertaire d’unité des précaires: prolos, exclus, opprimés) est en train de se reconstruire, malgré la puissance de doubles contraintes, (double bind de Bateson Gregory) qui impliquent les dominations idéologiques, bio politiques à travers les dualismes binaires des bifurcations complices "du bien et du mal", de la guerre permanente des pensées uniques dominantes, des "bush et ben laden", faux ennemis qui dans le miroir du faux/du vrai brouillent encore les pistes de compréhension de la pensée complexe qui nous opprime, nous, la majorité des populations aliénées de "Gaia".
    Le brouillage culturel transforme toute tentative de révolte, de resistance/dé/sistance, dans une guerre sémiotique invisible qui aide encore mieux ces nouveaux idéologues maîtres à penser, à dominer, exploiter, opprimer, en récupérant toute transgression au nom de la démocratie, du multiculturalisme, tolérance, communautarisme, libérale, etc.
    Malgré ce brouillage, con/fusion de chaosmose, pour souligner les prévisions de Guattari, une galaxie de résistants est apparue en opposition à cet état des lieux des dominations néo/libérales, lesquelles sont en train de reconstruire dans cette globalisation, qui n'est rien d'autre qu'une troisième révolution (pour les tecnologies, techno-sciences) une restauration du capitalisme qui pourrait nous porter vers la barbarie d'un retour au moyen âge, au repli ethnique pseudo religieux, fondamentaliste, intégriste, nationaliste, communautariste, etc. Comme nous l'a dit déjà Marx dans son interprétation des "capitalismes" dans leur phase avance, des impérialismes, des sovraproductions, superproductions, de la plus-value,etc (c'est le temps aujourd'hui de la "globalisation" de la société de communication, des services, managériale post fordiste, médiatique, parlamentaire, des démocraties libérales en crise).
    L'art, la culture, la politique sont restés seuls dans leur marge pour des décennies.
    L'art a perdu son aura avec le concept de reproductibilité benjaminienne, puis a perdu la puissance de révolte critique radicale des avant-gardes dadaïstes futuristes et situs du siècle dernier, pour devenir un faux art démocrate de masse/massifié, un art sans règles, où derrière une fausse liberté d'expression libérale se cache son vrai masque d'exclusion, qui se montre à travers la sélection des vrais artises révolutionnaires, qui ne se plient pas aux religions, aux lois de la marchandise, du dieu argent (god/gold). Vraies religions à dominer de cette époque pré-révolutionnaire, pré-biblique, barbarie de l'ignorance, où la majorité des gens sont exclus de cette ré/organisation globale de leurs vies, les fameuses bio/politiques...(Foucault, etc.)
    Après l'art est venu le temps de "matraquer/formater" la culture qui s'est transformée en culturel/culturama: staracademisée/intellocraties/staracademicienes, culture d'intello/téléréalité intellocrate (comme les artistes sont devenus les employés de l'art contemporain des institutions en France).
    Fausse démocratie culturelle qui sert seulement une élite mondiale à avoir son art culturel, de distincion/distantion (Bourdieu).
    L'art contempo, la culture de masse est re/tournée à la bourgeoisie nouvelle de ce nouveau capitalglobalism mondialisé des nouveaux riches "globaux".
    Ce spectre de l'art/culture es démocraties, ce sont les fantômes qui hantent le mond vivant des humaines qui devraient habiter en harmonie avec la nature; le monde en poésie. Une néo classe bour
    geoise des ultrariches a trouvé sa culture qui contribue à maintenir sa domination sur d'autres êtres humains, à travers les managers de la société de communicatin, de l'internet, à faire profit sans règles, dans la dictature des flux, des échanges boursiers...
    Le profit devant la vie humaine...
    La politique est devenue aussi une mascarade, une estétisation spectaculaire post/situationniste médiatique où les politiques sont devenus politiciens acteurs du mensonge, sans vrai débat d'idée de culture, de passions idéalisées, d'antagonismes politiques, culturels...
    Comme fut le temps des années glorieuses de '45 à '75, des époques fordistes (sans complaisance ni nostalgie, car on rêve une nouvelle démocratie radicale pour la justice sociale où la paureé désiste, remplacée par le droit à l'existence et à la dignité...pour tous.
    Mais...Le temps est venu de re-politiser l'art, la culture, d'injecter dans la vraie création la semence du refus et de la lutte. Poétique/politique, résistance artistique sociale, un art politique comme ne autre éthique néo globale.
    Le temps est venu de redonner à la culture sa dignité de partage du sensible; et la restituer à ses multitudes spinoziennes agissantes de la néo résistance new globale.
    Et par un étrange mouvement de l'histoire, les catégories des artistes, des bénévoles et des militants chercheurs se retrouvent ensemble pour mettre de l'ordre dans ce cahosmose de brouillage culturel, de l'art, la culture, la politique.
    TOUS ensemble, artistes cyberdada, chercheurs en "extrême jonction", "jonction immédiate"; de la pratique du bénévolat au militantisme social de terrain (aide aux démunis "ici et maintenant") devraient contribuer à arrêter ce retour au moyen âge de ces époques de fascismes orwelliens, chino/américains à venir; des inégalités planétaires dues à la globalisation ultralibérale...
    Ce nouveau militantisme (avec un grand M) d'"extrême jonction" entre toutes ces catégories de résistance , soit artistique, culturelle, politique, sociale des bénévoles militants artistes chercheurs; de jonction des différences, sensibilités, devrait réfléchir à une autre boîte à outils, pour re/construire (en déconstruisant) un art, une culture comme une philo politique, théorie pragmatique, praxithéorie ( qui remplace comme nous l'avons fait pendant des années dans le milieu de l'art ce qu'on appelait "the gost artist for ghost art, the ghost theory" de la fin du siècle passé) une théorie culturelle néo globale, du post modem ( comme nous l'avons écrit dans notre antimanifeste "extrême jonction" de la mouvance globale artistique cyberdada, 1996).
    Une théorie/culture nouvelle pour l'humanité du prochain siècle de ce début dge millénaire, pour les générations à venir.
    Futur proche de devenirs révolutionnaires, d'une autre pensée critique radicale qui suggère une minière de vie alternative à la domination oppression capitaliste, qui nous relègue au rôle inhumain de consommateur ; simples impures machines à consommer, acheter... Tous ensemble (artistes, chercheurs, bénévoles, militan,ts du social politique qui luttent pour la démocratie radicale et la justice sociale , l'"égaliberté", l'ecologie sociale des esprits) nous devrons reconstituer une "grande alliance" de toutes ces ecologies sociales des esprits, l'environnement, le social collectif; vivre ensemble, en quête permanente du sens du commun de la communauté à venir et d'une "autre" individualisation psychique collective des êtres singuliers/pluriels...

     

     

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    16 mars 2007 5 16 /03 /mars /2007 15:22
    "...Réunissez-vous, prononcez
    une seule et même parole,
    Que vos pensées arrivent à
    une seule et même connaissance..."

    (Rig-Veda X. 191.1,2,3,4 )

     

    ARS TOTUM REQUIRIT HOMINEM ( l'art exige l'homme tout entier )

    Et, justement, pour nous, l'art/connaissance est un principe intérieur, une exigence De militantisme existentiel, un instrument de transformation, un processus d'individuation du "soi"... Pour recouvrer l'universel dans l'individuel, le terme spirituel dans la conscience physique, à travers l'abolition de l'égoïsme séparateur et de la division
    effective ...
    ... Quand le sentiment et la pensée ne font plus qu'un ...
    ... Sans s'arrêter au signe, mais passer, à travers le signe à la "vraie" Réalité ...
    ... Tout art authentique provient de cette profonde expérience ...
    ... Expérience qui devrait être le droit-devoir de toute l'humanité ...
    À travers la recherche d'une identité spirituelle créant une identité psychologique sans dépendre d'aucune uniformité intellectuelle ou extérieure ...
    ... Une voie plus large , par un renversement ou un changement libérateur dans la volonté et dans la nature humaine ... Ou par un soudain progrès évolutif, saltus , qui apporterait une autre solution plus grande à notre destinée humaine ...
    Un but spirituel qui mène au-delà de l'homme simplement naturel et de son existence terrestre ... le point archimédique qui seul permet de soulever le monde sur son pivot pour transformer de fond en comble un état naturel en état de culture.
    L'individu doit être l'instrument et le premier champ de la transformation , mais une transformation individuelle isolée ne suffit pas et il se peut qu'elle ne soit pas entièrement réalisable. Même lorsqu'elle est accomplie , cette transformation individuelle n'aura une signification permanente que si l'individu devient un signe qu'elle s'est établie en tant que pouvoir ouvertement opérant dans le fonctionnement terrestre de la Nature ... La Gnose... Jusqu'alors toute transformation intermédiaire ne saurait être que partielle ou incertaine...
    Et donc, découvrir l'art comme mouvement de connaissance intuitive, fondement d'une nouvelle formulation de révolution de conscience ...
    Et bien que l'homme n'ait pas encore réellement entendu ni compris l'enseignement des sages : "Connais toi-même', il a cependant accepté le message du penseur : "Eduque-toi". Mais la connaissance doit être "militante", si elle choisit de survivre et de se perpétuer ... Et si on admet une ignorance généralisée, au-dessous ou alentour, c'est exposer l'humanité au danger perpétuel d'une rechute dans la barbarie... C'est pour ça qu'il faut ramener la philosophie, l'art, la poésie à eux-mêmes, plus près de leurs sources naturelles ... A la recherche de leur propre vérité pour devenir les ministres de l'existence humaine . On peut arriver , soit à une norme exclusive, soit à une harmonie intégrale. Jusqu'aujourd'hui , l'éducation n'a pas libéré l'homme , il lui a seulement donné le besoin de certaines choses auxquelles il n'était pas habitué auparavant. Mais , de nouveaux principes sociaux commencent à figurer au rang des possibilités pratiques , et ils créeront peut-être un jour ce phénomène encore
    inconnu : une humanité cultivée.
    Parce que, en dépit de tout ce qu'on pourrait dire , quand l'individu ne possède aucune activité mentale libre et spontanée et vit grossièrement et sans penser , même avec toutes les apparences et toutes les prétentions d'une existence civilisée il vit dans une prison que l'âme humaine doit briser .
    Or, l'inclination originaire de l'éducation
    serait , plutôt , d'accompagner l'individu vers l'éveil ; de le soutenir dans l'évolution de sa structure psychologique ; de l'amener à un élargissement de sa conscience pour une meilleure connaissance de soi et du monde ; de le conduire au dépassement et à la réalisation de lui-même .
    Il s'agit en définitive de réfléchir à une éducation prenant toutes les dimensions de l'être humain en considération : le corps - l'âme - l'esprit . *
    La modernité semble nier la dimension spirituelle chez l'homme alors que l'aspect religieux, sacré, a toujours été présent dans toutes les civilisations.
    La mythologie comparée a, par sa méconnaissance de cette importante phase ancestrale du progrès humain, déformé le sens des premières traditions humaines. Elle a fondé ses interprétations sur une hypothèse qui ne situe rien entre le sauvage primitif et Platon ou les Upanishads.
    Et, de plus, l'approche réductionniste et matérialiste a contribué à rompre l'ancienne alliance de l'homme avec l'Univers, à l'aliéner du monde qu'il habite ... et qui l'habite ...
    Mais la créativité dont la matière, grâce à la physique quantique, se trouve nouvellement créditée et libérée du carcan déterministe, nous permettrait de réexaminer , sous un jour neuf , tous les problèmes essentielles de l'humanité ... de la politique à l'économie, de la culture à l'art, de la philosophie à la
    religion ...
    Cependant, à notre avis c'est ça la clé de la réussite de cet notre Mouvement... Vibratoire... et Il pourra acquérir encore plus d'intensité et d'énergie lorsque ses principes deviendront une nécessité vitale ou psychologique. Tant que l'idée d'humanité ne se sera pas imposée aux sentiments de l'homme , à ses émotions, ses sympathies naturelles et ses habitudes mentales autant qu'à son intelligence, le progrès accompli s'attachera probablement à des accommodements extérieurs plus qu'aux problèmes vitaux. La grande nécessité et la grande difficulté sont de servir cette idée de l'humanité et de la changer en quelque chose de plus qu'une idée. La réaliser doit devenir une nécessité de notre être psychologique. Des circonstances extérieures, tel le besoin économique, politique, mécanique, peuvent créer une ossature, mais sont incapables de créer la réalité psychologique qui animerait l'ossature. Il faudrait ... que l'homme reconnaisse clairement dans toute sa pensée et sa vie , qu'une âme unique anime l'humanité et que chaque homme et chaque peuple en sont une incarnation et une forme ... qu'il s'élève au-dessus du principe de l'ego ancré dans la séparativité , sans pour autant détruire l'individualité, car sans elle l'homme resterait stagnant ... Qu'un principe et une organisation de vie commune donnent le champ libre aux variations individuelles , aux échanges dans la diversité ... Et enfin, des moyens suffisants pour exprimer la vie complexe et l'essor qui en résulteraient , au sein d'une forme de société humaine progressive et flexible.
    Une "religion" de l'humanité peut se présenter de deux façons : comme un idéal intellectuel et sentimental, ou comme une aspiration et une règle de vie spirituelle. La religion intellectuelle de l'humanité existe déjà ... mais ce n'est que l'ombre d'un esprit qui n'est pas encore né ... Et si elle veut réaliser tout son avenir , cette religion de l'humanité doit se rendre plus explicite, plus insistante, plus catégoriquement impérieuse ... Tant qu'il n'en sera pas ainsi elle ne pourra pas prévaloir contre son ennemi principal: l'égoïsme humain, l'égoïsme de l'individu, l'égoïsme de classe et de nation.
    Parce que la faiblesse de l'idée intellectuelle , même quand elle s'appuie sur un appel aux sentiment et aux émotions, est de ne pas pénétrer au centre de l'être humain. L'intellect et les sentiments sont seulement des instruments de l'être, et ils peuvent être, ou bien des instruments de la forme extérieure et inférieure, ou bien des instruments de l'homme supérieur et intérieur : des serviteurs de l'ego ou des transmetteurs de l'âme ... Par exemple, au dix-huitième siècle, l'intuition fondamentale de recréer la société à l'image des trois idées de liberté-égalité-fraternité n'a été réellement réalisée en dépit de tout le progrès accompli. La liberté n'est qu'une liberté extérieure, mécanique et irréelle; l'égalité , elle aussi n'est qu'apparente, inexistante; et la fraternité, elle n'est même pas considérée comme un principe praticable d'organisation de la vie ... Cet échec tient au fait que l'idée d'humanité , en notre âge intellectuelle, a dû masquer son véritable caractère de mouvement de l'âme et de l'esprit , et s'adresser à la mentalité vitale et physique de l'homme au lieu de faire appel à son être intérieur ...
    Ces buts ne peuvent être assurés que s'ils se fondent sur un changement de la nature intérieure de l'homme et de sa manière intérieure de vivre ... Parce que tant que l'homme vit uniquement dans l'ego individuel et dans celui de la communauté , quand il réclame la liberté , il arrive à un individualisme compétitif ; quand il revendique l'égalité, il arrive d'abord au conflit pour ensuite se replier sur la construction d'une société artificielle et mécanique; de plus, lui parler de fraternité, c'est parler d'une chose contraire à sa nature...
    Et pourtant la fraternité c'est la vraie clef de la triade : liberté et égalité ne peuvent s'accomplir que par la force de la fraternité humaine ... Et cette fraternité n'est pas affaire de parenté physique ni d'association vitale ni d'accord intellectuel , mais elle est fondée sur l'égale liberté de développement sur un but commun, une vie commune, une unité de pensée et de sentiment , sur la reconnaissance de l'unité spirituelle intérieure ... Vivre dans son âme, non dans son ego ...
    Et ce notre mouvement , flux/ondoiement/vibration de purification/engagement/régénération est le signe qui existe une force d'un sentiment unitif commun, que l'humanité s'est éveillée au sentiment d'une unité plus vaste , et de ce fait elle est poussée à chercher une forme d'union...
    Mais, en s'appuyant surtout sur la raison, elle a naturellement tendance à faire appel à la solution mécanique . Or, l'idée rationnelle finit toujours par devenir captive de son mécanisme; elle devient l'esclave de son procédé trop astreignant.
    Une union libre et égale devrait remplacer les relations actuelles anormales, irritantes et fausses. De plus, ces avantages n'ont de valeur que s'ils sont une étape vers une unité plus grande où ce genre d'association étroite n'aura plus la même importance. Car le but ultime est une culture mondiale commune où chaque culture nationale, au lieu de se fondre et de se perdre dans une autre culture, différente de principe et de tempérament , se développera dans toute sa mesure et pourra alors , dans ce but , profiter de toutes les autres cultures, tout en donnant aux autres ses gains et ses influences , l'ensemble servant, par leur séparation et leur interaction , le but et l'idéal communs de la perfection humaine.
    L'humanité, "une" en idée et en sentiments...
    Mais la hauteur et la noblesse de cette idée sont affligées par de très grandes faiblesses ... L'abstraction et l'éloignement...
    Ce sentiment d'abstraction impose à l'idée une hâte injustifiée de se faire reconnaître par la vie et de s'incarner dans une forme. Si elle pouvait avoir confiance en sa force et se contenter de grandir, d'insister et de faire pression jusqu'à ce qu'elle ait bien pénétré dans l'esprit de l'homme , elle finirait, on le conçoit, par devenir une partie réelle de la vie de l'âme, un pouvoir permanent dans la psychologie , et réussirait à remodeler toute la vie humaine à son image. Mais elle a le désir irrésistible de se faire admettre dès que possible dans une forme de vie, car , jusque-là , elle ne se sent pas forte ni tout à fait sûre d'avoir prouvé sa vérité. Elle se précipite dans l'action avant d'avoir trouvé la vraie connaissance d'elle même, et ainsi prépare sa propre déception alors même qu'elle semblait triompher et toucher au but. Car, pour s'imposer,
    elle s'allie à des pouvoirs et à des mouvements qui obéissent à d'autres buts que le sien, et qui sont trop heureux d'avoir son aide pour fortifier leur propre cause et leurs revendications. Ainsi, quand enfin elle se réalise , c'est sous une forme mélangée, impure, inefficace. Telle a été l'histoire de toutes les idées l'une après l'autre, et c'est l'une des raisons , au moins, qui fait que le progrès humain a presque toujours cette allure irréelle , peu concluante et tourmentée.
    Le monde matériel, notre monde, est ainsi peuplé d'ombres puissantes, spectres de choses mortes et esprits de choses pas encore nées, sans parler des éléments pleinement incarnés du présent. Les spectres des choses mortes sont des réalités très encombrantes et ils abondent à présent: spectres de religions mortes, d'arts morts, de moralités mortes, de théories politiques mortes, qui tous prétendent encore garder leur corps pourrissant ou animer partiellement le corps des choses existantes. Répétant obstinément les formules sacrées du passé, ils hypnotisent les intelligences retardataires et intimident même la fraction progressiste de l'humanité. Puis, il y a les esprits à naître et encore incapables de revêtir un corps défini, mais qui sont déjà nés dans le mental et qui existent en tant qu'influences que le mental humain perçoit et auxquelles il répond aujourd'hui d'une façon confuse et désordonnée.
    Et on revient au problème de l'éducation, de la transmission de la connaissance...
    "... à quoi pense-t-on dans le monde? À devenir riche, à s'acquérir une réputation, à se faire roi, sans penser qu'est ce que signifie d'être homme , d'être roi ..."(Pascal)
    si nous désirons cheminer vers une évolution de la conscience humaine, l'éducation ne doit plus reposer sur une accumulation du savoir, sur la scientificité rationnelle et séparatrice et sur la compétitivité, mais s'établir sur le plein accomplissement de l'être humain, ce qui suppose la réhabilitation de la dimension spirituelle...:ce qui pousse l'individu à accéder à la plus haute réalisation de lui-même, mais dans un travail collectif pour parvenir à la réalisation d'une transformation du monde. Une telle éducation présume également que l'enseignant ait lui-même cheminé vers l'évolution de sa conscience pour qu'il puisse devenir un médiateur entre le savoir et la connaissance dans le but de transmettre, non seulement ce qu'il a appris, mais aussi ce dont il a fait l'expérience, c'est-à-dire ce qu'il est.
    "Le chercheur, par les questions qu'il se pose, est bien conscient d'altérer certains dogmes scientifiques établis. En ce sens il transgresse l'institué et affronte certains tabous comme les questions de la spiritualité qui ne sont pratiquement jamais abordées à l'université. Avec la question de la spiritualité c'est toute la définition des sciences de l'éducation qui se pose : doivent-elles nier certains aspects de l'être humain alors qu'elles prônent la multiréférentialité ou doivent-elles s'ouvrir à tous les aspects de la vie et à tout ce qui peut conduire à l'épanouissement de l'être ? Avec le questionnement sur le spirituel, la multiréférentialité est même dépassée car elle nous conduit vers la transdiciplinarité (Basarab Nicolescu), au transpersonnel (Marc-Alain Descamps), au transversal, (René Barbier) et à tout ce qui transcende l'homme. Le petit Robert définit l'éducation comme la mise en oeuvre des moyens propres à assurer la formation et le développement d'un être humain. Si la dimension spirituelle constitue un des moyens de formation et de développement de la personne pourquoi le nier ? Pourquoi ne pas s'interroger sur la place d'un tel champ disciplinaire au sein de l'éducation ? Il ne s'agit pas ici de rejeter le savoir et la science mais de trouver l'équilibre entre le savoir et la connaissance, entre l'objectivité et la subjectivité, entre le rationnel et l'irrationnel, entre l'imaginaire et le réel ."(Joelle MACREZ, L'autorisation noétique)
    Pour tout ça on croit que chaque acte, humain, politique, social, esthétique , éthique, philosophique devrait converger, justement à cette récupération de la Connaissance intégrale, par identité ... La "réalisation du soi" , le sens secret ou évident d'une évolution individuelle et sociale.
    Le développement du libre individu est la condition première d'une société parfaite, une unité dans une libre diversité.
    Largeur de connaissance, souplesse mentale, pureté de tempérament ... vers la loi de la liberté et de l'harmonie...
    Au lieu de la loi de la discorde , de l'enrégimentation et de la contrainte ou celle de l'accommodement et de la lutte.
    Le devoir de notre époque , où la connaissance grandit et se répand "en temps réel", où les aptitudes se généralisent , où les hommes et les nations se rapprochent et se réunissent partiellement , où ils sont "contraints de se connaître les uns les autres" et poussés à se connaître plus profondément eux mêmes et à connaître l'humanité, et où l'idée d'une réalisation de soi pour les hommes et les nations commence à émerger consciemment à la surface ( ce qui devrait être le labeur naturel de l'homme et son espoir conscient en cet âge), est de se connaître elle-même vraiment. De trouver la loi idéale de son être et de son développement , et, si elle n'est pas encore capable de la suivre idéalement de par les difficultés de sa nature égoïste, du moins devrait-elle la garder sous les yeux et trouver graduellement le moyen de la faire devenir de plus en plus le principe formateur de son existence individuelle et sociale.
    Mais, celle-ci, est la plus difficile des leçons et la plus douloureuse des entreprises ... Apprendre par ce qu'il a été, mais aussi connaître ce qu'il peut devenir , et grandir jusque-là ... telle est la tâche assignée à l'être ... spirituel.
    Une action complète en harmonie avec une nouvelle loi de l'être est toujours difficile pour la nature humaine , car la substance de l'Inconscience recèle une loi protectrice de Nécessité aveugle et impérative qui limite le jeu des possibilités lorsqu'elles émergent de l'Inconscience ou pénètrent en elle et les empêche d'établir leur libre action et leurs libres résultats ou de réaliser l'intensité de leur propre absolu. Tout ce qui leur est permis, c'est un jeu mélangé, relatif, restreint et réduit. Une transformation de la nature humaine ne peut s'opérer que lorsque la substance de l'être est tellement imprégnée du principe spirituel que tous ses mouvements sont un dynamisme spontané et un processus harmonisé de l'esprit. Une Nécessité spirituelle lumineuse plus grande, avec son impératif souverain, peut seule écarter l'ananké aveugle de l'Inconscience ou entièrement la pénétrer, la transformer en elle-même et ainsi la remplacer...

     

     


     

    *"Le plus grave défaut vient d'une perpétuelle obsession de la formule rituélique qui conduit à forcer, dans toutes les anciennes écritures, sans cesse, leur sens pour l'adapter au monde étroit de la conception générale. Ainsi on se prive de nombre d'indications suggestives et importantes pour fixer le sens extérieur des écritures ; problème aussi intéressant que celui de leur sens caché. Le résultat auquel on aboutit consiste à donner de leurs pensées, de leur culture et de leurs aspirations, une conception si étroite, si pauvre qu'elle rendrait, si on l'admettait, tout à fait incompréhensible la vénération dont elles furent toujours l'objet. Seule l'aveugle foi d'une tradition ayant un erreur pour point de départ pourrait expliquer sa réputation d'autorité divine et sacrée... (et c'est ainsi, hélas, pour toutes les religions...) C'est l'asservissement arbitraire et définitif du texte sacré au sens le plus bas qu'on put lui donner qui constitue le résultat le plus déplorable... Contre l'inouïe richesse des anciennes langues et de leurs 'racines multisignificatives'... " (Sri Aurobindo, La vie Divine)

     

    "...Quoi qu'il en soit, une chose est certaine: la situation philosophique - et religieuse - n'est plus bouchée comme il y a quelques décennies. Tout devient possible, et la vision assez noire, selon laquelle nous ne serions que le résultat éphémère et sans signification de chocs et de combinaisons de 'petites billes' errant dans l'espace, n'est plus la vision scientifique. Le déterminisme n'est au mieux qu'une approximation statistique, et les constituants ultimes de l'univers peuvent rester liés entre eux en ignorant les distances qui le séparent à nos yeux: tels sont les enseignements de la physique quantique, confirmés par les récentes expériences. Cependant , ces données fondamentales restent ignorées de la plupart de nos contemporains, y compris de nombre de scientifiques non physiciens. La philosophie de base de notre civilisation reste le matérialisme mécaniste: les idées simples (voire simplistes) ont une force redoutable, et leurs échecs n'impressionnent que les spécialistes. Il a fallu des décennies pour que l'hypothèse de Galilée sur la rotation de la Terre soit acceptée, et des siècles pour que sa condamnation par l'Eglise soit annulée. Combien de temps faudra-t-il pour ébranler les croyances actuelles?..." (Ortoli-Pharabod/ Le cantique des quantiques/ Ed. La Découverte)

    "Les objets que nous connaissons, les êtres vivants, ne sont pas des assemblages de micro-objets, mais des combinaisons d'entités élémentaires qui, elles, ne sont pas des objets...peut-on encore parler d'objets à propos d'une entité qui passe d'une existence potentielle non localisée à une existence concrète localisée, et inversement...? Le fait que des atomes et même des ensemble d'atomes manifestent ces propriétés déconcertantes est fortement lié aux paradoxes les plus étonnants de la physique quantique , celui du chat de Schrödinger et celui de l'ami de Wigner. Ces deux paradoxes sont ce que l'on appelle des "expériences de pensée"... et ils ne concernent rien moins que le problème de l'existence de l'esprit et/ou de la matière ..." (ibidem)


     SFM/SocialForumEuropéen /Paris, 13/14/15 novembre 2003 /London, octobre 2004


    version italienne

     

     

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    13 mars 2007 2 13 /03 /mars /2007 18:50
    ..."Lux Magnifica"...
    Luxe Magnifique
    Lieux Du Magnifique...


    Miracles, "magiques instants collectifs"...
    nos désirs seront nos destinées...
    n'avoir aucune idée sur quoi devenir...
    au point de se dédier à l'idéal le plus haut...
    y dédier une vie...
    et en même temps se sentir coupables vers le réel...
    De toute façon se souvenir toujours d'écouter... et jamais oublier...
    en se posant souvent des questions...
    sans réponse...
    par amour du vertige.
    En regrettant aussi le "reste",
    mais sans aucun désir...
    Alors, quel destin?...
    Dans une éternité de demande interminable, des humains,
    inadaptés à l'humanité,
    en crise d'abstinence,
    où un "sentir" ambigu ne suffit pas...
    Une fantaisie absolue,
    libre de modèles,
    même les plus abstraits...
    un "ART" qui essaie
    d'augmenter dans le quotidien
    cette soif de sensibilité écorchée...
    où, ça sera le Paradis,
    où on restera à jamais en enfer...
    Se laisser couler profondément
    dans toutes les choses,
    et n'en être aucune...
    sans matrice...
    Tellement vigoureuse
    la tentation de parvenir
    au Seuil de l'Invisible,
    que chaque image qui pourrait
    également de beaucoup
    se rapprocher de l'objectif,
    est considérée comme superflue,
    inefficace,
    comparée à la vision,
    soit aussi imparfaite
    de son propre idéal...
    Cependant,
    cette manière doit aussi être re-présentée, même si
    décharnée et pétrifiée...
    Des arrières-pensées
    au stade de l'investigation...
    suppositions scientifiques de l'esprit,
    qui s'autorise à l'Impossible,
    dans l'angoisse ambitieuse d'un rêve oublié...
    Le droit à l'errance,
    sur une frontière empruntée,
    feu noir sur fer blanc...
    S'entourer de poésie... et... combien de solitude... comme couper les ailes d'un Ange,
    dans un rêve
    brusquement interrompu par la douleur...
    le non-vu des instants perdus...
    Blessés et séduits
    par la convoitise
    d'une sublimité d'anxiété suprême...
    pour se faire accepter
    sans être banalisés...
    pour innocenter les regards...
    ...Et si la Création
    a eu lieu par un acte de parole,
    re-découvrir une langue de la con-fusion,
    une langue de la grâce... édénique...
    Et en plus se rappeler que la naissance d'images a été une première forme d'écriture...
    Il n'est pas mauvais, non plus, de nous souvenir qu'images et alphabets sont deux branches de la même famille...
    vibrations... grandes scintillations...
    pour préparer et se préparer à un monde,
    où la pensée la plus haute
    ne soit plus une ambition impossible
    et trop cruellement exigeante,
    contraire à la vie,
    et hors des prises humaines...
    ... et pourtant ce n'est pas encore le SECRET...
    ... rien que le premier pas... vers l'Antérieur.


    Paris 1998
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    13 mars 2007 2 13 /03 /mars /2007 18:45

    Pour un projet de l'Ailleurs

    Le savoir change de signe, déplace continuellement les frontières de l'étonnement. Malgré le désarroi... Et l'obscurité commence à se faire transparente, pour atteindre les ultimes confins de la matière.
    Remonter le temps, risquer toutes les métamorphoses, parler le langage des
    re-naissances, dans l'attente de l'avenir illimité.
    Guetteurs, au bord, inépuisables rayons étincelants, à tout jamais...
    La voix nue des eaux d'âmes, l'écharpe d'Iris, s'élever à l'île blanche.
    D'après les coïncidences mêmes, consociés aux anges.
    Dans un retour à l'âge d'or, re-connaître les Arcanes, et Cette Lumière, allumée dans la nature et dans les coeurs, dès le Commencement.
    Nostalgie envahissante d'une brutalité divine : combat d'âme, avant-goût brûlant, sur la porte presque ouverte.
    oeuvrant pour payer la rançon au passé, découvrant dans les vestiges et les ruines, les voies multiples de l'ailleurs, se projetant vers des
    "autres" conceptions, déplaçant continuellement les limites de sa propre connaissance.
    Insinuer des nouvelles réalités par des correspondances, où jusqu'au moindre iota
    tout correspond...
    Mystérieux carrefours de ley-lines de nomades psychiques dans des univers parallèles.
    Post-modern_Post-modem
    Impossible-Probable


    Paris 1996

     

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    12 mars 2007 1 12 /03 /mars /2007 12:06
     

    ...From An Elsewhere Project...


    Now is the time of royal conspiracies as delicious forms of seduction.

    First detachement , then captivation by all forms.

    Detachment - captivation together in continuous courtship.

    Dance of historical elements, even more rarefied.

    A condition of art, whose exact definition is not possible, it leaves doubt about its

    own intentions , a rainbow sign to the ensign of SUSPICION.

    Shamanic rites for Passage Zones.

    Continuous metamorphoses . Effect of velocity and intensity. Change.Probability.

    Language exceeding. Hyper-aesthetic ear of magic world. Visionaries from POINT

    ZERO. A sense of enigma. To unawaited universes. Re(awaked by a thougth.

    Re-turn to the light to tell it. To disappear in telling . The triumph of the most

    fleeting thougth. The Out. The Then. In the most living point, already (almost)

    beyond the Electronic, where the infinite human fragments recomposed

    themselves in the fastest spiral of the Impossible. About the apparent

    indecision about that which never had a beginning. To free the horizon for a

    partition taking back all words and images from the world, infected by stagnation.

    To find access to (in) the INVALICABILE. In a space where everything is a

    QUESTION.

    In the visionary hold of a defenseless and menacing Happiness...

    But suddenly the dreams of the wings of an angel are cut, in mirrors shipwreck...

    Even though, 4,7[1] times faster, over supraluminari waves, to start again, to far

    joys and deserts of uncertainty. In the velocity of the idea, before the idea, in the

    creative powers of the not-seen, richness of instants transforming the role of the

    day and the light. Controllers of the invisible, to give daily life the supernatural, the

    imaginary, the IMPOSSIBLE. Through the "correspondances" to put oneself in

    communication with the "Sky".

    The first language of human beings on our planet agreed with tha angels'

    language; to learn to recognize, then, "Another Angel", through the only language,

    Language-imagelanguage-poemlanguage-musiclanguage-dancelanguage-silence...

    "Knowledge" changes the sign, continually displaces the frontiers of wonder.

    Despite the disarray... And the obscurity begins to become transparent, to attain

    the last frontier of the material. To go back in time/to brave every metamorphosis,

    to speak the language of the re-naissances, waiting for the limitless future.

    Watchers, on the edge, inextinguishable sparkling rays, forever...

    The naked voice of the waters of souls, the scarf of Iris, waking to the white isle.

    After the same correspondences, allied to angels.

    In a return to the golden age, recognize the Mysteries, and This Light, illuminated,

    in nature and in hearts, from the beginning.

    Engulfing nostalgia of a divine brutality; soul-combat, burning foreraste, on the

    almost-open door.

    To insinuate new realities, through correspondences, where, down to the smallest

    "iota", everything corresponds...

    Mysterious intersection of ley-lines of psychic nomads in parallel universes.

    Post-modern

    Post-modem

    Impossible Probable...


     

    [1] In a German laboratory, some researchers have made a particle move 4,7 times faster than light

    ...from the offices of "ECCO" 'Earth Coincidence Control Office)


     

    Extr. "Night", Magazine d'art,N.York, 1996 Dir. Anton Perich ex Factory magazine, Andy Wharol

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    11 mars 2007 7 11 /03 /mars /2007 12:57
    ....avec un certain regard,


    à l'écoute des récits et des actions, à la recherche de traces, en scrutant...
    ... réponses-questions...
    ... une conspiration entre les "savoirs"... spirituels... mystiques... scientifiques...
    dans la joie hardie d'une fouille illimitée... pour...se souvenir...
    ... avec une parole fragmentaire...
    encore parole, mais parole... à la limite...
    une sorte d'écriture d'effraction...
    un résidu de pensée réfractaire...
    ... et si les écritures... actions/ images/ poèmes... ont vraiment tout hypostasié...
    la nouveauté... est... de s'apercevoir... MAINTENANT...
    qu'on vit au temps de l'instant...
    où... ce qu'une fois était seulement une suggestion prévoyante...
    est devenu... en fait... une réalité présente...
    ... C'est pour cela... aussi... que les nouveaux langages nous intéressent...
    parce qu'ils suggèrent...
    des insinuations de "nouvelles réalités"...
    même si... hélas... encore seulement...
    des "rares éveils"... aussitôt effacés...
    pour revenir... nuages au travail...
    dans les parages du "vague"...
    ...Il était une fois,
    dans des coins reculés du temps et de l'histoire certaines tribus, où tout le monde était en premier lieu occupé par les rêves.
    Le but essentiel de la vie
    était le rêve initiatique,
    dans lequel on apercevait le gardien, l'archétype de sa propre existence.
    Des jours sans visions étaient
    le sommet de la désolation,
    et il ne restait alors
    qu'à demander aux plus aventureux de partager leurs rêves.
    Les chamans, donc, songeaient pour le monde entier et élaboraient leurs rêves comme des représentations.
    Il semblerait que par cet acte de générosité débuta l'oeuvre...Théâtrale...poétique... musicale... tout .ce qu'on peut appeler art et culture aujourd'hui, et magie à l 'époque..
    Depuis, une nostalgie envahissante est demeurée à jamais...
    la nostalgie d'un monde, où soit possible l'entrelacement du plan du rêve
    et de celui du réel.
    Après une culture typographique et la conséquente "raideur" de la réalité,
    on vit maintenant dans une phase d'implosion du processus historique.
    En effet, avec l'électronique,
    s'est récréé dans toutes les occupations humaines le champ simultané qui résonne des tam-tam tribaux et on se retrouve en équilibre instable entre deux mondes et deux systèmes en constant conflit..
    Le drame de ces acteurs modernes,
    à la conquête d'un rôle, à la poursuite d'une présence qui risque de se perdre,
    est très semblable à celui que vit l'homme primitif exposé au risque de la labilité de l' "y être".
    Comme on l'a vu, dans les communautés originaires, le problème se résoud dans le règne de la magie: l'angoisse de "se perdre" acquiert dignité de connaissance "aurorale"* et devient culture.
    "A ce moment de notre histoire, dans cette époque d'inter-phase, c'est, peut- être, l'artiste, qui peut assumer à nouveau son rôle de chaman, de guetteur d'invisible, et qui peut suggérer un sens différent de réalité, dans la vision d'une conscience collective et mythique.
    "Il fuori", le dehors: seulement le premier sursaut, depuis le récipient fermé. Pour apprendre l'art de l'"inapparent", pour apprendre à vivre...
    Encore personne ne connaît effectivement le vrai langage, intimement connexe à la nouvelle civilisation technologique: on est tous comme muets, sourds et aveugles sur les termes de la situation contemporaine.
    Nos mots et nos pensées les plus efficaces nous abusent, parce qu'ils se référent à ce qui existait déjà, pas au présent. Nous commençons seulement maintenant à donner une autre structure aux sensations primordiales, et aux émotions, desquelles nous ont séparé des millénaires d'expérience linéaire
    On peut se demander: est-il juste, d'accepter sans hésiter la présence de la ligne dans la réalité? On a suffisamment de matériel pour remettre en doute que le problème de la ligne soit fondamental pour chaque expérience. On ne peut même pas affirmer avec certitude qu'elle existe pour ces membres de notre société , profondément ou ingénument plongés dans la civilisation qui les caractérise .
    Et le langage de l'a-temporalité de l'expérience humaine au-delà de la marque de l'histoire qui veut un homme pour chaque époque, c'est celui de l'artiste qui vise à la Vraie Réalité, à celle que les communautés primitives savaient respecter, et qui existe indépendamment de l'expérience humaine.
    L'évolution dans les formes de la communication, aujourd'hui dites de masse, continue et engendre de nouveaux langages , dont la grammaire est inconnue à la plupart. Telle une configuration artistique leur structure n'est pas comparable à une ligne, mais à un noeud; où on n'y doit pas chercher une linéarité, ou une casualité, ou une chronologie, ni même quelque chose qui porte à une succession émotive déterminée ; on doit y voir rien d'autre qu'un noeud "gordiano", sans précédents et sans conséquences, qui contient en soi des éléments soigneusement choisis, juxtaposés, inséparablement fondus en un noeud, qu'on ne peut pas dissoudre pour en avoir la longue, subtile corde de la linéarité.
    Une expérimentation des usages différents des catégories du temps, où le présent n'est pas considéré comme un bien en soi, où il n'est pas évalué dans les termes de sa position à l'intérieur d'un cours d'actions tendant à un but adapté.
    N'opérer aucune distinction entre présent et passé, sans aucun rapport de cause, de fin.
    Dans une intuition du temps-suggestion, animé par le présage.
    S'impose un processus qui va du connu à l'inconnu, à travers la simulation technologique...
    Exister dans un monde de profondeur et résonance dominé par l'Hyper-esthétique... Omnicompréhensive...sensible ... Oreille...
    S'ouvrir sur tous les horizons et toutes les collaborations, offrir des récits à multiples facettes, des errances sans commencement ni fin, se permettre toutes les con-fusions entre le réel et l'imaginaire... sans savoir vers quoi on s'engage...
    A force de transmissions successives, un nouveau "sens" va surgir...
    Une culture où on réagit et on agit simultanément, dans un espace sans centre ni périphérie, organique et intégral.
    Un espace magique d'existence, bondé par une série de sentiments complexes, de précieuse émotivité. Un cercle enchanté et sa magie sonore...
    Et l'électronique et sa technologie vont reproduire cette conscience en profondeur, comme son complément naturel.
    Les formes d'espaces et de temps sont encore les formes anciennes et fragmentaires de l'ère pré- électrique .
    Insinuer des nouvelles réalités, en surmontant l'opacité sémantique des nouvelles technologies, en nous imaginant les valeurs non matérielles des outils électroniques.
    Vers un usage libéré de l'espace qui
    contribue à libérer aussi les temps.
    Encore le dehors, l' après.
    Au point le plus vif, presque déjà au-delà de l'électronique, où les infinis fragments humains se recomposent dans la "rapidissime" spirale de l'Impossible.
    Dans une lecture hallucinée qui re-propose le bouleversement de l'Origine.
    Une invitation à participer au processus d'exploration sous le signe d'une implication; au début de l'âge d'or.
    La dernière expérimentation avec l'esprit, le dernier "épier", le dernier "avouer", avant de glisser dans l' "imagination."..
    Une prophétie qui s'auto-réalise.
    Un passage de l'hypnose à l'hallucination.
    Une harmonie de transformation qui re-connaît,
    le doute , nécessaire "aritmos.
    Programmatique et perturbant. Le dernier sanglot du "dire", avant la perfection pré-verbale.
    Dans le Post-Modem.
    Où, après l'abolition de l'histoire, commence une nouvelle "histoire"...
    ... La totalité atteinte du "soi" (Jung)... le Mythe qui rentre dans l'histoire (Mc Luhan)... un unique horizon pour le royaume de la réalité et celui de la fantaisie (physique quantique)...
    ... et l'aspiration totale rejointe , à travers l'électronique, la traversée nomadique après le deuil pour la mort du langage, ça sera l'extravagant et fascinant avènement de la capture visionnaire .
    d'un bonheur menaçant et sans défense... jusqu'à ce que le "dire" ne soit plus oublié derrière le "dit"...
    "Il existe deux types d'édifices en ce monde. L'un, c'est le temple, qui sert lui aussi pour se perdre ou pour communiquer avec un Dieu, dont on ne sait pas s'il existe; l'autre c'est le labyrinthe pour savoir qu'on s'est perdu, pour sentir que c'est ça, la terrible substance de l'univers.
    Cependant aujourd'hui, je ne crois plus à ça, je préfère penser à un cosmos, et ce cosmos peut être l'architecture ou le poète, ou peut être Dieu: un cosmos qui joue au chaos, qui joue au labyrinthe, à la con-fusion; à la merveille" (Borges)"

    "Il y a une ouverture entre deux mondes: le monde des sorciers et celui des êtres vivants. Il y a un lieu où les deux mondes se rencontrent: l'ouverture est là. Elle s'ouvre et se ferme comme une porte dans le vent..." (Castaneda) ...


    Peut être, sommes-nous, les plus proches de cette porte: le vent électrique l'ouvrira toute grande...... Les voyageurs sont extrêmement nombreux; ils se pénètrent et se remplissent de l'Antérieur aux êtres, sans point de départ, d'avant et d'après... à la rencontre
    du GrandAttracteur..
    semi di luce, mundi futuri seminarium...

    Salerno 1983- Paris 1999

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    13 février 2007 2 13 /02 /février /2007 18:38
    Insinuazioni in Tempo Reale
    Ma ora è il giorno! L'ho veduto venire.Quello che vidi, il Sacro, sia la mia parola.La natura più antica delle età,sopra gli dei d'oriente e d'occidente;e dall'Etere alto ai fondi abissisecondo leggi ferme, come un tempoquando la generò il sacro Caos;sente in sé nuovaquella che tutto crea, l'estasi ardente.
    Holderlin, Wie wenn am Feiertage (Come al giorno di festa)
    Squisita oscillazione su ans(i)e di bellezza.
    Difficile dire cosa sia: traccia, alone...
    Mania che non si acquieta.
    Punti liminari - ai margini delle forme - misteriosa corrente - terra di inesorabili miracoli.
    Evento che non ha al proprio termine, il senso.
    Ma, in sospensioni, sconfinate vertigini.
    Di angeli incantati.
    Da archi enigmatici d'ascolto.
    L'aperto
    Un altro respiro da invocare e celebrare.
    Apparizioni accoglienti vicine e inaccessibili
    Non ridurle, non romperne l'intimità.
    Sperimentarne la luce.
    Con parola di intervallo, parola solo al limite
    fra il giorno e la notte, inespressa e innocente.
    Brividi e inquietudini cosmiche si fanno danza per intercettare, seguire, spiare spirali di atemporali memorie di onnipotenza.
    Spostare continuamente, nonostante lo smarrimento, i confini dello stupore.
    Esporsi compiacenti a tutte le metamorfosi,parlare il linguaggio delle nascite,nell'attesa dell'avvenire illimitato.
    Sul percorso, laterali arricciature di realtà si insinuano nell'andirivieni quotidiano delle trame del giorno.
    In questa immensità navigabile, l'immediato orizzonte dell'evento telematico violenze illuminate della comunicazione.
    Il sapere cambia segno, occupa e sconvolge, apre una nuova durata.
    L'adesso del giorno libera da sguardi irritanti.
    Il cono d'ombra...
    e il buio comincia a farsi trasparente...

    estratto da Videoculture2. Europa Elettronica. Punti di vista ovvero i valori, Università degli Studi di Napoli, 14-16 aprile 1989
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    13 février 2007 2 13 /02 /février /2007 17:58
    "Sotto questa pressione nasce il progetto dell'Opera che, nel suo compimento stesso, è sempre ancora a venire, che non ha contenuto perché supera sempre ciò che sembra contenere e afferma unicamente il suo stesso fuori, cioè se stessa non come presenza piena ma in rapporto con la sua assenza, l'assenza d'opera, o inoperosità".
    M. Blanchot, L'infinito intrattenimento, ed. Einaudi
    semi di luce: mundi futuri seminarium
    ...Insinuare nuovi linguaggi in anticamere di ri-creazione, tendere al riscatto del caos e alla dissolvenza della storia.
    Con la capacità quasi magica di rendere presente ciò che è assente: qualcosa di prezioso da trattare con la massima cura.
    Un'estasi della comunicazione che sveli ed indichi un senso prima solo sussurrato e che restituisca all'uomo facoltà finora assopite.
    L'acquisizione di un nuovo sentire, analizzata sia come visione profetica del filosofo-poeta, sia come oggetto di discussione scientifica:una cospirazione tra arte e scienza, che si manifesti come conoscenza aurorale nei mondi e nei modi superluminali.
    Nuvole di probabilità, discrete e continue,negli scontri tra una talpa e una farfalla,coinvolte in una inversione di marcia.
    Nuovi linguaggi che si presentino con caratteristiche diverse rispetto a quelli tradizionali e che tendano a determinare mutamenti nella struttura stessa della mente nel suo porsi come forza conoscitiva di fronte al reale; esplorazioni tattili sull'incrociarsi degli eventi,sortilegi "attrattori" di un approdo al largo,perturbazioni di individualità dai contorni imprecisi,insinuazioni dal regno intermedio sull'orlo di profondità sfiorate.
    Venti elettrici che sospingono verso invisibili avventure e ridonano le capacità di percepire la vita diversa e discontinua delle forme,in contatto con magiche comunità originarie.
    Creature su trapezi volanti indugiano su profumi in confluenze d'onda, consegnano frammenti al mercato, senza rimedi, e, per uno spazio breve,salvano sguardi dorati dall'orgia del tempo.
    Nodi senza precedenti e senza conseguenze sull'orizzonte degli eventi.
    Turbine attorno all'occhio, velocità compatta,oscillazione crescente, vibrazione assordante,sovrapposizione e simultaneità di un discorso che "si ascolta" nello spazio universale e senza fondo
    Franamento di ogni limite nel mondo in decisione;occhi spalancati in bilico su nascite cosmiche.
    Tra due assenze, un giudizio sospeso come raro esploratore sonoro,plasmato dai modelli del mito e del rito.
    In una combinazione d'intensità,l'incontro tra la magia e l'elettronica,dove é la sensibilità estetica e sperimentale a costituire il miglior progetto di sopravvivenza,in uno spazio continuo tra realtà e apparizione.
    Probabilità e mutamento in un progetto di vita che produce mutazioni percettive nel viaggio degli avventurieri ca-o-s-o-nauti del "non concetto" in un'atmosfera di calore e freddezza.
    L'uomo dal pensiero terminale,oltre il compiacimento di un'assoluzione,l'individuo dalla conoscenza accumulata,che non può fermarsi alla sovranità dell'assoluto,ma il cui compito è quello di trovare accesso all'invalicabile.
    Dunque, soprattutto, una ricerca tra sogno e precisione,su un linguaggio che non sia più una specie di malattia.
    Il trionfo del Pensiero più sfuggente già quasi oltre l'elettronica,dove gli infiniti frammenti umani si ricompongono nella velocissima spirale dell'apparente indecisionedi ciò che non ebbe mai un inizio.
    Verso l'irrappresentabile, fino a comunicare senza la Comunicazione.
    Fino a che il dire non resti più dimenticato dietro il detto.
    "In una nuova costellazione, là dove, per il soggetto, inizia una nuova [storia]" ¤
    ¤ (W. Benjamin).

    (estratto da Videoculture. Strategie dei linguaggi elettronici a cura di S. Brancato e F. Iannucci, Università degli Studi di Napoli 22-23-24 aprile 1988)
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